Anno 2006

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L’esercitazione ‘Aquila Bianca’ del 186° reggimento paracadutisti

Giovanna Ranaldo, 28 dicembre 2006

Le nuove esigenze di sicurezza globale stanno cambiando e le Forze armate sono chiamate ad accelerare la trasformazione ricercando soluzioni efficaci. Sulla base delle direttive del capo di stato maggiore delle Difesa, ammiraglio Giampaolo Di Paola, lo strumento militare adotta così un “approccio olistico” (globale, integrato, interdisciplinare) inteso a sviluppare, in ambiti multidisciplinari, interforze e multinazionali, capacità operative fortemente sinergiche. L’obiettivo è quello di assolvere un ampio spettro di missioni: dalle operazioni umanitarie, alla prevenzione e gestione delle crisi, fino ai conflitti ad alta intensità, sfruttando la crescente valenza delle organizzazioni internazionali (Onu, Nato) e le Ngo (Non Governmental Organization).

In quest’ottica si colloca l’esercitazione Aquila Bianca, organizzata il 14 dicembre a Rieti, presso l’ex aeroporto “Ciuffelli”, Centro addestramento Nubich. L’iniziativa, pianificata dal 186° reggimento paracadutisti Folgore di Siena sotto l’egida dello stato maggiore Esercito e della brigata paracadutisti Folgore, conclude un ciclo addestrativo riferito al recupero ed evacuazione di connazionali in aree di crisi e si configura come la prima attività di questo genere in Italia, improntata sulla sinergia operativa tra organismi Ngo e militari altamente specializzati.

“La scelta di questo sito per Aquila Bianca – ha spiegato il comandante del 186°, colonnello Manlio Scopigno - è stata dettata dal tre motivi in particolare: la disponibilità di un’area con moduli addestrativi all’avanguardia come la Nubich; la presenza della Scuola Nbc, unica nel suo genere in Europa; l’assetto adeguato ad attività aviolancistica”. “In tale contesto - ha continuato l’ufficiale - abbiamo testato la capacità Ebao (Effects Based Approach to Operations) attraverso la condivisione delle competenze operative e la funzionalità tipica di altre organizzazioni provenienti da settori diversi dalla Difesa. La Protezione civile, le Forze di polizia, le autorità civili, le organizzazioni sanitarie e quelle non governative, si sono impegnate in coordinamenti simultanei per il raggiungimento dello scopo comune, identificato nel end state”.

L’intera operazione si è sviluppata in uno scenario virtuale, quale può essere quello estero, suddiviso tra la cittadella Nubich, lo stadio comunale ‘Scopigno’ di Rieti e lo spazio aereo della zona, in collaborazione con la compagnia ‘Virus’ del 7° reggimento Difesa Nbc Cremona di Civitavecchia, con il personale specializzato in eventi Rota della Scuola interforze di difesa Nbc di Rieti, la Croce Rossa italiana e alcuni gruppi delle Organizzazioni Ngo.

La prima attivazione è avvenuta intorno alle ore 10, dopo il briefing tenuto dal comandante del 186° reggimento Folgore, e dal tenente colonnello Angius, comandante del battaglione paracadutisti. Questo primo episodio ha riguardato il recupero e l’evacuazione di personale connazionale civile da un’area contaminata da aggressivi chimici a seguito di un’azione di sabotaggio presso un sito industriale, evento Rota (Release Other Than Attack). In questo caso i tecnici hanno simulato una contaminazione con il Fosgene, un gas incolore che causa il riempimento delle vie respiratorie di liquido, provocando la morte per emorragie interne e insufficienza respiratoria.

Flash bang, Mg 42/59 cal. 7.62 mm montati sulle ralle dei VM 90 e Browning cal. 12.7 mm, rastrellamenti interni ed esterni delle strutture hanno caratterizzato la seconda attivazione, che si è sviluppata sotto lo sguardo attento di numerosi studenti di Rieti, ammessi ad assistere all’esercitazione. L’attività di guerriglia di miliziani locali contro i civili è stata repressa dai paracadutisti del 186, che, sfruttando gli appigli tattici offerti dal terreno, hanno simulato ferimenti e attività di controinterdizione in ambiente urbano.

Diversificate anche le operazioni aeree nei cieli rietini. Così ha avuto epilogo la terza attivazione che ha visto la simulazione, presso lo stadio Scopigno, di un improvviso assembramento di dimostranti, dopo aver sequestrato i membri di un’organizzazione Ngo saccheggiandone il mezzo. Pronti i negoziatori del 186 e della Perigeo Lazio, un’organizzazione non governativa che opera negli scenari internazionali di crisi fornendo aiuti umanitari. In breve, il leader dei volontari italiani coordinato dal comandante della 13° compagnia Condor del reggimento paracadutisti, ha ottenuto dai facinorosi di poter recuperare i propri feriti nell’agguato al mezzo. Imbarellati, i ragazzi della Perigeo, scortati dai paracadutisti, sono stati tratti in salvo dai colleghi, che li hanno imbracati e caricati su di un Ab 212 della Guardia forestale, grazie al verricello di recupero.

In tarda mattinata dalla brigata aereomobile Friuli dell’Esercito è giunto un CH 47 Chinook che con quattro sortite ha consentito il lancio degli specialisti dell’aria. I tre passaggi del primo decollo sono stati dedicati al lancio da 2.500 metri di quota dei paracadutisti specializzati in Tcl (Tecnica di caduta libera) con paracadute a profilo alare. Gli altri tre decolli sono stati riservati ai lanci tattici da 450 metri di quota con paracadute vincolato a calotta emisferica, Mc1-1B, per un totale di 83 paracadutisti, tutti del 186° reggimento Folgore di Siena. L’esercitazione si è conclusa all’imbrunire dopo un rapido debriefing (After Action Review). Soddisfatti gli attori della intera operazione. Non resta che attendere l’impiego reale in aree di crisi che, come ha spiegato lo stesso colonnello Scopigno, dovrebbe vederli impegnati in una nuova missione già dai primi mesi del nuovo anno.

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