Anno 2007

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L’Iran non è affatto isolato

Franco Apicella, 3 dicembre 2007

Il presidente iraniano Ahmadinejad è stato invitato per la prima volta a partecipare alla riunione del Persian Gulf Cooperation Council (Gcc) che si tiene a Doha il 2 e 3 dicembre. I capi di Stato di Arabia Saudita, Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Qatar discutono della situazione in Iraq e della crisi nucleare iraniana nel quadro della politica di sicurezza del Golfo. I Paesi del Gcc sembrano intenzionati a migliorare le loro relazioni con l’Iran, talora difficili in passato come per esempio negli anni 80 quando l’Arabia Saudita era schierata con l’Iraq di Saddam Hussein in guerra contro l’Iran.

Le posizioni oltranziste di Ahmadinejad, manifestate anche in occasione della conferenza di Annapolis conclusa il 28 novembre scorso negli Usa, non lo hanno dunque isolato dal mondo arabo. Con la sua solita retorica, il presidente iraniano aveva detto che “la partecipazione a questa conferenza dimostra mancanza di intelligenza politica” e che “i nomi di coloro che fanno concessioni agli occupanti sionisti partecipando [alla conferenza] non saranno ricordati con buona reputazione”. Ahmadinejad si riferiva in particolare ai rappresentanti dei 20 Paesi arabi e musulmani, tra cui la Siria.

In quel discorso, tenuto a un’assemblea della milizia volontaria Basij, Ahmadinejad aveva anche affermato di ritenere chiuso il caso nucleare iraniano come problema politico. “Noi cooperiamo con gli ispettori dell’Aiea (Agenzia internazionale per l’energia atomica). Recenti rapporti dell’Agenzia provano che le attività nucleari dell’Iran sono pacifiche…”. Di parere diverso invece si è dichiarato il responsabile della politica estera dell’Ue Solana, deluso dai colloqui avuti a Londra il 30 novembre col negoziatore iraniano Saeed Jalili. Nel frattempo gli ispettori dell’Aiea avrebbero già sigillato in Russia un carico di uranio da usare come combustibile destinato all’impianto iraniano di Buhsher.

Il problema nucleare iraniano è ancora tutto da risolvere, ma non è il solo e neppure il più importante che la repubblica islamica di Teheran e il suo leader pongono alla politica internazionale. Nella sua prima intervista ai media giapponesi il 29 ottobre scorso Ahmadinajad ha sostenuto ancora la sua posizione sul nucleare e in merito ai rapporti con la Corea del Nord ha detto che l’Iran cerca di “sviluppare buone relazioni con ogni Paese” incluso ovviamente il Giappone. Non si tratta solo di buone relazioni, ma di una fitta rete di contatti e interessi internazionali che vanificano l’isolamento cui l’occidente vorrebbe condannare Ahmadinejad.

L’Iran ha stretto accordi commerciali e industriali nel settore petrolifero con Bolivia, Nicaragua e Venezuela; questi tre Paesi, insieme con Cuba, hanno dato vita all’Alternativa Bolivariana per le Americhe (Alba) che si propone come antagonista all’Area di libero scambio delle Americhe (Ftaa) sostenuta dagli Usa. All’Iran, su invito del Venezuela, è stato riservato il posto di osservatore nell’Alba. L’aspetto politico di queste relazioni va ben oltre la dimensione economica degli accordi, relativamente modesta.

Di portata molto più significativa è invece l’accordo siglato con il Pakistan lo scorso 10 novembre per la realizzazione del gasdotto Ipi (Iran, Pakistan, India). Il progetto, chiamato anche “Peace pipeline”, varrebbe 7,4 miliardi di dollari per uno sviluppo di 2.600 chilometri e porterebbe gas dai giacimenti nel sud dell’Iran al Pakistan e all’India. Al momento l’India è fuori dal progetto perché non ha ancora raggiunto un accordo col Pakistan sui diritti di transito, ma sembra difficile che possa restare indifferente a questa opportunità di soddisfare le sue crescenti esigenze energetiche.

Sul piano politico e militare è da segnalare la partecipazione dell’Iran alla Shanghai cooperation organization (Sco: Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Russia, Tajikistan e Uzbekistan). Durante l’ultima riunione tenuta a Tashkent in Uzbekistan il 2 novembre scorso, il vice presidente iraniano Parviz Davoudi ha chiesto che il suo Paese, al momento presente con lo status di osservatore unitamente ad Afghanistan, India, Mongolia e Pakistan, possa diventare membro a pieno titolo. La Sco è un forum privilegiato per fare politica nell’Asia centrale sotto il controllo di Russia e Cina. Ad Ahmadinejad non è sfuggita l’importanza crescente che le due potenze - soprattutto la Russia - attribuiscono alla Sco, né il velato carattere di contrapposizione alla Nato che l’organizzazione sta assumendo.

In un orizzonte regionale più vicino l’Iran ha ospitato lo scorso 13 ottobre il vertice dei Paesi del litorale caspico, (Azerbaijan, Kazakistan, Russia, Turkmenistan, oltre allo stesso Iran). Dopo il crollo della Unione Sovietica non era stato ancora individuato un nuovo regime con cui regolare i diritti sul mar Caspio per i Paesi che vi si affacciano. Secondo le dichiarazioni ufficiali, il vertice avrebbe prodotto buoni risultati e l’Iran ne ha fatto un grande successo della sua diplomazia.

Il calendario degli impegni esteri dell’Iran, di cui è stata riportata solo qualche tappa saliente delle ultime settimane, dimostra che la repubblica islamica non è affatto isolata e che invece ha le risorse e le capacità per fare politica internazionale a livello globale. Sarebbe un grave errore di miopia pensare che Ahmadinejad sia solo un fanatico ottuso da ricondurre alla ragione e che la priorità sia impedirgli di costruire l’atomica.

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