Anno 2006

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Nato, Riga, Italia e altri Paesi mantengono posizioni su caveat

Pagine di Difesa, 29 novembre 2006

Riga, 28 novembre 2006 - I vertici Nato insistono sulla necessità di più truppe in Afghanistan chiedendo un maggiore impegno agli Stati membri anche nella rimozione delle restrizioni nazionali imposte sull'impiego delle forze: tuttavia, i principali alleati - inclusa l'Italia - confermano la propria indisponibilità a rivedere i cosiddetti 'caveat', eccetto in situazioni di emergenza che potrebbero mettere a rischio la vita di altri soldati.

Non sembra che la prima giornata del summit dell'Alleanza Atlantica a Riga abbia dato i risultati sperati dai vertici militari e politici della Nato che, per il momento, portano a casa - almeno sul fronte dell'Afghanistan - una convergenza sulla necessità di un approccio anche politico al problema, ma nessun nuovo impegno militare concreto. Comunque, il numero uno della Nato, Jaap de Hoop Scheffer, pensa a un disimpegno graduale da Kabul nel 2008, confermando allo stesso tempo la volontà di lungo periodo della Nato di aiutare il Paese.

Il summit di Riga, il primo organizzato sul territorio della ex Unione sovietica e il secondo dall'allargamento dell'Alleanza nel 2004 a 26 Stati, è consacrato alla 'trasformazione' della Nato in un'organizzazione non più solo guardiana della sicurezza europea e Nord Atlantica, ma capace e disposta ad assumere un ruolo globale, con un'espansione dei suoi compiti anche ad attività come la difesa delle risorse naturali, l'anti-terrorismo e la prevenzione degli attacchi informatici. Tuttavia, il primo appuntamento formale dei capi di Stato e di Governo dei 26 è stato dedicato quasi interamente all'Afghanistan, come ha spiegato il presidente del Consiglio, Romano Prodi, durante un incontro stampa tenuto alla fine dei lavori.

Durante la giornata, il numero uno della Nato, così come il presidente Usa George W. Bush, hanno lanciato appelli quasi all'unisono per un maggiore impegno nel Paese. Scheffer ha ribadito che bisogna dare risorse adeguate a Isaf (la Forza internazionale di assistenza alla sicurezza della Nato) in Afghanistan, definendo "inaccettabile" il fatto che alla "missione nel Sud manchi ancora il 20 per cento" delle forze e degli equipaggiamenti previsti. Bush, intervenuto a un convegno organizzato dal German Marshall Fund degli Stati Uniti, ha affermato che "per il successo della Nato, i suoi comandanti sul campo devono avere le risorse e la flessibilità necessarie per svolgere il proprio lavoro".

Ma proprio sulla flessibilità, vale a dire le restrizioni nazionali all'impiego delle truppe (appunto, i 'caveat') appare ormai chiaro che i progressi si registreranno per quel che riguarda la loro rimozione per le sole situazioni di "emergenza". "Sui caveat non eravamo noi sul banco degli imputati, avevamo già stabilito i nostri impegni", ha tenuto a precisare Prodi. "La nostra posizione - ha proseguito il premier - non è assolutamente cambiata e da parte nostra, così come da parte di Francia, Spagna e Germania, c'é la ferma decisione di restare nello scenario in cui si era".

Tuttavia, Prodi si è rifiutato di considerare un fallimento il vertice di Riga per il fatto che Italia, Francia, Germania e Spagna dicano ‘no’ alle richieste di modificare i caveat sulla mobilità delle truppe in Afghanistan anche per situazioni di non particolare emergenza: "Nessuno può parlare di fallimento perché la posizione dell'Italia e degli altri paesi era questa ed era nota. Era una posizione scontata". Prodi ha quindi aggiunto che rispetto a un eventuale cambiamento dell'azione sul terreno "non c'era nessuna promessa o impegno". Come è noto, le truppe italiane sono già autorizzate a essere impiegate anche al di fuori della propria stretta area di competenza nel caso di operazioni definite "in extremis" (o di "emergenza"), che cioé sono improvvise e costituiscono un pericolo di vita per le altre truppe.

Nel caso di richieste di truppe per operazioni pianificate (quindi non di emergenza) fuori dall'area di assegnazione, invece, l'Italia ha 72 ore per decidere se inviare o meno gli uomini. Con tutta probabilità, il dibattito sulle restrizioni è destinato a proseguire ben oltre Riga. Nel frattempo, Scheffer pensa al futuro. "Mi auguro che entro il 2008 faremo progressi significativi in Afghanistan, con un'architettura politica stabile, una forte interfaccia tra la Nato e le agenzie civili ed una forza di sicurezza afghana efficace ed affidabile che gradualmente possa assumere il controllo del territorio", ha infatti dichiarato.

Fonte: Ansa

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