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| Anno 2007 | |
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Durante il vertice italo-francese tenutosi a Nizza il 30 novembre scorso, il premier Romano Prodi e il presidente francese Nicolas Sarkozy hanno colto l’occasione per affrontare temi di rilevanza internazionale e intensificare la dinamica dei rapporti bilaterali con particolare risalto a materie energetiche e alle politiche economiche.
L’esito complessivo del meeting è stato lusinghiero. Nella città francese sono emersi spiragli per una rinnovata intesa italo-francese che da tempo pareva essersi affievolita. Non è azzardato ritenere, infatti, che a vertice concluso l’alleanza tra i due Paesi ne esca rafforzata. Allo stesso modo è assodato che la piattaforma di dialogo tra Italia e Francia, valutabile in termini di ritorno positivo sulle singole economie e politiche nazionali, è stabile e genera nel panorama degli assetti europei un effetto positivo e calmierante nei confronti del consolidato asse franco-tedesco. Forse in modo tutto affrettato e inaspettato per le tempistiche politiche, il presidente Sarkosy ha accennato all’ipotesi di dare vita alla costituzione di un consiglio bilaterale italo-francese per i temi della difesa e della politica estera. Tale proposta, anche se sembra derivare dallo slancio personale del presidente anziché da un’azione politica predefinita, assume una valenza pratica che permette di scorgere una linea d’intenti comune ai due Paesi. Una corretta trattazione di temi inerenti la politica estera, come delle problematiche della difesa, non possono esulare da un’analisi e un approccio congiunto tra Italia e Francia. In questa ottica i due Paesi, hanno imboccato il giusto sentiero per ottenere risultati e progressi degni di nota. In aggiunta, durante il meeting è emersa la volontà di dare corso a una politica mediterranea con il contributo fattivo dell’Unione Africana e con la partecipazione diffusa del maggiore numero possibile di Paesi afferenti la sponda sud del Mediterraneo. Tale tema, già proposto in altri consessi, non aveva avuto seguito. In altre occasioni era mancata probabilmente la visione organica e l’adesione sinergica a linee guida condivise da parte dei partecipanti. Forse a Nizza qualcosa è cambiato. E’ emersa, infatti, la volontà di valorizzare sforzi comuni in settori strategici in un’ottica di sviluppo sostenibile che risulta realizzabile solo puntando al dialogo interculturale finalizzato al comune obiettivo della crescita economica e di sicurezza. Forse, al vertice bilaterale si è avviata un’inversione di tendenza nell’approccio di temi di rilievo finalizzata a consolidare la stabilità tra le due sponde del Mediterraneo. Al contempo non si è parlato solamente di risoluzione di problemi in termini di visioni di contingenza, utili nel breve periodo ma a una collaborazione politica ed economica che permetta il raggiungimento di obiettivi a lungo termine. Nell’agenda dell’assise, non poteva mancare il dibattito su temi di politica estera e militare di rilievo nel panorama internazionale come il riferimento alla presenza militare in Afghanistan dei due Paesi. I ministri degli Esteri D'Alema e Kouchner, hanno rimarcato la necessità comune all’Italia e alla Francia di continuare a fornire il proprio contributo in termini di uomini e mezzi nonostante le molteplici difficoltà riscontrate. Si è rimarcata la necessità di affrontare con un seria percezione politica la questione afghana in modo aderente alla situazione contingente. La considerazione sottesa al dibattito è stata quella che nessun impegno militare è sufficiente se non è corroborato da solidi aiuti economici e implementato con progetti di sviluppo duraturi. In breve, è necessario fornire all’Afghanistan non solo un aiuto economico d’emergenza, ma è opportuno uno sforzo economico congiunto e riassunto in un unico grande piano di sviluppo – il riferimento per similitudine al piano Marhall è immediato - per il sostegno reale del Paese. Al vertice non sono mancati riferimenti all’area di crisi kosovara che non può ancora considerarsi risolta nonostante i sorgere di molteplici iniziative diplomatiche. La definizione dello status del Kosovo sta diventando un complesso banco di prova per l’Ue. La comunità europea con la questione kosovara si gioca buona parte della propria credibilità diplomatica. Per entrambi i Paesi rimane come punto di partenza l’osservazione che sulla definizione dello status della regione kosovara non è necessario accelerare i tempi. E’ opinione comune il non considerare la data del10 dicembre come il punto di arrivo per l’indipendenza stessa della regione ma quale starting point. Oltre alle tematiche di rilevanza internazionale, il vertice di Nizza è stata un’ottima occasione per affrontare problemi di carattere nazionale per entrambi i Paesi. Dopo lunghe trattative, è stato siglato l’accordo energetico tra il nostro Paese e la Francia. L’italiana Enel e la società di energia francese (Edf ) hanno firmato un accordo di collaborazione nel campo dell'energia nucleare che prevede la partecipazione del gruppo italiano con una quota pari al 12,5% all'investimento necessario per il primo impianto nucleare di nuova generazione nella località di Flamanville. L’obiettivo di rilevanza strategica per il nostro Paese è quello di potere accedere a una parte (fino a 1.200 mw) della capacità nucleare francese entro il 2012, che permetterà all’Italia una minore dipendenza energetica dai canali dell’est Europa. In aggiunta, Enel potrà partecipare alla costruzione di nuove centrali a ciclo combinato (con una quota presunta del 30 o 40%) che stanno per essere implementate in territorio francese da parte di Edf, lo stesso dicasi per la partecipazione di Edf a progetti avviati da Enel in Europa. Degno di nota è anche l’accordo siglato tra la società Terna, proprietaria della rete ad alta tensione in Italia, e l'omologa società francese Rte finalizzato un aumento della capacità di interconnessione tra i due Paesi pari al 60% delle attuali capacità. La nuova piattaforma di intesa internazionale accanto al rimodellato quadro di riferimento energetico che scaturisce dal vertice di Nizza è molto significativo. Da un lato si prospetta una migliore sinergia internazionale tra i Paesi su piano europeo, dall’altro favorisce un migliore accesso ai mercati nella logica del libero mercato e una maggiore integrazione fisica tra Francia e Italia, atta a fornire una maggiore sicurezza negli approvvigionamenti energetici per il Bel Paese.
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