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| Anno 2006 | |
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Belgrado, 11 dicembre - Il riconoscimento di parte della comunità internazionale della secessione dalla Serbia della provincia a maggioranza albanese del Kosovo sarebbe iniquo e non normale, ma va ormai valutato come ipotesi "probabile". Lo ha ripetuto il presidente serbo, il liberale Boris Tadic, in contrasto con il coriaceo e persistente rifiuto del primo ministro, Vojislav Kostunica - esponente nazionalista moderato e oggi rivale elettorale dello stesso Tadic per la leadership del fronte politico interno favorevole all'integrazione europea di Belgrado - ad ammettere ogni prospettiva del genere.
"E' importante mantenere una politica nazionale unitaria all'estero sul tema dell'integrità del nostro Stato", ha premesso Tadic, poiché "non è naturale che un Paese ceda una parte del proprio territorio". Un'unità che a giudizio del presidente non deve essere pregiudicata neppure dal clima acceso della campagna elettorale appena avviata nella maggiore repubblica ex jugoslava in vista del voto anticipato del 21 gennaio prossimo per il rinnovo del Parlamento. Al contempo Tadic ha tuttavia riconosciuto come le posizioni degli Usa e di diversi governi europei rendano oggi l'ipotesi dell'indipendenza del Kosovo "molto più probabile" rispetto a quella del mantenimento dei diritti storici di sovranità su una provincia che la Serbia considera culla della propria civiltà: provincia sotto tutela internazionale da sette anni, dopo l'allontanamento delle forze di repressione dell'allora regime di Slobodan Milosevic seguito ai bombardamenti della Nato nel 1999, e tuttora alla ricerca di uno status definitivo. Tadic si è detto quindi convinto che non sia il caso di "illudere i cittadini serbi", pur assicurando di essere pronto a "battersi fino all'ultimo per evitare" la secessione. Le parole del capo dello Stato sono parse una risposta indiretta alla retorica elettorale di Kostunica, secondo cui al contrario vi sarebbero segnali di "nuovi consensi" internazionali alla battaglia per la difesa di una qualche forma di sovranità sul Kosovo. Una retorica che negli ultimi giorni si è accompagnata all'ennesima polemica del premier contro il mediatore dell'Onu, Martti Ahtisaari, accusato di reggere di fatto il gioco a chi vuole spianare la strada verso l'indipendenza kosovara e di non aver condannato le violenze e le vendette perpetrate, anche di recente, contro la minoranza serba della regione da "terroristi" albanesi. Fonte: Ansa
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