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| Anno 2006 | |
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C'é anche un ufficiale di origini palestinesi tra i 2.500 militari italiani di stanza nel sud del Libano nell'ambito della missione Unifil, la forza Onu schierata al confine con Israele. Il tenente Ghali Amjad, 36 anni, è nato a Nablus, in Cisgiordania, e da ventuno anni vive in Italia. Da quasi un mese é adesso in Libano, nella base militare di Tibnin, 30 km a est di Tiro, sede del comando del contingente italiano dell'Unifil, assieme ad altri 400 commilitoni.
"E' la prima volta che vengo in Libano" ha detto all'Ansa il militare italiano. "Sono stato chiamato come ufficiale della riserva selezionata", ha spiegato Amjad, riferendosi al registro di militari riservisti in possesso di particolari professionalità di interesse per le forze armate. "Sono stato selezionato per la missione in Libano grazie alla mia conoscenza dell'arabo, per me lingua madre. Per il nostro contingente - ha continuato il tenente - è molto importante usare la lingua locale per evitare incomprensioni, per spiegare meglio le nostre intenzioni". L'incarico di Amjad a Tibnin è quello di affiancare come traduttore il generale Paolo Gerometta, comandante del nostro contingente, in ogni sua visita e incontro con le autorità locali. Il contingente italiano in Libano controlla la regione a est di Tiro e conta fino ad oggi 2.500 uomini di stanza a Tibnin e nelle altre due basi militari di Shamaa e di Maaraka. Dal prossimo febbraio, l'Italia assumerà il comando generale della missione Unifil, incaricata di applicare la risoluzione Onu 1701 approvata nell'agosto scorso per porre fine alle ostilità tra il movimento sciita libanese Hezbollah e Israele. Amjad, sposato e padre di un figlio, cittadino italiano dal 2002, è arrivato in Italia all'età di 17 anni, "subito dopo aver finito le scuole superiori a Nablus". "La vita in Palestina era molto difficile" ha spiegato il tenente che ha comunque assicurato di esser rimasto sempre in contatto con la propria famiglia nei Territori palestinesi. "Mi sono iscritto alla facoltà di Legge e poi sono entrato nell'esercito". "Qui nel sud del Libano mi sento come se fossi a casa - ha spiegato ancora l'ufficiale - anche perché la gente si mostra estremamente aperta e gentile con tutti noi militari. Quando poi scoprono che parlo arabo e che sono nato in Palestina, mi trattano come un loro fratello. Anch'io cerco di dare il massimo per aiutare i civili libanesi che considero fratelli proprio come gli italiani". Nei pressi di Tiro e a poche decine di km da Tibnin sono concentrati 45mila profughi palestinesi, circa il dieci per cento della totale popolazione di rifugiati presenti dal 1948 in Libano, divisi nei tre campi profughi di Bass, Burj ash-Shamali e Rashidiyye. "Non ho avuto fino ad ora alcun contatto con i profughi palestinesi", ha raccontato Amjad, che ha anche precisato: "La mia presenza qui è inquadrata nell'ambito della missione italiana. Non sono qui a titolo personale ma rispondo agli ordini del generale Gerometta". Fonte: Ansa (Lorenzo Trombetta)
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