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| Anno 2006 | |
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Signor presidente, signori ministri, comandante, eccellenze, signore e signori,
E’ un grande piacere per me essere a Roma con voi oggi, in occasione del 40° anniversario della costituzione del Nato Defence College. Desidero innanzitutto esprimere la mia gratitudine all’Italia, Paese che accoglie questa istituzione. L’esistenza del Collegio testimonia chiaramente tanto la generosità dell’Italia quanto la sua determinazione a condurre questo eccezionale impegno. Dalla sua creazione, il Nato Defence College contribuisce a formare generazioni di ufficiali e civili che saranno chiamati a esercitare le più alte funzioni. In questo modo il Collegio si è posizionato non solo come centro di eccellenza di livello universitario, ma anche come protagonista del cambiamento. Il Collegio ha saputo adattarsi in maniera da rispondere alle nuove sfide della sicurezza euro-atlantica, promuovendo nuovi approcci. I suoi seminari di ricerca e i suoi stage per ufficiali generali sono stati l’occasione per migliaia di ufficiali di dibattere le questioni di sicurezza del momento. Dalla fine della Guerra Fredda il Nato Defence College è diventato il porta-bandiera della politica di apertura e della cooperazione della Nato. I Paesi partner della Nato, nel quadro del Partenariato per la Pace, sono sempre più spesso rappresentati negli stage che si tengono qui a Roma o altrove. Non si dimentichi, inoltre, il ruolo importante che il Collegio ha nello sviluppo del Dialogo Mediterraneo e della Iniziativa di Cooperazione di Istanbul. Oggi il Collegio si trova nel cuore di un ambiente di difesa e sicurezza che si estende a una cinquantina di Paesi. E’ diventato l’investimento chiave della Nato per la formazione di livello strategico e dunque un elemento indispensabile della nuova Nato. Sono fermamente convinto che il Collegio sarà chiamato in futuro ad acquisire un ruolo sempre più importante. Nel nuovo contesto strategico odierno dobbiamo disporre di forze armate più compatte, più versatili, più mobili e che siano in grado di rischierarsi in luoghi lontani e di restare in Teatro il tempo necessari. Dobbiamo inoltre disporre di personale militare e civile educato a cooperare con le autorità locali e con le istituzioni civili. Queste esigenze pongono delle nuove sfide per la formazione. Abbiamo più che mai bisogno di militari e civili dalla personalità equilibrata, che possiedano un senso acuto della politica e grandi qualità diplomatiche. Abbiamo bisogno di militari e civili che abbiano capacità di improvvisazione e capaci di comunicare in più lingue e di adattarsi a situazioni che evolvono rapidamente. In sostanza, se desideriamo fare fronte alle sfide del Ventunesimo secolo, non sarà sufficiente avere equipaggiamenti interoperabili. Avremo altrettanto bisogno della “interoperabilità umana”: militari e civili che condividono gli stessi concetti, le stesse idee fondamentali, e che siano non solo adatti, ma di fatto predisposti a trovare nuovi approcci a nuovi problemi. Il Nato Defence College contribuirà a formare queste persone. Non solo per gli ottimi curricula, le qualità e la dedizione del suo staff, ma anche perché crea amicizie durature tra militari e civili in tutta l’area euro-atlantica e oltre. Queste caratteristiche uniche fanno del Nato Defence College uno strumento chiave per capire e inquadrare il contesto di sicurezza in continua mutazione. Questo spiega perché il Collegio è e sarà una parte integrante della trasformazione della Nato in atto. E questa trasformazione dell’Alleanza sta subendo una accelerazione. La prossima pietra miliare è già alle porte: il summit Nato di Riga a novembre. Per la Nato i summit non sono degli eventi di routine. Quando si organizzano sono e devono essere importanti momenti di trasformazione. Riga non farà eccezione. In questo summit metteremo insieme vari elementi della più recente evoluzione della Nato. Svilupperemo ulteriormente consultazioni politiche più intense su argomenti che vanno dai Balcani all’Afghanistan al Medio Oriente all’Africa e ora anche alla sicurezza delle fonti dell’energia. Rivedremo i nostri impegni operativi in Afghanistan, Kosovo, Iraq e Mediterraneo. Elaboreremo le lezioni apprese dalle nostre missioni a favore delle vittime dell’uragano Katrina e del terremoto in Pakistan. Esamineremo l’eventuale supporto da dare agli sforzi di peace-keeping in Darfur, se richiesto dalla Unione Africana e dalle Nazioni Unite. Di pari passo, gli Alleati dovranno fare ulteriori progressi nella trasformazione militare, incluso il raggiungimento della piena capacità operativa della Nato Response Force, il rafforzamento delle capacità di trasporti strategici e l’accordo per un migliore meccanismo di finanziamento delle operazioni. Con una nuova visione della nostra partnership, svilupperemo nuove soluzioni per lavorare in modo più efficace con i nostri partner e allo stesso tempo sviluppare i rapporti con altre nazioni, come Australia e Giappone. Allo stesso tempo riaffermeremo la nostra politica delle “porte aperte” e continueremo a dare forti incentivi a chi desidera fare sforzi verso le riforme. E, naturalmente, spingeremo in modo ancora più energico verso relazioni più vicine con l’Unione Europea e le Nazioni Unite. Lasciatemi dire in una sola frase che la Nato e l’Ue devono essere più vicine e costruire una pragmatica e strategica partnership per fare fronte a sfide e interessi comuni. Questa agenda dimostra che la Nato è mutata da un passivo fornitore di deterrenza a un protagonista del cambiamento. Ma credo che possiamo fare anche meglio nel modo in cui operiamo, nel modo in cui paghiamo per ciò che facciamo e nel modo in cui interagiamo con il resto del mondo. Il summit di Riga ne sarà la prova. Avvicinandoci a summit, continueremo a fare affidamento sul College, nel rispetto della nostra politica di partnership. Questa politica si concentrerà sempre di più sull’addestramento e l’educazione, il che significa che il ruolo del Nato Defence College in questa area crescerà sempr di più. E’ inutile dire che questo significa una maggiore interazione tra il Collegio e i comando Nato. E questa interazione si sta verificando. Proprio la scorsa settimana il comandante ha presentato al Consiglio Nord Atlantico gli ultimi sviluppi del Collegio. Questo incontro è stato una ulteriore dimostrazione delle relazioni sempre più strette tra il Nato Defence College e il quartier generale della Nato. E’ un rapporto che abbiamo in grande considerazione a Bruxelles e che continueremo ad approfondire.
Signor Presidente, signore e signori, Fu quella visione del comandante supremo che ispirò la creazione del Nato Defence College. Oggi, in un contesto strategico molto differente, siamo ancora stimolati a esplorare nuovi approcci e a condividere i nostri punti di vista. E il Nato Defence College ci aiuterà a aderire a quella sfida. Più che mai il College è un promotore di idee, approcci comuni e valutazioni comuni. Questa tradizione deve continuare per assicurare che le future generazioni di soldati e civili siano in grado di operare come veri professionisti, pienamente in grado di fare fronte alle complesse sfide attraverso la “interoperabilità umana” e pronti a dare il proprio contributo alla sicurezza e stabilità del Ventunesimo secolo. Traduzione non ufficiale di PdD
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