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| Anno 2007 | |
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La prima settimana della prima sessione del ciclo di revisione del Trattato di non-proliferazione delle armi nucleari (NPT) è cominciata il 30 aprile con un’inconsueta atmosfera costruttiva. Questo sentimento positivo si riconduce al forte desiderio di non ripetere la paralisi procedurale della Conferenza di revisione del NPT del 2005, che fu bloccata per 17 giorni sull’approvazione dell’agenda. L’atmosfera costruttiva del primo giorno ha presto ceduto spazio alla frustrazione della mancata concretezza. A distanza di due anni la PrepCom si ritrova bloccata per il mancato accordo sull’agenda.
I lavori della conferenza prendono il via con l’approvazione di un’agenda dei lavori, cui segue una fase di negoziati e infine una fase di raccomandazioni e decisioni vincolanti a livello internazionale. Questa è la massima espressione del multilateralismo della comunità internazionale e della capacità della diplomazia di risolvere le controversie in modo pacifico. L’Iran non approva l’agenda e rifiuta l’avvio dell’iter parallelo dei negoziati. Si respira un’atmosfera di attesa perenne. L’Iran chiede che l’agenda, preparata con mesi di anticipo attraverso una serie di consultazioni del presidente della conferenza, l’ambasciatore giapponese Amano, venga modificata. L’agenda contiene un chiaro richiamo alla Zona libera da armi di distruzione di massa in Medioriente e agli impegni per il disarmo nucleare presi dalle Conferenze di revisione 1995 e 2000, cioè due dei punti dell’agenda ai quali gli Stati Uniti si opposero nel 2005 facendo così fallire la conferenza. Nello specifico l’Iran vuole che alla frase “riaffermare la necessità del pieno rispetto degli obblighi del trattato” sia aggiunto “di tutti gli articoli e gli impegni” in modo che la frase si legga “riaffermare la necessità del pieno rispetto degli obblighi relativi a tutti gli articoli e impegni del trattato”. Difficile credere che per una sottile differenza si arrivi a una situazione di stallo, ma il retroscena è molto più politico che formale. L’Iran, infatti, è messo sotto accusa dagli Stati Uniti per presunte violazioni degli obblighi del trattato (Art.3) relative agli usi pacifici dell’energia nucleare su cui l’Aiea ha competenza; con questa azione l’Iran mette sotto accusa gli Stati Uniti per le evidenti violazioni e il ritardo nel procedere verso la eliminazione delle armi nucleari come previsto dal trattato (Art.6 e Conf. 1995-2000). Nell’ultimo incontro della settimana, il presidente Amano ha chiesto nuovamente l’approvazione dell’agenda, ottenendo però risposta negativa dall’ambasciatore iraniano. Dopo una serie di interventi critici, il Sud Africa propone che gli stati presenti alla conferenza mettano agli atti l’interpretazione di “rispetto degli obblighi” chiesta dall’Iran, entrando quindi a far parte dei documenti ufficiali accanto all’agenda. L’ambasciatore dell’Iran chiede che la proposta sia messa per iscritto e chiede tempo per consultare la capitale, posticipando quindi l’inizio dei lavori a lunedì. Secondo la norma 28 del Regolamento delle procedure del NPT potrebbe esserci un voto. Sarebbe la prima volta nella storia del trattato e sicuramente un precedente preoccupante. La ricerca del consenso significa dare anche a un solo paese il potere di veto. D’altra parte, se si dovesse votare, alcuni stati sarebbero certamente sconfitti; 182 stati membri del NPT hanno rinunciato alle armi nucleari e solo cinque sono i Paesi identificati come dotati di armi nucleari. Di particolare rilievo, durante questa prima settimana, è l’intervento d’apertura del ministro degli Esteri austriaco che ha evidenziato il rifiuto dell’energia nucleare come fonte di elettricità, perché non sostenibile. Molti stati continuano la vecchia politica del nucleare come soluzione energetica, ma si cominciano a vedere solari spinte per l’espansione delle energie rinnovabili. (*)Coordinatore per l’Italia e l’Europa di BANg (Rete Europea dei Giovani per il Disarmo Nucleare)
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