Anno 2006

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Pubblicistica militare, serve una mentalità interforze

Saverio Zuccotti, 24 luglio 2006

Il panorama editoriale che fa capo al ministero della Difesa si presenta oggi piuttosto ricco e variegato, con un numero significativo di testate dedicate alle singole Forze armate e alle loro specialità. Nell’affrontare l’argomento, balza subito agli occhi la difficoltà di riuscire a tracciarne un contorno ben definito, se è vero che tre autorevoli fonti propongono altrettanti elenchi di pubblicazioni mai coincidenti tra loro.

Nel 2005 il capo sezione editoriale del gabinetto del ministro della Difesa – tenente colonnello Gerardo Cervone – con un articolo pubblicato su diverse riviste del settore nel giro di pochi mesi, ha avvertito l’esigenza di fare un punto della situazione sullo stato e sulle prospettive della pubblicistica militare, fissando a 15 il numero di pubblicazioni ufficiali. Tale numero è confermato anche dal sito web della Difesa, ma – risultando il computo viziato dall’omissione di una testata – il totale complessivo dovrebbe essere pari a 16. Ad aggiungere altra incertezza c’è il Libro Bianco della Difesa edito nel 2002, nella cui Parte XII si trova un elenco ancora diverso delle 16 pubblicazioni: anche qui ne compaiono di nuove e se ne omettono altre.

Una fusione di queste tre fonti porta a concludere che il ministero della Difesa edita 19 pubblicazioni, andando a formare un tessuto assolutamente disomogeneo e diversificato in termini di tematiche trattate, livello di dettaglio, taglio, cadenza, tiratura e ambiti di diffusione. Per alcune situazioni si tratta in verità più di annuari e almanacchi che non di testate propriamente dette, cosa che giustifica e valida la fotografia fornita dal colonnello Cervone.

Volendo riordinare il panorama editoriale secondo un criterio ben diverso dalla canonica suddivisione per forza armata, si possono individuare i seguenti macrogruppi: riviste di approfondimento professionale (che includono Informazioni della Difesa, Rivista Militare, Rivista Marittima, Rivista Aeronautica, Rassegna dell’Arma dei Carabinieri); riviste tecniche di nicchia, che studiano ben delimitate materie scientifiche (Bollettino di geodesia e scienze affini, Giornale di Medicina militare, Rivista di Meteorologia aeronautica, Universo) o professionali (Rassegna della Giustizia militare, Sicurezza del Volo); riviste generaliste, di informazione e di corpo (Il Carabiniere, Bonus Miles Christi, Notiziario della Marina, Attività operativa dell'Arma dei Carabinieri); riviste storico-scientifiche (Bollettino d’Archivio dell’Ufficio Storico della Marina militare e, con qualche distinguo, l’omologo Bollettino d’Archivio dell’Ufficio Storico dell’Esercito); pubblicazioni di utilità operativa (Bollettino Tecnico Scientifico Militare - forse parente di un Bollettino segnaletico di documentazione - e Servizio per le opere d’arte rubate). È significativo osservare che, qualora si includessero nel conteggio anche le riviste che fanno riferimento ad altri Corpi militari dello Stato, le testate Guardia Costiera e Il finanziere porterebbero a 21 il numero totale.

Subito una rapida osservazione sulle riviste generaliste, di informazione e di Corpo. Si tratta, per loro natura, di strumenti essenziali per far conoscere a un vasto pubblico l’attività quotidiana delle Forze armate. Tra le funzioni sociali da non sottovalutare c’è in qualche modo il coinvolgimento dei famigliari dei militari, che possono così capire e condividere le problematiche quotidiane dei loro congiunti. In questa categoria, il Notiziario della Marina può essere considerato un buon esempio da imitare e da sviluppare: uno strumento leggero, armonico e gradevole già nell’impostazione grafica, tanto semplice quanto efficace e godibile. Stupisce che le altre due forze armate non sentano il bisogno di dotarsi di un analogo organo di diffusione che contribuisca a cementare, in un approccio dal basso, lo spirito di Corpo. Di tale prassi vi è traccia anche nel mondo civile e industriale, con esempi anche piuttosto importanti: fondata nell’epoca della “azienda totale”, la rivista Illustrata entra ancora oggi mensilmente nelle case dei dipendenti e degli anziani del Gruppo Fiat.

