Anno 2006

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Casa Bianca, la violenza in Iraq è entrata in una nuova fase

Pagine di Difesa, 28 novembre 2006

La Casa Bianca riconosce che la violenza in Iraq è entrata "in una nuova fase", che richiede adeguamenti di tattica (e che sarebbe cominciata addirittura in febbraio), ma non ammette che il conflitto sia ormai precipitato in una guerra civile, anche se molti media americani, fra cui una grande tv come la Nbc, adottano ormai la formula. Sulla via di Amman, dove, domani e giovedì, vedrà il premier iracheno Nouri al Maliki, il presidente statunitense George W. Bush, giunto ieri sera a Tallinn, in Estonia, fa la conta delle defezioni in Iraq: i britannici si preparano a ritirare "migliaia" dei loro circa 7.000 uomini rimasti e i sudcoreani annunciano il dimezzamento in primavera del loro contingente, già ridotto a 2.300 uomini.

Gli unici 'rinforzi' che gli Stati Uniti ricevono in questa fase sembrano essere quelli, indesiderati, dell'Iran, il cui presidente, Mahmud Ahmadinejad, s'é oggi impegnato, ricevendo a Teheran il presidente iracheno Jamal Talabani, a essere "accanto" ai fratelli iracheni: per la diplomazia di Washington, l'assicurazione di Ahmadinejad suona più come una minaccia di ingerenza che una promessa di assistenza.

Per il consigliere per la sicurezza nazionale, Steve Hadley, Bush e al Maliki non discuteranno di un calendario di ritiro delle truppe americane, perché il presidente "non è ancora in grado di stilare un piano globale": deve prima ricevere i rapporti del Pentagono, che ha rivisto le tattiche in atto e formulato tre alternative (Go big, Go home e Go long), e il rapporto dei Saggi del Gruppo di Studio presieduto da James Baker e Lee Hamilton, che continuano, oggi, a Washington, le loro discussioni su una bozza di testo.

Ad al Maliki, Bush intende, però, chiarire che è lui a decidere sull'Iraq e non i Saggi del Gruppo Baker-Hamilton e tanto meno l'opposizione democratica, che ha conquistato la maggioranza in Congresso Usa nelle elezioni di midterm del 7 novembre e che, sabato, ha affermato che l'impegno a fianco degli iracheni non va considerato a tempo indeterminato e non è incondizionato.

Sulla via di Amman, oggi e domani Bush partecipa a Riga a un Vertice della Nato che l'Amministrazione statunitense colloca nel segno dell'Afghanistan, dove l'Alleanza ha 32 mila uomini alla prese con una situazione che s'é militarmente deteriorata negli scorsi mesi. Per gli Stati Uniti, la Nato "non può fallire" la missione afghana.

Fonte: Ansa

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