Anno 2007

Cerca in PdD


Putin-Saakashvili, prove di dialogo

Marco Bonitti, 16 luglio 2007

Le relazioni tra Mosca e Tbilisi sembrano volgere al sereno. Dopo anni di accuse e di conflitto strisciante, i leader dei due paesi, Vladimir Putin e Mikheil Saakashvili, si sono incontrati a San Pietroburgo in occasione del vertice dei capi di Stato della Comunità degli Stati Indipendenti lo scorso 9 giugno. Entrambi prima dell’incontro, avvenuto a porte chiuse, si sono lasciati andare a dichiarazioni concilianti. Il presidente russo, in particolare, ha affermato: “La Russia non intende mettere in discussione i confini della Georgia e la sua integrità territoriale”.

Alla base del contenzioso tra Russia e Georgia c’è la questione delle due repubbliche secessioniste di Abkhazia e Ossezia del Sud, che dal 1991 rivendicano, armi in pugno, l’indipendenza dalla Georgia, in questo non troppo velatamente appoggiate da Mosca. Mentre la situazione nella prima repubblica sembra tranquilla, nella seconda la situazione si è recentemente deteriorata.

Dall’inizio degli anni Novanta la guerra non dichiarata tra Georgia e separatisti osseti ha provocato mille morti e migliaia di rifugiati. Nel 1992 si è giunti a un accordo per il cessate-il-fuoco tra Russia e Georgia da cui è nata una Commissione di Controllo formata da rappresentanti russi, georgiani, osseti del nord e del sud e della Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce). Il compito della Commissione è quello di monitorare il rispetto degli accordi e di promuovere il dialogo tra le parti. Sotto la sua supervisione è stata posta una forza di peace-keeping formata da quattro battaglioni, uno per ogni parte in causa.

Per 12 anni il conflitto è rimasto congelato, diventando, con la questione del Nagorno-Karabakh, il principale ‘frozen conflict’ del Caucaso meridionale. Tuttavia, dopo la ‘rivoluzione delle rose’ del 2003, Saakashvili, eletto presidente nel 2004, ha fatto dell’integrità territoriale della Georgia la sua priorità. La sua strategia prevede la combinazione di una campagna anti-contrabbando con misure per minare il regime di Tskhinvali, capitale dell’Ossezia meridionale.

Ma il dispiegamento di nuove unità georgiane nella regione per combattere il contrabbando, su cui una grande fetta della popolazione fa affidamento per sopravvivere, ha ottenuto l’effetto contrario di rinforzare la popolarità del leader separatista Eduard Kokoity. Tra il luglio e l’agosto del 2004 la tensione è tornata a salire, fino a degenerare in uno stato di guerra vero e proprio. Sebbene un nuovo cessate-il-fuoco sia stato siglato nello stesso anno, la tensione tra i due contendenti resta alta, con numerose violazioni da una parte e dall’altra, mentre i negoziati versano in uno stato di impasse.

Con il proposito di risolvere la questione pacificamente, Tbilisi dal novembre 2006 supporta un’amministrazione alternativa guidata da Dmitri Sanakoev, che riesce a ottenere un certo credito solo da parte della minoranza georgiana. Sino a quando la Georgia non si impegnerà a prendere in considerazione le aspirazioni della maggioranza osseta, sarà difficile per Sanakoev ottenere l’appoggio dell’intera popolazione della regione.

Le due parti hanno percezioni completamente differenti delle minacce per la sicurezza. Tbilisi accusa la Russia di supportare i ribelli con forniture militari e che la regione sta rapidamente diventando uno snodo per il traffico di sostanze radioattive e di dollari contraffatti. La stessa presenza di peace-keeper russi è considerata una minaccia dalla Georgia, che preferirebbe vederli sostituiti con unità appartenenti alla Guam. Di contro gli osseti considerano i russi come i garanti della loro sicurezza e ritengono l’addestramento e il supporto materiale che la Georgia riceve da forze straniere (dagli Stati Uniti principalmente, che addestrano i soldati georgiani nella base di Krtsanisi vicino a Tblisi) come un metodo per migliorare le capacità offensive delle forze armate.

A suffragare questa visione sono giunte le parole del presidente Bush, che durante la sua ultima visita nel paese si è auto-proclamato garante dell’integrità territoriale georgiana. Infine Mosca si atteggia ad arbitro super partes, il cui ruolo è quello di prevenire un’escalation del confronto, anche se si dice preoccupata per la fase di impasse che i negoziati stanno attraversando e per i continui atti di violenza.

La definizione della questione abkhaza e osseta richiama quella del Kosovo. Putin non ha mai nascosto la volontà di guardare alla provincia ex-jugoslava come a un precedente per definire anche il futuro delle due province caucasiche della Transdnistria e del Karabakh. Insomma, se il Kosovo otterrà l’indipendenza, anche queste aree potranno rivendicare per sé lo stesso trattamento da parte della comunità internazionale, innescando una serie di rivendicazioni a catena con i paesi vicini.

Durante l’incontro di San Pietroburgo, i due presidenti non hanno parlato solo di politica, ma anche di economia. Infatti, a dimostrazione di quanto i rapporti tra i due paesi siano difficili, da oltre un anno vige il blocco delle esportazioni georgiane verso la Russia. Le relazioni si erano esacerbate lo scorso settembre sino alla rottura delle relazioni diplomatiche, con il ritiro dell’ambasciatore russo, e all’interruzione delle vie di trasporto e di comunicazione tra i due paesi, dopo che Tbilisi aveva accusato di spionaggio alcuni ufficiali russi.

La situazione nel Caucaso, quindi, continua a essere tesa. La regione sta assumendo un’importanza crescente in quanto è attraversata dalle direttrici energetiche dal Mar Caspio e dall’Asia Centrale all’Europa. La stabilità di quest’area è di vitale importanza per l’Unione Europea e dell’Occidente in generale. Soprattutto la Georgia è considerata un paese chiave, sia per la sua posizione strategica sul Mar Nero che per la sua politica estera filo-occidentale. Tuttavia, le derive indipendentiste delle sue regioni settentrionali, ne fanno un paese altamente instabile e in continuo conflitto con Mosca.

FAI CLICK SU QUESTO LINK ED ESPRIMI LE TUE IDEE NEL FORUM