Anno 2006

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Il nuovo semovente di artiglieria PzH 2000

Pierluigi Genta, 13 ottobre 2006

(Cortesia, Rivista Militare)

Nel 1994, mentre proseguiva il programma di ammodernamento del semovente M109G in M109L con bocca da fuoco (bdf) da 155/39 (concluso nel 1996), lo stato maggiore dell’Esercito seguiva con particolare interesse lo sviluppo dei nuovi sistemi d’arma nella prospettiva di dotare, negli anni post 2005, le unità di artiglieria di un nuovo semovente che, seguendo le linee di tendenza Nato relative all’ammodernamento delle artiglierie, consentisse il raggiungimento di gittate dell’ordine di 40 km, il miglioramento della celerità e della accuratezza del tiro, assicurando nel contempo una riduzione delle vulnerabilità, al fine di consentire ampie possibilità di sopravvivenza degli equipaggi. Sulla base dei risultati di un’indagine tecnico-economica condotta in ambito internazionale dalla Direzione generale degli armamenti terrestri sui semoventi già sviluppati o in avanzata fase di sviluppo lo stato maggiore dell’Esercito individuò nell’obice semovente PzH 2000 il sistema d’arma che per prestazioni e caratteristiche avrebbe potuto totalmente soddisfare i citati requisiti.

Il PzH 2000 nasce concettualmente in Germania alla fine degli anni 80 dopo la chiusura del programma SP-70 a cui partecipavano oltre alla Germania anche la Gran Bretagna e l’Italia. Sviluppato e prodotto in 185 esemplari dalla Krauss-Maffei Wegmann (Kmw) per l’esercito tedesco, è entrato in servizio in Germania nel 1998 (in realtà lo sviluppo è solo della Wegmann in quanto la fusione con la Krauss-Maffei è successiva).

Il PzH 2000 è armato con una bocca da fuoco da 155/52 e impiega cariche di lancio modulari conseguendo una gittata di 30 km con proietto non assistito e di 40 km con proietto assistito del tipo ‘base bleed’. La bocca da fuoco e le cariche di lancio sono state sviluppate in armonia con i requisiti militari comuni definiti nell’ambito del Gruppo di lavoro congiunto sulla balistica a cui partecipano, oltre all’Italia: Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti. Dispone di un sistema di caricamento automatico per le granate che consente una significativa riduzione dei tempi di intervento, garantendo nel contempo una elevata celerità di tiro tale da far sì che un obice possa sviluppare un volume di fuoco pari a quello di tre semoventi M109L. In pratica, un gruppo su tre batterie di sei pezzi sviluppa un volume di fuoco quasi triplo rispetto all’attuale gruppo M109L.

Il PzH 2000, che si configura quale unità di tiro in grado di gestire automaticamente e autonomamente le operazioni per il tiro, può assumere lo schieramento, effettuare le predisposizioni per il fuoco (sgancio della rizza di ancoraggio della bdf, puntamento, caricamento del primo colpo), effettuare una missione con tiro a raffica di dieci colpi, effettuare le predisposizioni inverse per il movimento e riprendere il movimento in meno di due minuti, assicurando un significativo incremento del livello di sopravvivenza nei confronti del tiro di controbatteria.

Prima di analizzare nel dettaglio le principali caratteristiche tecniche e operative del sistema d’arma, di seguito un riepilogo delle attività tecnico amministrative che hanno consentito la finalizzazione del programma.

Sulla base delle determinazioni dello stato maggiore dell’Esercito, volte ad acquisire il sistema, la controparte tedesca auspicava, nel luglio 1995, l’avvio in tempi brevi delle iniziative necessarie alla sottoscrizione di un Memorandum of Understanding (MoU) per la produzione del sistema d’arma. Sul piano industriale, la società tedesca Wegmann e la società italiana Oto-Melara firmavano, sempre nel 1995, un accordo preliminare di cooperazione industriale e commerciale per la produzione del semovente. Lo stato maggiore dell’Esercito confermava successivamente l’interesse al programma tedesco auspicando la firma di una Lettera d’intenti tesa a porre le basi per un successivo accordo giuridico-amministrativo tra i governi a tutela delle amministrazioni e delle società produttrici.

La Lettera d’intenti, firmata nell’ottobre 1996 dal ministro della Difesa dopo il parere di concordanza espresso dal Comitato dei capi di stato maggiore, prevedeva l’acquisizione di 94 sistemi d´arma. Successivamente, il processo di riorganizzazione della Forza armata, teso a conseguire un nuovo assetto dimensionato in funzione dei prevedibili compiti e delle risorse finanziarie disponibili, comportò una riduzione a 70 sistemi. Nell’ottobre 1998 il ministro della Difesa, visto il parere favorevole formulato dalle Commissioni Difesa del Parlamento, decretava l’approvazione del “Programma pluriennale relativo all’acquisizione di 70 obici semoventi PzH 2000 con bocca da fuoco di calibro 155/52”. Il 2 ottobre 2000, al termine di una lunga serie di riunioni bilaterali, veniva firmato il MoU bilaterale Italia-Germania che recepiva l´Accordo industriale siglato nel mese di marzo dello stesso anno dai consorzi Iveco-Fiat-Oto-Melara (Cio), per l’Italia, e Krauss-Maffei-Wegmann (Kmw) per la Germania.

