Anno 2007

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Putin, Medvedev e la danza del potere

Giuseppe Croce, 17 dicembre 2007

(Ansa) - Mosca, 10 dic. - Il leader del Cremlino Vladimir Putin sostiene la candidatura del primo vice premier russo Dmitri Medvedev alla presidenza. Putin lo ha annunciato dopo un incontro a Mosca tra i dirigenti di Russia Unita, Russia Giusta, Forza Civile e il partito agrario della Russia, che avevano avanzato il nome di Medvedev come candidato unico. “Sostengo pienamente questa proposta'', ha detto Putin.

Potremmo facilmente dire, e lo potrebbero fare praticamente tutti quelli che scrivono e leggono di cose russe, che la candidatura di Medvedev al Cremlino, con tanto di benedizione di Putin, era scontata e che, alla fin fine, “lo sapevamo tutti”. La stessa cosa vale per la successiva candidatura di Putin a premier in caso di vittoria di Medvedev alle presidenziali. In Russia, infatti, in seguito alle riforme costituzionali effettuate e ‘calate dall’alto’ da Putin stesso, il primo ministro lo sceglie il presidente della Repubblica. Potremmo, ma non lo facciamo. Perché a ben guardare l’investitura di Medvedev è allo stesso tempo una cosa scontata e una vera e propria scommessa. I perché sono molti ed emergono facilmente ripercorrendo la breve vita (ha solo quarantadue anni, un lattante rispetto al capo di Stato medio europeo) e carriera del futuro presidente Dmitri Medvedev.

Trovare informazioni su quest’uomo è estremamente semplice per vari motivi. Il primo è che da qualche anno è a capo di Gazprom, cosa che lo fa comparire sui giornali di mezzo mondo almeno a cadenza settimanale. Il secondo è che già da una breve ricerca in Internet saltano fuori parecchie pagine a lui dedicate: c’è persino una voce di Wikipedia, l’enciclopedia gratuita on line, da cui si viene a sapere persino che il futuro presidente ama la musica rock, dai Black Sabbath ai Deep Purple, e che si è sposato giovanissimo con la sua storica fidanzatina, con cui sta assieme quasi da bambino. Il terzo è che, a differenza del suo maggiore rivale all’investitura (perché di questo si tratta e non certo di una candidatura) Ivanov, Medvedev non proviene dall’ambiente dei servizi segreti come il suo predecessore-patrono Putin. E non proviene nemmeno dalle fila dell’esercito. Partiamo dalle informazioni disponibili in rete.

Nato da genitori che di mestiere facevano i professori universitari, passa l’infanzia in un sobborgo proletario di Leningrad. Sempre a Leningrad si laurea in legge nel 1987 per poi completare un dottorato in diritto privato nel ’90 nella stessa università. Un giovane brillante, quindi, che non perde tempo per farsi notare tanto che, sempre nel ’90, il giovane Putin lo vuole al suo fianco nell’amministrazione comunale di Leningrad. Dal ’91 al ’99, oltre ad essere amministratore pubblico, Medvedev ritorna nella sua università in qualità di professore. E trova persino il tempo per ricoprire altri ruoli professionali in due aziende della città.

Ma è nel ’99 che Medvedev, grazie a Putin che lo porta con sé, fa il grande salto di qualità entrando, per poi dirigerlo dopo pochi mesi, nello staff del presidente russo a Mosca. Nel 2000, poi, è a capo dell’ufficio elettorale di Putin per le elezioni presidenziali dello stesso anno: Putin, infatti, cominciò a fare il presidente ancor prima di essere eletto, come “presidente sostituto” di Eltzin. Putin vinse le elezioni e il suo pupillo continuò a fare carriera: dal 2000 al 2001 è a capo del cda di Gazprom, lascia la carica per pochi mesi e poi ritorna nel 2002 per poi diventare nell’ottobre 2003 amministratore delegato della compagnia. Putin lo premia ancora nel 2005 nominandolo vice primo ministro (la stessa carica è ricoperta anche da Sergej Ivanov) e affidandogli altri incarichi istituzionali di rilievo.

A leggere i dati della sua carriera politica, quindi, Medvedev non sembra il classico uomo politico post sovietico con trascorsi imperscrutabili: al contrario ricorda molto da vicino il classico portaborse europeo che ha fatto strada. Molto più ‘classico’, al contrario, il percorso di quello che era il suo avversario, Ivanov. Lecito, quindi, chiedersi il perché della scelta di Putin. Sono stati molti, infatti, gli analisti che si sono chiesti come possa ‘un uomo della società civile’ come Medvedev sopravvivere a quel covo di vecchi lupi ex-Kgb che è la scena politica odierna della nuova Russia putiniana. A questa domanda se ne aggiunge un’altra: resisterà Medvedev alla tentazione di abusare dell’immenso potere che Putin gli sta per affidare?

