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| Anno 2007 | |
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Durante la visita del presidente del Consiglio Romano Prodi a Mosca lo scorso 22 novembre è stato firmato un accordo tra Eni e Gazprom per dare vita a una società destinata a costruire e gestire il gasdotto South Stream che collegherà la Russia all’Europa attraverso il mar Nero. E’ stato il risultato di maggiore rilievo di una missione in cui il protagonista effettivo è sembrato l’amministratore delegato dell’Eni Paolo Scaroni più che lo stesso Romano Prodi.
Il gasdotto South Stream partirà dalla Russia e passando sul fondale del mar Nero arriverà in Bulgaria; di qui potrà dividersi in due tratte, una verso l’Austria attraversando Romania e Ungheria, l’altra verso l’Italia attraversando i Balcani. Contemporaneamente Gazprom sta progettando con altre compagnie europee il gasdotto North Stream che attraverso il mar Baltico collegherà la Russia alla Germania senza passare attraverso la Bielorussia, così come South Stream aggirerà l’Ucraina. E’ evidente dunque il criterio di presa diretta con i clienti europei che la Russia sta perseguendo. Se la Russia mira a portare il suo gas in Europa senza dovere fare i conti con scomodi ex satelliti, l’Europa vorrebbe ridurre la sua dipendenza dalla Russia. South Stream infatti è in concorrenza con un altro gasdotto, Nabucco, che dal bacino del Caspio attraverso Turchia e mar Nero raggiungerà l’Austria, duplicando di fatti uno dei due rami di South Stream. Nabucco potrebbe essere rifornito, oltre che dall’Azerbaijan, da Turkmenistan, Kazakistan e forse anche Egitto, Iran e Iraq. “L’Europa può dare spazio sia a Nabucco che a South Stream”, ha affermato Scaroni, aggiungendo di aspettarsi un forte supporto da parte dell’Unione Europea visto che South Stream è un progetto europeo. Tuttavia, nonostante le dichiarazioni di principio, la politica energetica dell’Ue è affidata alle iniziative dei singoli Paesi – forse ancora meglio all’intraprendenza delle singole società – piuttosto che a un disegno comune. L’Italia fa giustamente la sua parte privilegiando i suoi interessi e accontentandosi in questo caso dell’europeismo di maniera. Non per nulla Scaroni ha parlato di “benedizione politica” a proposito dell’accordo che ha firmato proprio in concomitanza con la visita di Prodi. Il presidente del Consiglio, oltre che dare la sua benedizione all’accordo Eni- Gazprom, ha portato in omaggio a Putin la restituzione alla Russia del diritto di proprietà sulla chiesa ortodossa di Bari. Questo gesto mette sicuramente in buona luce l’Italia, ma i benefici maggiori saranno forse per la diplomazia vaticana nel suo tentativo di avvicinamento alla chiesa ortodossa di Mosca. In conferenza stampa Prodi ha accennato agli argomenti trattati nel colloquio con Putin; tra questi, i rapporti di Mosca con la Polonia, lo schieramento del sistema di difesa antimissile Usa in Europa (in Polonia andrebbero gli intercettori) e lo status del Kosovo. I risultati delle recenti elezioni in Polonia sembrano portare a un miglioramento dei rapporti con la Russia; per superare il divieto di importazione delle sue carni e dei suoi prodotti caseari in Russia la Polonia avrebbe autorizzato controlli di veterinari russi. Lo stesso Putin ha poi auspicato una visita a Mosca del ministro dell’agricoltura polacco. In merito al sistema antimissile Putin ha detto di avere avuto l’impressione che gli Usa stiano tenendo in considerazione le sue perplessità. Il giorno successivo all’incontro tuttavia una fonte anonima del ministero degli esteri russo avrebbe affermato che non c’erano proposte sostanziali nella risposta scritta inviata dagli Usa a Mosca per chiarire gli elementi essenziali del sistema. Evidentemente la partita è ancora aperta; molto dipenderà dai rapporti futuri tra Mosca e Varsavia e da come questi potranno influire sulla disponibilità della Polonia a ospitare i missili Usa. Sul Kosovo infine le dichiarazioni di Prodi e Putin sono state prudenti se non evasive. Prodi ha detto che è necessario utilizzare al meglio il tempo che rimane fino al 10 dicembre (presentazione al segretario generale dell’Onu delle proposte della troika di mediatori, Ue-Usa-Russia) per indurre le parti a negoziati costruttivi. Putin ha detto di conoscere già la posizione del primo ministro italiano e che questi sa quale è la sua. La diplomazia potrà anche fare miracoli nei giorni che mancano al 10 dicembre, ma forse il miracolo che aspettano entrambi, Prodi e Putin, è che le cose rimangano come sono ancora per un po’.
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