La lacuna appare tanto più grave in ottica interforze, visto che non esiste oggi nessun Notiziario delle Forze armate in grado di veicolare verso l’esterno informazioni complete, serie ed esaustive sull’operato del personale con le stellette. Che fine ha fatto il vecchio Quadrante? Ma i margini maggiori di discussione sono sulle riviste di approfondimento professionale. Tra queste, la Rivista Militare si è da poco rifatta il look: di tutte le testate militari è la più antica, ma è quella che – da sempre – investe le maggiori energie per mantenersi al passo con i tempi. La scelta avvenuta negli anni Settanta di adottare una grafica particolarmente moderna – comunque elegante – impose alla rivista una chiara identità e riconoscibilità. Dagli anni Ottanta in poi il desiderio di fare breccia tra un pubblico sempre più ampio ha portato a soluzioni grafiche per nulla entusiasmanti.

Soprattutto fino all’anno scorso, Rivista Militare era un carosello di titoli scritti con i caratteri più improbabili e variopinti, con grafici creati secondo le dozzinali soluzioni predefinite di Microsoft Word (non ce ne voglia l’onesto impaginatore della Rivista per queste osservazioni). L’apparato iconografico della Rivista ha raggiunto nel contempo livelli da elefantiasi e pandemia: era cosa abbastanza comune trovare un articolo sulla giustizia militare o sull’etica del soldato corredato da foto di blindo Centauro in addestramento nel fango. Quale il nesso tra contenuti così delicati e foto vagamente qualunquiste? Con l’ultimo restyling, datato 2006, sono stati fatti notevoli passi avanti verso una normalizzazione della linea grafica, sebbene alcuni espedienti promettano un rapido invecchiamento: la testata appare debole, con uno stile 3D alquanto ostentato e grossolano.

La Rivista Marittima si differenzia dalla precedente in maniera netta e decisa. La grafica, a tratti forse eccessivamente seriosa, ha il pregevole vantaggio di distrarre poco o nulla il lettore, con un apparato iconografico mirato e circostanziato. Idem per l’uso del colore, per fortuna del tutto assente dai titoli. È soprattutto il tipo di carta, lucida e pesante, ad apparire poco in linea con i tempi, ma qualche intervento limitato dovrebbe essere complessivamente sufficiente per svecchiare in maniera definitiva la rivista senza snaturarne il profilo.

Rivista Aeronautica condivide con Rivista Militare qualche problema di sobrietà, evidentemente dovuto alla necessità di ricavarsi a tutti i costi un appeal in mezzo alle molte riviste militari oggi in vendita nelle edicole. Al di là di queste considerazioni marginali e puramente formali, su queste riviste di approfondimento professionale c’è molto da dire anche sul piano dei contenuti e della sostanza. Scorrendo velocemente l’indice delle tre riviste di forza armata – e non ce ne vogliano neppure i militi dell’Arma per questa voluta omissione – se ne ricava l’impressione che Rivista Militare abbia un taglio effettivamente professionale, con frequenti studi su aspetti tattici, organizzativi etc.; viceversa, della Rivista Marittima risalta soprattutto la sua forte matrice culturale, con una significativa presenza di articoli dedicati al mare e alla storia; infine, i dovuti approfondimenti sui prodigi delle più moderne macchine volanti e i reportage sulle attività di volo fanno della Rivista Aeronautica un periodico molto simile alle testate civili più conosciute.

Accanto a queste singole peculiarità, si registra una sempre più netta convergenza verso argomenti comuni. Nelle tre riviste di forza armata – e soprattutto in quella Militare e in quella Marittima – si può osservare come almeno l’ottanta per cento degli articoli e delle rubriche potrebbe tranquillamente essere ospitato anche sulle riviste cugine: la geopolitica e la politica internazionale, per esempio, si sono guadagnate su questi periodici corpose sezioni, attenuando sempre più la ‘biodiversità’ complessiva dei contenuti. I restanti argomenti – soprattutto quelli più tecnici – potrebbero ugualmente essere mutuati tra le varie riviste per coltivare e accrescere una profonda cultura interforze tra i Quadri delle Forze armate. Non è un’esigenza teorica: la Rivista Marittima ospita in pianta stabile una rubrica chiamata ‘Aeronautiche militari’, chiaro sintomo di una crescente compenetrabilità dei diversi aspetti operativi della guerra moderna.

