Anno 2007

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Dal 2008 l’Esercito Italiano ritorna a essere un Esercito

Giovanni Bernardi, 29 novembre 2007

Com'è il CalendEsercito 2008? Bello! Questa è la risposta praticamente unanime dei frequentatori del forum di Pagine di Difesa nel thread che avevo aperto per indicarne la disponibilità in formato Pdf. Non era stato così l’anno scorso, perché il calendario era stato oggetto di critiche da parte di tanti che vedevano esibita una retorica non al passo con i tempi.

Il tema scelto quest’anno (90 anni dalla prima guerra mondiale) con motto ‘dalla Grande Guerra a una grande forza’ conteneva in sé un rischio drammatico: cadere nella retorica più banale che sistematicamente emerge quando si tratta di eventi del passato, e ancor di più quando gli eventi riguardano una vittoria. In questo caso, la Vittoria. E invece no. Il parallelo tra l’esercito della Grande Guerra e quello di oggi è stato trattato con una eleganza e una sensibilità degne di una grande scuola di comunicazione.

Il merito? Come in tutte le organizzazioni che si rispettano, chiunque sia a gestire nella pratica la ‘cosa’, oneri e onori vanno al Capo. Dice: ma il Capo non ha fatto niente. E hai detto niente! Il capo non deve fare niente, sono i collaboratori che devono lavorare. Lui dà le direttive. A lui, poi, il merito di lasciarli lavorare esprimendo la loro professionalità. Quindi, se onori e oneri vanno al Capo, onori al generale Castagnetti, che ha saputo creare e motivare il team che ha realizzato il calendario.

Dalla grafica curatissima con quel rosso dominante (colore della passione, dell’amore, del sangue), ai testi particolarmente curati e senza un’ombra di retorica, alla scelta delle immagini, tutto contribuisce a fare del Calendario dell’Esercito 2008 una opera che genera emozioni. E cos’altro deve fare un calendario di forza armata se non generare emozioni? Sono le emozioni che danno forza all’animo e spingono l’animo a dare se stesso per la forte causa. E a dare la vita, qualche volta. Ce lo insegna la perdita del maresciallo capo Daniele Paladini, caduto il 24 novembre in Afghanistan, e di tanti altri prima di lui.

A egregie cose il forte animo accendono l'urne de' forti, o Pindemonte, e bella e santa fanno al peregrin la terra che le ricetta (Ugo Foscolo, I sepolcri).

In questo caso, l’urne de’ forti sono a Redipuglia (migliaia) e all’Altare della Patria (uno, il Milite Ignoto) che il CalendEsercito ricorda a pagina due. Pagine di Difesa e i suoi lettori ringraziano lo stato maggiore dell’Esercito per avere pubblicato un’opera che, pur trattando un argomento ‘a rischio di retorica’, ne è rimasto distante; ha presentato un Esercito radicato nella sua storia ma presente nel presente e ci ha risparmiato le distribuzioni di caramelle e cioccolattini buoniste e i bambini in braccio ai militari e le visite mediche ai disgraziati.

Certo, l’Esercito Italiano sa fare anche quello e lo fa con profondo rispetto per quelli che soffrono, ma non li deve mettere ‘alla berlina’ e lo deve fare in silenzio e con umiltà. Non esibirlo, così come abbiamo visto fare in passato. Altri non lo sanno fare e quindi lo fa l’Esercito, ma in silenzio e senza pubblicità.

Dal 2008 l’Esercito Italiano, grazie al forte messaggio-calendario e alla guida del generale Castagnetti, ritorna a essere un Esercito.



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