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| Anno 2006 | |
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La guerra, sebbene sia “la continuazione della politica con altri mezzi”, come sostenne per primo il generale prussiano Von Clausevitz, è il peggior modo per risolvere le controversie internazioni o interetniche. Gli studiosi di geopolitica spesso cercano di individuare le cause che generano le guerre inevitabili: un minimo comune denominatore è un forte squilibrio di potenza tra due entità, in particolar modo se a questo non corrisponde un pari potere politico ed economico, a livello locale o internazionale.
Se, quindi, l’obiettivo è ristabilire gli equilibri di potenza in senso lato, la guerra termina quando questi sono ripristinati. Questa visione geopolitica viene definita “realista” e riconosce alla guerra una funzione di rapido regolatore degli equilibri. Cinico, ma vero. Una importante verifica empirica di questa teoria è attesa dalla guerra del Kosovo, fermata sul nascere dalla Nato con i bombardamenti su Belgrado. Facendo un’analisi prettamente tattica, non considerando gli eventi in chiave umanitaria, in questa regione l’Uck albanese fu sconfitto, si rifugiò sulle montagne e le forze militari e paramilitari serbe controllavano il territorio quando intervenne la Nato. Ad esse sarebbe spettata la vittoria secondo la logica realista. Dopo l’indipendenza montenegrina, il revanscismo serbo e la realtà kosovara, si confronteranno presto, ma questa volta si cercherà di arrivare a un nuovo e stabile equilibrio per tutti i Balcani occidentali. Sul piatto della bilancia ci sarà anche l’agonia dello Stato virtuale bosniaco, in cui la Repubblica Srpska col passare del tempo si riscopre sempre più legata alla Serbia e l’Erzegovina auspicherebbe a ricongiungersi con la Croazia. A tutti, l’Ue riserva l’integrazione europea come premio, come stabilito nel 1999 con il processo di stabilizzazione e associazione. Oggi i più vicini sono Montenegro, Albania e Repubblica di Macedonia, i più pacifici. Gli altri devono consegnare i criminali di guerra e devono trovare una via di pacificazione stabile, pena la sospensione di aiuti economici (progetto Cards) e l’emarginazione.
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