Gli aspetti salienti del MoU riguardavano: lo sviluppo di un contratto nazionale con il consorzio Iveco-Oto-Melara per l’approvvigionamento di 70 semoventi, dei quali due da acquisire dalla linea di produzione tedesca da utilizzare per la ‘italianizzazione’ del sistema; la fornitura del supporto logistico del tipo “Garanzia Estesa” (Block Garantie) da parte dell’industria; la possibilità di avviare il Supporto logistico integrato comune italo-tedesco (con possibilità di coinvolgere anche eventuali altri paesi dotati di PzH) che si potrà concretizzare nella elaborazione di uno specifico MoU per l’approvvigionamento congiunto di parti di ricambio, strumenti per la misurazione test e attrezzature speciali; l’istituzione di un ufficiale di collegamento italiano presso l’Ente federale tedesco per la tecnologia e gli approvvigionamenti (Bwb) con il compito di coordinare le attività relative agli aspetti operativi della configurazione, della produzione, dell’addestramento e del supporto logistico.

Il 13 dicembre 2002 è stato firmato il contratto tra l’amministrazione della Difesa e il consorzio Cio, che prevede la fornitura di 70 semoventi negli anni 2006-2009 e garantisce un sostegno logistico di tipo Garanzia Estesa, che copre il periodo dalla consegna del primo semovente alla Forza armata, fino all’anno successivo (2010) della fornitura dell’ultimo sistema.

La bocca da fuoco da 155mm del PzH 2000, nelle sue tre componenti, otturatore, canna L52 e freno di bocca, è stata sviluppata e prodotta dalla Società Rheinmetall. In particolare, per quanto attiene alla canna L52 essa è caratterizzata da: rigatura costituita da 60 righe (soluzione migliorativa rispetto alle 48 righe degli obici da 39 calibri attualmente in servizio nei paesi Nato) al fine di ridurre i problemi di usura della corona di forzamento delle granate, dovuti alla maggior lunghezza della canna; cromatura interna per circa 2.500 mm a partire dalla culatta al fine di ridurre l’usura; i pieni delle righe induriti con un processo a laser nella parte finale verso la volata; vita tecnica pari a 2.500 colpi a carica massima (sei moduli); lunghezza di otto metri e volume della camera a polvere di 23 litri contro i 18,8 del calibro 39.

Il semovente, inoltre è in grado di utilizzare le cariche di lancio modulari DM 72 suddivise in: bottom charge (due moduli per gittate da tre Km fino a 11 Km; top charge (sei moduli per gittate da 7 Km a 30-40 Km. Il sistema di cariche DM 72, che può essere impiegato anche con tutti i sistemi d’arma da 39 calibri in servizio nella Nato, rispetto a quelle convenzionali a sacchetto offre i seguenti vantaggi: facilità di uso e maneggio (diminuzione dell’errore umano); incremento della celerità di tiro; semplicità logistica (solo due tipi di modulo); ciclo di vita più lungo; utilizzo dei moduli non impiegati; significativa riduzione dei residui della combustione.

I sistemi di cariche di lancio modulari possono essere suddivisi in: collegati (i vari moduli costituenti la carica di lancio sono assemblati tra loro tramite innesto ricavato sugli stessi); non collegati (i vari moduli costituenti la carica di lancio poggiano gli uni sull’altro, senza innesti). Questo nuovo sistema di cariche di lancio, studiato dal Gruppo di lavoro congiunto sulla balistica, ormai largamente collaudato e in uso in molti paesi Nato, può essere considerato il futuro sistema standard che andrà, nel tempo, a sostituire quello attualmente in uso.

L’elevato grado di mobilità permette al PzH 2000 di competere con il carro armato. Il rapporto potenza-peso (55 ton) è simile a quello del Leopard 1. Tale livello di mobilità, abbastanza rimarcabile per un sistema di artiglieria dotato di protezione, bocca da fuoco da 52 calibri e notevole disponibilità di munizioni, è il risultato delle elevate prestazioni fornite dal motore Mtu MT881 Ka-500 da 736 Kw installato nella parte anteriore del mezzo, che con un otto cilindri diesel a iniezione sovralimentato consente una velocità massima di 60 km/h. Tre serbatoi di combustibile forniscono una autonomia di 420 km.

