Anno 2007

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Il vertice di Lisbona tra Unione europea e Africa

Luca Carniel, 13 dicembre 2007

Dal 7 al 9 dicembre si è tenuto a Lisbona il vertice tra Unione europea ed Africa. Al meeting hanno partecipato 27 primi ministri rappresentanti l’Ue e 40 presidenti africani con l’obiettivo di avviare una rinnovata politica strategica tra i continenti, capace di aderire alla situazione internazionale in condizioni di parità e non di sudditanza.

Rafforzare il dialogo, dunque, per superare i retaggi del colonialismo e fronteggiare difficoltà dovute a mancate intese sugli accordi di parternariato economico (Epa), per venire meno alle incomprensioni sulle sanzioni economiche e, infine, per contenere le pressanti spinte di Paesi emergenti, quali la Cina, alla ricerca di risorse energetiche nel continente africano.

Il vertice Ue-Africa è stato il secondo appuntamento di un ciclo di meeting, avviati nella città del Cairo sette anni fa, con la finalità di implementare le relazioni politico economiche tra i due continenti. Al Cairo infatti, per la prima volta, rappresentanti europei e africani si erano riuniti per allacciare reciproci contatti e risolvere problemi comuni in modo paritetico. Sulla scorta di tali incontri, nel 2001 era stato adottato il nuovo parternariato per lo sviluppo dell’Africa (Nepad) che aveva dato luogo alla comune strategia europea per il continente nero avviata nel 2005. L’appena concluso vertice di Lisbona anticipa quello conclusivo tra i due continenti previsto per il 2010.

L’Unione europea e l’Africa sono da anni vincolate da relazioni economiche di rilievo. Analizzando le statistiche, la Comunità europea si colloca al vertice della piramide degli scambi economici con l’Africa. Secondo i dati, i Paesi europei sono il più grande importatore di prodotti africani e al contempo, il primo esportatore di prodotti locali. Si stima, infatti, che circa l’85% di quanto prodotto in Africa, ad esempio in termini di frutta e cotone, sia esportato in altri Paesi con l’ausilio di società e gruppi europei.

Il continente africano non è però solo frontiera di interscambi e relazioni commerciali a diretto vantaggio europeo. Prova ne è il fatto che l’Eu si attesta al primo posto nelle sovvenzioni economiche all’Africa. Circa il 52% dell’ammontare ufficiale degli aiuti allo sviluppo – nel 2005 la cifra ammontava a 55 miliardi di dollari statunitensi - nei riguardi del continente africano sono di matrice europea.

Sulla scorta di questo background, dal summit di Lisbona è emersa una strategia comune accompagnata da un piano operativo in grado, se applicato, di migliorare le relazioni tra i due continenti. La nuova prospettiva muove dalla comune volontà di fare collaborare l’Africa e l’Europa per implementare, oltre allo sviluppo, una politica che possa dirsi reale. L’obiettivo finale rimane quello di superare le barriere sociali ed economiche africane e cercare di aderire alle mutate relazioni mondiali. In aggiunta costruire politiche improntate alla dimensione umana.

Proprio alla dimensione e visione dell’uomo si è posta particolare attenzione. A Lisbona si è sottolineato come africani ed europei debbano considerarsi su un piano di eguaglianza per dare vita a una partnership reciproca. Tutto ciò è raggiungibile costruendo una comune piattaforma di dialogo, unico strumento in grado di unire le persone e intensificare le relazioni tra Paesi differenti.

Si è inoltre ribadita l’importanza di una strategia comune basata su temi che vanno dalla sicurezza al buon governo, ai cambiamenti climatici, non dimenticando i problemi legati alle migrazioni. Durante il vertice si è anche deciso di rivedere il complesso delle politiche per lo sviluppo del continente. La finalità di questo lavoro consiste nella speranza che gli aiuti internazionali diventino valido ed efficace veicolo alle strategie africane di sviluppo e non si limitino a essere inseriti in azioni sporadiche che si traducono spesso in perdita di tempo e denaro.

Al contempo, partendo dall’asserto che la globalizzazione stia creando non pochi disagi e problemi tanto all’Europa quanto all’Africa si è cercato di modellare una nuova visione del futuro. L’obiettivo finale è stato quello di promuovere una comune agenda nell’arena internazionale e definire posizioni politiche - e militari - da tenere nel caso se ne ravveda la necessità. Anche il cominciare a considerare l’Africa in modo differente all’interno delle istituzioni internazionali è stato tema di dibattito.

Al vertice i convenuti hanno poi discusso di otto temi su cui è necessario agire coordinandosi tra Paesi. In agenda temi come la governance democratica, i diritti umani, il commercio, l’integrazione regionale, lo sviluppo, l’energia, i cambiamenti climatici, la migrazione, la mobilità e l’occupazione, la scienza e per finire la società dell’informazione e lo spazio.

Unione europea e Africa non hanno, invece, raggiunto alcuna intesa sugli accordi di partenariato economico (Epa). Una nuova tensione che si aggiunge a quelle relative alla situazione nello Zimbabwe e a quelle nella regione sudanese del Darfur, entrambe legate alla violazione dei diritti umani. La motivazione è rintracciabile nella convinzione che molti Paesi africani temono che gli Epa, con il ribasso progressivo delle tariffe doganali all’importazione dei prodotti europei, vadano a provocare un pesante danno alle loro precarie economie.

Gli europei da parte loro hanno manifestato la necessità di concludere gli Epa in tempi ragionevolmente concisi vista l’importanza strategica degli stessi e considerando che i rincari delle materie prime, soprattutto energetiche, aumenta di giorno in giorno di pari passo alla corsa da parte della Cina, India e Brasile per accaparrarsi le risorse naturali del continente africano.

Militarmente al vertice di Lisbona l’Eu ha vagliato la possibilità di un intervento con una forza di pace internazionale a supporto di quella già esistente dell’Ua, non troppo efficace, in Darfur. La regione in cui si sta consumando uno dei più disastrosi genocidi della storia moderna – circa 180mila morti secondo le statistiche - vede comunque già la presenza del nostro Paese con la prossima costruzione di una struttura di accoglimento profughi per cui sono stati stanziati 40 milioni di euro.

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