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| Anno 2006 | |
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E’ stato presentato nei giorni scorsi a Trieste, nell’ambito del salone “La Bancarella” (prima edizione della rassegna del libro dell’Adriatico orientale), il volume “Anche le carte parlano italiano”, frutto della collaborazione tra il Gruppo studi storici e sociali Historia, il Limes club di Pordenone e l’associazione culturale Coordinamento Adriatico di Bologna.
La pubblicazione, curata dal responsabile di Historia Guglielmo Cevolin e realizzata con il contributo dei ministeri degli Esteri e dei Beni e le Attività culturali della Repubblica Italiana, raccoglie i risultati di due anni di paziente ricerca giuridica, censimento e inventariazione di documenti custoditi presso l’archivio di Stato di Zara, ritenuti di primaria importanza per la storia italiana del periodo tra le due guerre mondiali. L’archivio della città croata custodisce infatti, oltre a numerose carte risalenti all’epoca della dominazione veneziana e già catalogate, preziosi fondi storici relativi al ventennio 1921-1944, colmi di testimonianze e di atti per i quali erano disponibili solamente delle semplici liste di consistenza. Oltre alla sistemazione della documentazione d’archivio e alla pubblicazione del relativo inventario, il libro contiene un accurato e rigoroso studio sulla normativa archivistica croata nonché la traduzione delle regole giuridiche croate in materia di archivi. “Con la pubblicazione di questo volume - ha sottolineato alla presentazione triestina dell’opera il professor Giuseppe de Vergottini, presidente di Coordinamento Adriatico – si è inteso svolgere una funzione di ponte tra il mondo degli esuli istriani, fiumani e dalmati, le istituzioni italiane e l’amministrazione dell’Archivio di stato di Zara. Ma soprattutto si è realizzato un progetto culturale completo che include: la valorizzazione e la divulgazione della storia e della cultura delle regioni di provenienza (Zara e Dalmazia); lo studio del servizio pubblico archivistico croato unitamente alla traduzione delle locali regole archivistiche al fine di favorire la collaborazione e il contatto con le terre d’origine; il potenziamento della possibilità di fruizione di un centro di documentazione qualificato, ossia l’Archivio di Stato di Zara”.
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