I sistemi di caricamento automatici sono diventati quasi la normalità nei moderni semoventi. L’impiego di questi sistemi consente di conseguire una elevata celerità di tiro (sei-otto colpi al minuto nei primi due-tre minuti sono ora normali), e riduce lo sforzo fisico sostenuto dall’equipaggio nel processo di caricamento della bocca da fuoco. Il sistema di caricamento automatico delle granate del PzH 2000 può gestire fino a 60 granate. Le granate sono caricate dalla parte posteriore del mezzo e automaticamente stivate nella santa barbara posta sul retro al centro dello chassis. Il sistema di caricamento automatico, che comprende, insieme al “flick rammer”, un sistema di controllo digitale per la gestione del rifornimento delle granate e un sistema di graduazione a induzione delle spolette, consente una celerità di tiro di tre colpi in meno di dieci secondi e lo stivaggio di 60 granate da parte di due serventi in meno di 12 minuti. Il sistema di caricamento delle granate, che è stato realizzato per la movimentazione delle granate nella torretta senza alcuna limitazione, consente una celerità di tiro pari a: tre colpi in meno di dieci secondi; otto-nove colpi in un minuto; 20 colpi in tre minuti. Se necessario, i 60 colpi stivati nel PzH 2000 possono essere sparati con continuità senza interruzione del fuoco. Avvalendosi di un sistema di caricamento automatico migliorato, la celerità di tiro del PzH 2000 è stata determinata, durante una serie di test nell’ottobre del 1997, in 12 colpi in 59.74 secondi e di 20 colpi in un minuto e 47 secondi.

Fra le peculiarità che esaltano le capacità operative del PzH 2000 è inclusa la possibilità di realizzare la tecnica d’intervento del cosiddetto Multiple Round Simultaneous Impact che consente d’intervenire su un obiettivo contemporaneamente con più di due colpi (da tre a cinque) sparati con un unico pezzo, utilizzando procedure idonee a individuare, mediante il calcolo balistico, più traiettorie caratterizzate da scarti di tempo necessari alla squadra pezzo a eseguire le operazioni per gli interventi successivi. L’impiego del PzH 200 in questo nuovo ruolo risulta particolarmente significativo in quanto: il singolo pezzo può essere considerato unità di tiro a tutti gli effetti, idoneo nella determinazione dei dati di tiro e nella neutralizzazione di obiettivi puntiformi (diametro di 50 metri o inferiore); il volume di fuoco (più colpi contemporaneamente) investe l’obiettivo con tempi di intervento inferiori a tre minuti, sufficienti a neutralizzarlo e consentire l’abbandono della posizione senza correre il rischio di subire eventuali reazioni avversarie (fuoco di controbatteria).

Oggi, quando si parla di protezione di un semovente, lo standard di riferimento è dato dal PzH 2000. I tedeschi hanno fornito al PzH 2000 un significativo livello di protezione attiva e passiva. Anche se il tetto della torretta è di un considerevole spessore, la protezione del PzH 2000 può essere incrementata con corazze reattive a protezione dello scafo e della torretta stessa. Il peso del veicolo (circa 60 tonnellate) riflette in parte il peso della protezione della corazza. Le limitazioni dovute all’elevato peso sono peraltro compensate da uno scafo in grado di sostenere fisicamente il peso di detta corazza e da un motore che ne esalta la mobilità. In particolare, la protezione del sistema d’arma comprende: protezione di base contro colpi da 14,5 mm e schegge di colpi di artiglieria; blindatura aggiuntiva contro bombette (opzione); sistema di protezione e ventilazione collettiva anti-Nbc; sistema automatico di allarme e spegnimento fuoco nel compartimento motore; suddivisione a comparti delle cariche nella torretta; uscita di emergenza permanente (porta posteriore).

I Semoventi PzH 2000 sono dotati di un sofisticato sistema di auto-diagnosi (Bite) in grado di individuare, in caso di guasto della parte elettronica, l’apparato (Lru) in avaria all’interno del mezzo arrivando a diagnosticare, nella maggioranza dei casi, l’elemento da sostituire all’interno dell’assieme. La particolare disposizione degli apparati all’interno dei semoventi permette di sostituire facilmente i componenti guasti limitando in tal modo i tempi di fermo tecnico.

L’elevato livello tecnologico del PzH 2000, unitamente all’evidente complessità della definizione del relativo sostegno logistico, hanno indirizzato lo Sme verso una soluzione innovativa, che si è concretizzata nella richiesta all’industria di assicurare l’efficienza del sistema, nel periodo compreso fra la consegna alla Forza armata del primo semovente fino all’anno successivo alla consegna dell’ultimo semovente, mediante effettuazione di interventi di manutenzione preventiva e correttiva.

