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| Anno 2007 | |
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Il partito Russia unita e altri tre partiti minori vicini all’attuale dirigenza del Cremlino hanno nominato il 10 dicembre come loro candidato alle prossime elezioni presidenziali Dmitry Medvedev, attuale primo vice primo ministro e presidente del colosso statale Gazprom. Il presidente Putin ha dato il suo avallo e “pieno supporto” a colui che è destinato a succedergli per garantire la continuità dell’attuale linea politica. Medvedev di rimando ha proposto che Putin ricopra la carica di primo ministro dopo le elezioni del 2 marzo prossimo e ha detto di ritenere “estremamente importante per il Paese mantenere Vladimir Vladimirovich Putin nella maggiore carica del potere esecutivo”.
Dmitry Medvedev, 42 anni, ha guidato la prima campagna per le elezioni presidenziali vinte da Putin nel 2000 e nel 2003 è diventato capo dello staff del presidente. A novembre del 2005 è stato nominato primo vice primo ministro e presidente di Gazprom. La sua nomina è stata accolta con favore in Germania; il vice ministro degli esteri Gernot Erler ha notato che Medvedev “non ha precedenti né nei servizi segreti né nell’ambiente militare” e ha suggerito che questo “è un evidente cambiamento della attuale situazione”. E’ stato invece più prudente il vice presidente del comitato Esteri del parlamento europeo Michael Gahler che, pur sottolineando in senso positivo la mancanza di precedenti militari di Medvedev, ritiene che “non ci saranno cambiamenti nel prevedibile futuro”. Gahler ha citato un detto tedesco: “Sappiamo chi è il cuoco e chi è il cameriere – e Medvedev è il cameriere”. E’ solo una delle ipotesi sul futuro di Medvedev, destinata forse a essere smentita come lo sono state le previsioni che volevano un uomo dell’apparato, un “siloviki” - uomo forte, alla successione di Putin. Uno dei candidati sembrava dovesse essere l’ex ministro della Difesa Sergei Ivanov, promosso allo stesso rango di primo vice primo ministro di Medvedev lo scorso febbraio. In generale la più recente politica assertiva di Putin, bollata da molti in Occidente come autoritaria, orientava le previsioni verso personalità legate agli apparati tradizionalmente forti, i servizi segreti. Putin invece ha spiazzato tutti e ha nominato un tecnocrate conosciuto dal mondo economico e imprenditoriale occidentale. Il tecnocrate Medvedev ha dimostrato subito un notevole senso dello Stato e nel discorso con cui chiede a Putin di diventare primo ministro dice, riferendosi alla considerazione di cui oggi gode la Russia in campo internazionale: “Non siamo trattati come scolaretti, siamo rispettati e ci si rivolge a noi con rispetto. La Russia ha reclamato il posto che le spetta nella comunità mondiale”. E’ la conferma indiretta alle critiche che si leggono da qualche tempo sulla stampa Usa in merito alla politica che Washington ha tenuto in questi ultimi anni nei confronti di Mosca, ritenendo semplicemente di avere a che fare con il nemico sconfitto nella Guerra Fredda. Dice Dimitri K. Simes su Foerign Affairs che i politici Usa “sembrano dimenticare che la Russia non è stata occupata da soldati Usa o devastata da bombe atomiche. La Russia è stata trasformata, non sconfitta”. La posizione della Russia in campo internazionale oggi è forte e lo dimostrano anche i risultati della recente riunione dei ministri degli Esteri della Nato. Sul trattato Cfe, sul sistema di difesa antimissile Usa in Europa e sul futuro del Kosovo Mosca non ha ceduto una virgola, al contrario degli Usa che sulla minaccia nucleare iraniana stanno imbastendo una difficile manovra in ritirata. A differenza di Bush, Putin lascia al suo successore una solida eredità nella politica internazionale; sarà sufficiente quindi proseguire nella stessa direzione. Il problema potrebbe essere lo sviluppo economico, industriale e sociale. Medvedev nel suo discorso ha detto che oggi per i russi sono importanti “stabilità, miglioramento della qualità della vita e la speranza di uno sviluppo duraturo ed equilibrato”. Sarà relativamente semplice finché le rendite delle esportazioni di gas e petrolio faranno da motore all’economia Russa, ma evidentemente è necessario diversificare l’intero sistema. Finora il monopolio di fatto creato da Putin in materia di energia è stato determinante nel risollevare le sorti dell’economia russa, ma è lo stesso presidente a riconoscere che è giunto il tempo di un cambiamento. Nel discorso del 11 dicembre alla Camera russa del commercio e dell’industria Putin ha detto che il Cremlino non intende creare un “capitalismo di Stato”, aggiungendo: “Dopo che le società [statali] avranno raggiunto la stabilità e saranno autonome, sarà bene per loro operare nel mercato”. Questa forse è la vera sfida a cui è stato destinato Medvedev, proprio in virtù del suo curriculum. Putin continuerà a vegliare sulla politica – interna ed estera – contando sull’appoggio fedele che i siloviki non gli faranno mancare anche se sarà solo primo ministro. La Russia ha ancora bisogno di uno zar.
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