Sempre in tema di interessi trasversali, sarebbe molto interessante conoscere il numero di lettori che seguono contemporaneamente due o più riviste di forza armata. Se si va verso la convergenza totale delle riviste di forza armata, quali specificità andrebbero perse? Tutto sommato, non molte. Se si considera ad esempio la corpulenta Rivista Marittima, solo un paio di rubriche potrebbero essere sacrificate sull’altare della cultura interforze: la sezione dedicata alla nautica da diporto innanzitutto e, al più, quella sull’ambiente marino. Entrambi gli argomenti potrebbero trovare cittadinanza su altre testate non meno prestigiose, da quella della Lega Navale alla già ricordata Universo dell’Istituto geografico militare. Le riviste Militare e Aeronautica dovrebbero cedere a eventuali Notiziari tutte le pagine di pura e semplice informazione sull’attività operativa (per non parlare degli eventi sportivi).

Le stesse sezioni di storia militare diverrebbero un motore prezioso per inculcare – partendo magari proprio dagli errori del passato – il gene della mentalità interforze. Più in generale, esse continuerebbero a rappresentare un prezioso contributo al bagaglio culturale del personale militare. Come collocare in questo contesto l’esperienza di Informazioni della Difesa? Di fatto, questa Rivista raccoglie per vocazione tutti gli input evidenziati in questa breve analisi. Gli aspetti della sua oggettiva debolezza dovrebbero rappresentare in teoria delle clamorose opportunità di crescita. Nei fatti non è affatto così: la Rivista soffre la concorrenza sempre più stretta sul proprio terreno d’azione delle tradizionali riviste di Forza armata. E’ questa una netta vittoria dello spirito interforze che proprio Informazioni della Difesa, quando nacque, voleva promuovere, ma è anche una situazione asfittica che non avrebbe senso far perdurare.

L’evoluzione raggiunta oggi dalle scienze militari impone la creazione di una vera rivista “militare” nel senso più interforze del termine. Il suo successo non si limiterebbe alla pura somma aritmetica delle attuali componenti di forza armata o alla eliminazione dei doppioni. Al contrario, ne scaturirebbe con ogni probabilità una rivista più autorevole, dai dibattiti più ampi, dai contenuti più completi, con un peso specifico maggiore nei think-tank nazionali e magari anche più reattiva nel seguire gli eventi internazionali. Non solo. Tale entità potrebbe e dovrebbe promuovere iniziative per l’approfondimento monografico su specifiche materie, in misura ancora maggiore di quanto già oggi non facciano le riviste di forza armata con i loro supplementi. Un cappello editoriale, quindi, sotto il quale far confluire le diverse esperienze che oggi evolvono in ordine sparso: si pensi, a puro titolo esemplificativo, all’Almanacco navale, agli studi del Cemiss etc.

Questa nascente rivista militare altro non sarebbe che il nocciolo duro di una vera e propria casa editrice, dotata di una linea editoriale ambiziosa e articolata. Dove ‘articolata’ significa: intercettare e riunire tutti i possibili filoni di studio, per evitare che la visione interforze diventi un artificio intellettuale che cancelli i mille aspetti dell’arte della guerra. E dove l’ambizione deve tradursi nella realizzazione di una Enciclopedia militare che talvolta ritorna nei progetti e che immancabilmente viene abortita. Se si partisse oggi da una pagina bianca, la soluzione sarebbe di una semplicità assoluta e imporrebbe un’unica testata di approfondimento. Tuttavia sappiamo che così non è: la pagina non solo non è bianca, ma è stata scritta dalle più autorevoli firme del pensiero militare, navale e aereo che il nostro Paese abbia mai prodotto. Non si può fare finta che tutto questo non sia mai esistito e cancellare con un tratto di penna le tradizioni secolari delle riviste di forza armata. Però il problema rimane: abbiamo quattro riviste per una sola scienza militare.

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