In tale periodo i tecnici dell’industria, affiancati da quelli della Forza armata, forniranno, presso i siti che riceveranno il PzH 2000, l’assistenza necessaria per garantire l’operatività del sistema d’arma avvalendosi delle attrezzature rese disponibili dall’industria stessa. Nel dettaglio e fermo restando che l’uso dei mezzi e l’esecuzione della manutenzione preventiva e correttiva di competenza dell’equipaggio dovranno essere svolte direttamente dal personale militare, l’industria renderà disponibile il proprio personale tecnico sui siti di manutenzione con il compito di: eseguire la parte pratica dei corsi per manutentori della Fascia di aderenza; effettuare, di concerto con il personale dell’Esercito, la manutenzione preventiva e correttiva di competenza della Fascia di aderenza; organizzare la movimentazione degli apparati guasti dai siti di manutenzione all’industria (Cio); provvedere al collaudo di pratico impiego degli attrezzi speciali e dei manuali tecnici e fornire le informazioni per le eventuali modifiche da apportare; mantenere aggiornata, in collaborazione con il personale dell’Esercito, la configurazione del sistema d’arma.

Il Cio metterà inoltre a disposizione, presso le proprie sedi, il personale necessario per: la raccolta e l’analisi dei dati resi disponibili dai siti e dei dati relativi alle riparazioni delle Lru presso l’industria (Fascia di sostegno); la movimentazione delle Lru da riparare presso le varie industrie incaricate delle riparazioni e viceversa. In sintesi, le attività di manutenzione e di riparazione vengono svolte presso i siti da personale dell’industria con il coinvolgimento di personale militare sotto la direzione di un centro servizi dell’industria. A tal fine, nella Garanzia Estesa sono previsti una serie di servizi per assicurare l’efficienza dei mezzi, con inclusione di indagini e adozione di provvedimenti correttivi, in caso di inconvenienti, nonché dello studio del supporto logistico. Al termine della fase di Garanzia Estesa la Forza armata potrà disporre di una banca dati con tipologia e numero di inefficienze riscontrate, riparazioni effettuate, tipologia e quantità di parti di ricambio impiegate, che sarà utilizzata per definire il supporto logistico del sistema d’arma con un significativo risparmio di denaro. I dati relativi alle attività svolte presso i siti vengono trasmessi alla banca dati presso l’industria dove sono analizzati, allo scopo di identificare le aree critiche, avviare le azioni correttive e costituire la banca dati logistica.

I dati così raccolti e poi scambiati tra l’industria e la Forza armata riguardano i dati di gestione tecnico logistici (configurazioni, documentazione di bordo), attività di manutenzione (rilievo consumi, stato di avanzamento degli interventi di riparazione), attività di rifornimento (ricambi utilizzati, complessivi e sottocomplessivi) e le pubblicazioni tecniche. Sulla base dell’analisi di detti dati, unitamente all’esame dei dati relativi alla Garanzia Estesa sui 185 PzH 2000 tedeschi, l’Esercito potrà definire il tipo di sostegno logistico necessario per assicurare la vita operativa dei 70 sistemi d’arma. E’ questa la prima volta che l’Esercito introduce in servizio un sistema d’arma assicurando, nel contempo, sotto forma di Garanzia Estesa il sostegno logistico iniziale a cura dell’industria e la possibilità di definire qualitativamente e quantitativamente le esigenze logistiche per il futuro ciclo di vita.

Il sistema d’arma, oltre che in Germania, è già in servizio in Grecia (24 PzH), mentre la Kmw ha avviato la produzione di 57 esemplari per l’Olanda. Il semovente, che con caratteristiche d’avanguardia per quanto attiene alla celerità di tiro, alla precisione, alla gittata, alla protezione e alla rapidità di schieramento, è quanto di più tecnologicamente avanzato si possa oggi trovare sul mercato, è destinato in ambito nazionale a sostituire, presso tre reggimenti di artiglieria terrestre (8° Pasubio, 21° Trieste e 132° Ariete), il semovente M109L che, in servizio dagli anni 70, è ormai al limite della vita operativa (25 anni). In previsione della distribuzione del semovente ai citati reparti, lo Sme ha programmato l’avvio presso la Scuola di artiglieria di Bracciano dei corsi addestrativi finalizzati alla qualifica del personale istruttore preposto al successivo addestramento degli equipaggi. Nel contempo, il Cio ha dato inizio alla produzione dei primi sistemi, la cui introduzione in servizio è prevista nei primi mesi del 2007 con l’assegnazione di sei PzH 2000 alla Scuola di artiglieria. Entro il primo trimestre del 2008 sarà completata la distribuzione al reggimento Pasubio e avviata la fornitura a favore del 132° reggimento, mentre il 21° Trieste riceverà l’ultimo PzH nel 2009.

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