Anno 2007

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La denazificazione tedesca in due libri della casa editrice Lindau

Franco Apicella, 18 dicembre 2007

La casa editrice Lindau propone l’argomento della denazificazione nella Germania del dopoguerra in due libri molto diversi tra loro ma dati alle stampe in contemporanea. Forse l’editore si è ispirato alla frase di San Tommaso d’Aquino “Timeo hominem unius libri” nella particolare interpretazione - forzata ma efficace - che rimanda alla necessità di diversificare le fonti di studio.

Il primo libro, scritto da Alfred Wahl professore emerito di storia contemporanea all’università di Metz, ha per titolo “La seconda vita del nazismo nella Germania del dopoguerra”. Si tratta di un volume molto dettagliato sulla evoluzione della vita politica, sociale ed economica in Germania dall’immediato dopoguerra fino ai nostri giorni in relazione al processo di denazificazione. In realtà, secondo l’autore, sarebbe avvenuto proprio il contrario, il nazismo cioè sarebbe continuato attraverso la presenza di importanti personaggi in tutti i settori della società tedesca.

Vengono analizzate le diverse fasi storiche, a iniziare dai primi anni quando la denazificazione fu operata dagli alleati e successivamente passata di competenza alle autorità tedesche mano mano che queste assumevano responsabilità amministrative e di governo. Particolarmente severo è il giudizio dell’autore nei confronti del cancelliere Adenauer che avrebbe affidato posizioni di rilievo a ex nazisti e si sarebbe mostrato troppo accondiscendente verso quanti dovevano giustamente pagare per il loro passato.

Ricca di dettagli e di nomi, la ricerca di Wahl sembra guidata dalla convinzione della sopravvivenza del nazismo fino ai nostri giorni ma soprattutto dalla incapacità di buona parte del popolo tedesco di rielaborare in senso autocritico il proprio passato. La frase conclusiva di molti capitoli è incentrata sull’idea della continuità che i fatti descritti dimostrerebbero rispetto al regime nazista. Si riconduce alla continuità anche il semplice comportamento, definito arrogante senza altra motivazione, di qualche personaggio compromesso con il vecchio regime.

L’autore parla solo di sfuggita del processo di Norimberga che pure fu una tappa fondamentale della denazificazione. Gli aspetti giuridici sono lasciati in secondo piano nel ritratto della vita sociale, economica, culturale e politica. Norimberga compare nelle righe dedicate a Carl Schmitt, il controverso giurista autore tra l’altro di “Ex captivitate salus”, un saggio ispirato alla sua esperienza di oltre un anno di carcere dal settembre 1945. Wahl non cita questo periodo, ma dice solo che “il giurista e politologo Carl Schmitt incontrò invece maggiori difficoltà per ritornare sulla scena”. Al lettore non resta che fare suo il detto “Audiatur et altera pars!” e tentare la lettura di Schmitt.

Diverso nell’impostazione e nello sviluppo è invece il libro di Stig Dagermann “Autunno tedesco. Viaggio tra le rovine del Reich millenario”. Dagermann, giornalista svedese e attivo antinazista, trascorse quasi tre mesi in Germania alla fine del 1946 raccogliendo materiale per articoli successivamente rielaborati nel libro. L’aspetto sociale è determinante nel suo racconto sviluppato attraverso una serie di ritratti impietosi che mai cedono alla retorica. L’autore non ha altra tesi da dimostrare che l’immanità della tragedia cui sta assistendo; non sfuggono alla sua cronaca le meschinità e gli interessi economici e politici, sempre però ricondotti nell’ambito della vicenda umana. La drammaticità essenziale della narrazione è forse anche un segno premonitore della tragedia personale di Dagermann, che muore suicida nel 1954.

Entrambi i libri meritano di essere letti; forse si apprezza ancora di più quello di Dagermann dopo avere letto Wahl. La ricchezza di contenuti dell’opera del professore si vela a tratti di pedanteria teutonica, a tratti di vis polemica, ma nondimeno costituisce una fonte preziosa per l’approfondimento di un argomento che vale ancora la pena di affrontare.

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