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| Anno 2006 | |
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Nel corso degli ultimi tempi due partiti politici russi hanno annunciato l’intenzione di iniziare un processo di unificazione al fine di meglio affrontare le elezioni, prima di tutto quelle parlamentari, che si terranno nel corso dei prossimi due anni. Il Partito della vita, formazione politica di relativa forza e, almeno fino a questo momento, legata al Cremino, e Rodina (Madrepatria), partito che molti osservatori ritengono esser stato costituito nel 2003 al fine di sottrarre voti al Partito comunista della Federazione russa (Pcfr), proveranno infatti a consolidare il fronte sinistro della politica russa, almeno stando alle intenzioni dei promotori della iniziativa.
Nel corso di una conferenza stampa congiunta, il leader di Rodina, A.Babakov, e quello del Partito della vita, S.Mironov (presidente del Consiglio della federazione Camera alta), hanno inoltre sia aggiunto di essere disponibili a dialogare con altre forze politiche eventualmente interessate sia dichiarato come i partiti da loro guidati dispongano di un numero complessivo di membri di circa 300mila unità. Stando a Mironov, l’idea non è tanto quella di creare un blocco elettorale quanto quella di dare vita a un nuovo partito, orientato a sinistra e teso a “unire tutte le forze costruttive”. Nonostante Rodina avesse ottenuto un sorprendente 9% in occasione delle consultazioni politiche del 2003 sulla scorta di una efficace campagna elettorale, condotta dagli allora due suoi leader S.Glazyev e D.Rogozin e mirata ad attaccare le disuguaglianze sociali create dalla classe degli oligarchi, da quel momento il partito ha dovuto affrontare non poche controversie legate anche a spot elettorali accusati di avere toni anche razzisti. Il Partito della vita, invece, sempre in occasione delle elezioni del 2003 non era riuscito superare il quorum del 5% necessario per ottenere seggi alla Duma (Camera bassa), nonostante l’alleanza elettorale stipulata con il blocco guidato dall’allora presidente dell’assemblea, il noto parlamentare ex-Pcfr G.Seleznyov, e da allora ha avuto un impatto solo relativo sulla scena politica russa. La novità introdotta dall’inizio di questo processo di unificazione è stata accolta con freddezza dai due principali partiti politici russi: il presidenziale, governativo e attualmente dominante Russia Unita (Ru), accusato da Mironov di esercitare “il monopolio sulla politica del paese”, e quello comunista. Del resto, è a frange importanti dell’elettorato di entrambi che la programmata formazione politica punta in primo luogo a rivolgersi. Un importante esponente del Pcfr, I.Melnikov, si è dichiarato infatti scettico circa le possibilità del nuovo partito di riuscire superare il quorum necessario, che nel 2007 sarà del 7%, e un simile giudizio non troppo favorevole è stato condiviso anche da A.Isayev, membro del Presidium di una Ru che, per bocca del suo leader nonché presidente della Duma, B.Gryzlov, ha reso noto come i principali punti programmatici che la avevano caratterizzata già nel 2003 e che complessivamente possono essere identificabili all’insegna della ‘modernizzazione nazionale’, rimarranno gli stessi anche per quanto concerne i futuri appuntamenti elettorali. Notizie interessanti, e non solo per il cosiddetto ‘partito del potere’, sono giunte poi anche da un recente sondaggio che, con un margine massimo di errore del 3%, l’autorevole istituto di rilevazioni Centro Levada ha effettuato su un campione di 16mila persone dai 18 anni di età in su residenti in 46 diverse regioni del Paese. Stando ai risultati, il 62% dei cittadini russi, contro il 21% (ed un 17% di senza opinione), ritiene che il presidente della Federazione non debba entrare a far parte di alcun partito e che il suo compito sia quello di fungere da arbitro fra i diversi rami del potere e le diverse formazioni politiche. Una parte sostanziale dei cittadini russi, il 43%, è poi dell’idea che Vladimir Putin non debba diventare il leader di Ru, mentre, a fronte di un 23% di ‘senza opinione’, il 34% approva una simile eventualità. Decisamente minore il margine di differenza fra chi ritiene che Ru si stia trasformando nella nella forza-guida della nazione sul modello del Partito comunista dell’Unione Sovietica (Pcus), con un 43% contrario, un 16% senza opinione ed un 41% favorevole a un simile sviluppo. A fronte di un 14% di senza opinione, il 42% degli interpellati ha inoltre affermato di ritenere che la Russia abbia bisogno di due o tre grandi partiti, mente il 32% ne preferirebbe uno solo e con funzione di guida. Il 5%, infine, si è mostrato favorevole all’esistenza di numerosi partiti anche di piccola entità, mentre il 7% ha dichiarato, invece, la propria convinzione circa la non-necessità dell’esistenza di qualsivoglia formazione politica.
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