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| Anno 2007 | |
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Il meeting tenutosi a Cagliari il 10 dicembre scorso si colloca nell’ambito dell’iniziativa 5+5 Difesa a cui ogni anno partecipano i ministri della Difesa di Paesi del Mediterraneo occidentale. Tra i Paesi europei erano presenti: Italia (come presidente di turno), Francia, Malta, Portogallo, Spagna; tra quelli della sponda sud del Mediterraneo: Algeria, Libia, Marocco, Mauritania, Tunisia.
La riunione trattava problemi comuni alle sponde del Mediterraneo del settore della Difesa con la formula del 5+5. In seguito al successo riscosso da consessi sub-regionali come il comitato del 5+5 Esteri e la Conferenza dei ministri dell’Interno del Mediterraneo occidentale (Cimo) si è dato vita al comitato direttivo 5+5 Difesa. La prima riunione informale si era avuta a Roma nel novembre del 2004 e dopo circa un mese la realizzazione ufficiale del progetto 5+5 Difesa nella capitale francese. La presidenza del comitato 5+5 Difesa è a rotazione. Tutti i ministri della Difesa dei Paesi aderenti rivestono la carica per un anno e ricoprono la carica di rappresentanti del Comitato direttivo (Steering commitee, Sc) per essere responsabili delle policy indicate nel piano d’azione generale (Action Plan), concentrato degli intenti di tutti i convenuti. I ministri della Difesa concorrono alla stesura e all’approvazione della Dichiarazione dei ministri che individua l’Action plan annuale. La formula del 5+5 applicata al settore Difesa sembra interessante. Le relazioni tra Paesi sono improntate all’informalità, alla trasparenza e si concentrano sul dialogo tra Paesi in modo paritetico e collaborativo. Al contempo, gli obbiettivi da raggiungere lasciano poco spazio alle parole e si concretizzano in piani d'azione annuali che individuano una piattaforma di dialogo comune e paritaria, finalizzati a rispondere alle sfide multidimensionali della sicurezza internazionale. Le aree tematiche oggetto di dibattito sono: la cooperazione per la sorveglianza marittima; il concorso per la protezione civile; il concorso per la sicurezza aerea. Il controllo delle acque marine implica il coordinamento comune tra Paesi. Il quadro normativo internazionale agevola la collaborazione tra Paesi perché simile, almeno per l’area del Mediterraneo. In aggiunta, aspetti come quello della ricerca e soccorso ( S&r ), quello del contrasto dei traffici illeciti sia di esseri umani che di armi e droga viene costantemente controllato e migliorato. A Cagliari non è mancata l’occasione per fare firmare a tutti i Paesi partecipanti al meeting, con la sola eccezione di Libia e Tunisia, l’accordo operativo (Operational arrangement, Oa ). L’Oa ha l’obiettivo di stabilire uno scambio informativo sul traffico marittimo con vettori commerciali per monitorare o controllare gli stessi garantendone la sicurezza. L’atteggiamento dei Paesi verso il contributo in termini forze armate alla protezione civile per coadiuvare crisi umanitarie come le calamità naturali sembra corretto. La Libia ha presentato una proposta per la realizzazione di un centro di addestramento per l’utilizzo delle mine e per il loro relativo disinnesco. A tale iniziativa prenderanno parte la Francia e l’Italia, che hanno disponibilità di personale caratterizzato da un’esperienza lavorativa nel settore mine. I due Paesi potrebbero partecipare con un gruppo di esperti presso i centri specialistici nazionali. In aggiunta, il dipartimento dei Vigili del Fuoco ha proposto la costituzione di un Centro grandi emergenze per il Mediterraneo occidentale, che potrebbe essere collocato presso l'ex sito aeroportuale di Kinisia, nella città di Trapani. Gli obiettivi sono: l’organizzazione di una struttura logistica; la costituzione di una sala operativa da cui coordinare gli assetti e la formazione del personale nelle operazioni umanitarie e in quelle di soccorso nelle calamità naturali. In ambito di sicurezza aerea, si insiste sullo scambio di informazioni sulla situazione in volo a livello militare come complemento di quanto avviene sulle reti di controllo del traffico aereo civile. Tutto ciò potrebbe costituire una valida misura difensiva in caso di violazione degli spazi aerei a fini terroristici. Un altro aspetto che non è stato sottovalutato al meeting di Cagliari è quello della formazione. Il comitato del 5+5 Difesa vorrebbe costituire una Scuola 5+5 e un Istituto di ricerca strategica con la finalità di favorire l’interoperabilità delle menti e la condivisione delle visoni strategiche tra Paesi affini. Il consesso di Cagliari, dunque, anche se inquadrabile tra le iniziative recenti, ha dato prova di dinamismo e accesa vitalità. Il meeting così costituito presenta potenzialità idonee a fornire la piattaforma sulla quale anche altre aree nel mondo potrebbero cominciare a lavorare sulle tematiche della sicurezza. La natura pratica e paritetica di questo tipo di collaborazione può offrire un trait d’union a processi di cooperazione che si sviluppano in altre organizzazioni e tra altri ministeri. In questi termini, l'Iniziativa 5+5 Difesa è un modello di cooperazione e di esperienze per la collaborazione tra il continente europeo e quello africano di notevole rilievo.
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