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| Anno 2006 | |
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Da anni si parla di possibili attentati terroristici non convenzionali, attuati con ordigni “sporchi” di natura biologica, chimica o nucleare. Molto è stato scritto sull’argomento descrivendo nel dettaglio ogni possibile atto catastrofico che ne sarebbe derivato, anche ricorrendo a particolari fantasiosi e spesso senza riscontro oggettivo ma solo elaborando ipotesi derivate da quanto avvenuto nella metropolitana di Tokio. Diversi, quindi, gli approcci nel trattare il problema, tendenzialmente finalizzati a fornire un’informazione di effetto piuttosto che a proporre riflessioni sul problema specifico.
Le ipotesi: agenti biologici come l’antrace, venuti alla ribalta subito dopo l’attentato dell’11 settembre alle Torri Gemelle o il botulino prodotto negli ipotetici e segreti laboratori di Saddam Hussein; bombe convenzionali inquinate da sostanze radioattive, ormai apparentemente reperibili con assoluta facilità sui mercati clandestini, provenienti dagli arsenali nucleari della disciolta Unione Sovietica; aggressivi chimici contrabbandati verso l’Occidente passando dai Paesi del Terzo Mondo fra quelli che notoriamente rappresentano l’approdo finale dei rifiuti tossici provenienti dalle nazioni industrializzate o dai vecchi arsenali militari ormai in disuso. Varie ipotesi, ognuna delle quali proposta con differenti possibilità, aumentando le combinazioni probabilistiche di come un evento avrebbe potuto essere realizzato e con quali nefaste conseguenze. Un problema apparentemente valutato in modo esaustivo e completo, ma di cui, invece, non è stato mai affrontato un aspetto fondamentale: la logistica dell’evento terroristico, elemento essenziale per un’analisi sviluppata per semplici scopi di prevenzione. La minaccia Nbc è diversa da quella convenzionale. Un pericolo che non si è mai esaurito e che forse troppo spesso è stato sottostimato in quanto l’evento ritenuto difficile per le modalità di organizzazione ed esecuzione considerate molto difficili. Un rischio che forse abbiamo, invece, corso molto più spesso di quanto si pensi come, peraltro, ci viene confermato da quanto riportato il 19 giugno scorso dai maggiori quotidiani nazionali. Si parla, infatti, diffusamente di un presunto attacco chimico alla metropolitana di New York, previsto nel 2003 da una componente autonoma di al-Qaeda e fermato dal numero due della organizzazione Ayman Al Zawahiri, per non vanificare la preparazione di un qualcosa di più vasta risonanza, che poi, non fu fortunatamente concretizzato. La “logistica dell’attentato” spunti per una valutazione in termini probabilistici della minaccia specifica. La tipologia di un possibile tipo di evento terroristico piuttosto che di un altro è infatti strettamente connessa alle esigenze logistiche per prepararlo e gestirlo, coniugate con le reali disponibilità e caratteristiche ambientali del posto scelto per l’attentato. Un parametro che, in un momento di massima allerta quale è quello che viviamo dall’11 settembre in poi, potrebbe rappresentare un indicatore della massima importanza per l’intelligence. Un atto terroristico realizzato con esplosivo convenzionale comporta un impegno non indifferente di risorse e connivenze locali per far arrivare sul posto le quantità di esplosivo necessarie e quindi nasconderle e gestirle senza essere scoperti. Nell’ipotesi di un attentato biologico forse le difficoltà di approvvigionamento e gestione aumenterebbero. E’ infatti complesso approvvigionare e diffondere botulino o antrace su vasta scala. Ancora più difficile l’impiego di spore di agenti biologici, geneticamente modificate in laboratorio, per rendere più difficile l’azione di vaccini o antidoti. Se si intendesse utilizzare materiale radioattivo unito a un esplosivo convenzionale per realizzare un “ordigno sporco”, le difficoltà aumenterebbero notevolmente per le rilevanti complicazioni logistiche. Si dovrebbero, infatti, approvvigionare quantità considerevoli di esplosivo convenzionale e gestire il transito e la conservazione del materiale radioattivo, non occultabile nel doppio fondo del bagaglio al seguito di passeggeri in giro per il mondo. Ben atra cosa per l’aggressivo chimico. L’agente chimico vero e proprio, ciò che è caratterizzato dalla tossicità letale, deriva sempre da qualcosa di innocuo, utilizzato anche per scopi civili, in particolare nella agricoltura e nella sanità. La sostanza base, infatti, può essere resa mortale sul momento con piccolissimi accorgimenti. Le sostanze utilizzate ogni giorno in campo civile, come i fertilizzanti e gli antiparassitari, se opportunamente trattati, anche disponendo di modesta tecnologia, possono essere trasformati in aggressivi chimici di elevata valenza. Spesso è sufficiente miscelare semplicemente le sostanze non letali fra di loro, per ottenere un aggressivo chimico di elevata efficacia. Per ottenere effetti devastanti non occorrono grosse quantità di materiale. Due, tre contenitori di pochi litri, facilmente trasportabili e con basso rischio di essere intercettati, qualora fermati, mentre singolarmente vengono portati sul luogo di utilizzazione. Altri pochi elementi meccanici ed elettronici sempre di normale utilizzazione civile, per attivare al momento opportuno la necessaria reazione chimica. Vapori al cianuro possono essere facilmente nebulizzati solo disponendo di sostanze chimiche di base facilmente reperibili sul mercato della chimica farmaceutica. Altrettanto semplice potrebbe essere l’irrorazione nell’ambiente di derivati da anticrittogamici, trasformati in aerosol a effetto nervino. L’atto terroristico di natura chimica è caratterizzato da un favorevole rapporto volume-efficacia, rispetto a quanto, invece, avverrebbe in un attentato con esplosivo convenzionale o ricorrendo a un ordigno inquinato da materiale radioattivo. Relativamente modeste, quindi, quantità di materiale destinato a passare inosservato a controlli non mirati, facilmente gestibili e giustificabili come “magazzino”. Sembra che in questa direzione si siano orientati coloro che avrebbero ipotizzato l’attentato del 2003 alla metropolitana di New York, riportato dagli organi di stampa. Costoro forse hanno individuato un percorso terroristico interrotto improvvisamente, ma che potrebbe rappresentare una traccia che altri potrebbero in seguito seguire e sviluppare. Vigilando, quindi, anche sulla presenza o il traffico di modeste sostanze innocue, ma difficilmente giustificabili in un determinato posto e in un particolare momento, potrebbero rappresentare un efficace spunto di prevenzione, in particolare se finalizzato in luoghi a maggior rischio. Individuare, infatti, con immediatezza i vapori di anidride solforosa concentrati in una parte dell’impianto di condizionamento di una importante struttura istituzionale o di accesso al pubblico, prima che entrino in contatto con altri di acido cloridrico rilevati in contemporanea, potrebbe far scattare un allarme preventivo, forse fondamentale per fermare o diminuire gli effetti di un possibile evento disastroso.
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