È noto, infatti, che le riforme costituzionali volute dall’attuale presidente hanno trasformato la Federazione Russa in una semimonarchia. Giusto per fare qualche esempio: è il presidente a fare e disfare il premier senza consultare la Duma; è il presidente a nominare personalmente i vari presidenti delle Repubbliche e dei Territori autonomi che costituiscono la Federazione; è il presidente, infine, che gestisce l’esercito e la politica estera. Medvedev, insomma, potrebbe silurare Putin il giorno dopo la sua elezione.

In realtà le due domande hanno la stessa risposta, o meglio sono una la risposta dell’altra. Perché Medvedev ad oggi non ha alcun potere, amicizia o conoscenza nelle forze dell’ordine, nell’esercito e nei servizi segreti. Qualunque decisione il neo presidente vorrà prendere, quindi, non potrà non passare da Putin che in qualità di premier manterrà il controllo su buona parte dei pericoli che corre. In buona sostanza, se Medvedev decidesse di silurare Putin non saprebbe nemmeno da dove cominciare mentre Putin, facendo una telefonata, potrebbe portare i carri armati davanti al Cremlino. Ivanov, al contrario, sarebbe stato per Putin una seria minaccia.

Tutti parlano, per questo, di un ‘presidente di facciata’ e non a torto. Medvedev, però, non è certo stupido e non è affatto escluso che questo virtuosissimo ragazzo riesca, in un tempo non molto lungo, a guadagnarsi la fiducia della Russia che conta veramente. Affermare oggi che Medvedev abbia o non abbia intenzione di fare qualcosa del genere è pura speculazione e preferiamo astenerci da questo tipo di esercizi. Quello che conta di più - e che a noi maggiormente interessa - non è tanto il versante interno della futura politica presidenziale bensì quello estero. Medvedev lo conosciamo tutti come uomo di Gazprom, e così lo conoscono i suoi futuri colleghi, europei e non solo. E proprio in base all’esperienza Gazprom sono stati formulati i commenti, le analisi e gli auspici degli analisti di mezzo mondo.

Innanzitutto, tornando per un momento a Putin, è lampante il fatto che la futura Russia che l’inquilino del Cremlino sta preparando è l’attuale Gazprom. Gazprom, da diversi anni ormai, è lo strumento principale della politica estera russa. Con Gazprom la Russia influisce pesantemente sullo sviluppo economico dell’Europa occidentale, tiene sotto scacco le ex repubbliche del defunto Patto di Varsavia (una per tutte, l’Ucraina) e sta impostando il nuovo ordine energetico mondiale tramite il controllo (a dir vero non sempre facile) delle immense riserve dell’Asia centrale. Proprio per il ruolo che Gazprom riveste nei piani di Putin, sono in molti a credere che a prendere il posto di Medvedev in Gazprom sarà proprio quest’ultimo: uno scambio di ruoli, un turnover per continuare sulla stessa via.

Medvedev, infatti, è stato negli ultimi anni non solo spettatore ma anche artefice del disegno putiniano. Un disegno che, come abbiamo più volte puntualizzato, l’Ue riesce solo a subire facendo finta di apprezzarlo. Sia che per Europa intendiamo l’Unione nel suo complesso, sia che intendiamo i singoli Paesi membri. All’indomani dell’investitura, ad esempio, due importanti amministratori delegati hanno voluto commentare il fatto. Scaroni, Ad dell’Eni, così ha detto: “Medvedev è l’uomo politico russo che conosco di più e la sua candidatura è una buona notizia per Eni. Medvedev è giovane, intelligente, preparato”. Bergmann, Ad della tedesca E.ON ha affermato: “Credo che può diventare un buon presidente. Medvedev è competente, ha doti imprenditoriali, affidabilità e una chiara visione delle cose di cui si dovrà occupare”.

Due panegirici provenienti da due multinazionali che con Gazprom hanno fatto sempre grandi affari, anche se per affari con Gazprom si intende sempre accordi tramite i quali i russi guadagnano e gli europei pagano. Ma alla fine, da italiani e da europei, dovremmo essere felici di una eventuale elezione di Medvedev al Cremlino? La risposta dipende dal giudizio che diamo all’operato di Medvedev in Gazprom in questi anni e, di conseguenza, alla situazione energetica in cui ci ritroviamo. Perché è certo che col nuovo presidente le cose, almeno da questo punto di vista, non cambieranno di molto.

Gazprom, è vero, ha cercato negli ultimi anni di garantire le forniture e di presentarsi come partner affidabile, seppur costoso. Il discorso in sintesi era questo: pagate molto, ma state sicuri di non restare a secco. Una strategia del genere per l’Europa è una non strategia, è l’accettazione passiva di un dato di fatto. Una non strategia che, finora, ci ha garantito inverni caldi e bollette alle stelle. Per onestà intellettuale vanno riconosciute entrambe le cose, come va riconosciuto che, bilanci alla mano, Gazprom è una componente importantissima e in grado di fare la differenza nell’economia di un’Europa che tiene in piedi danzando allegramente sul filo di un rapporto deficit/pil sempre più instabile e preoccupante.

Se le intenzioni dell’Europa, proclami a parte, sono quelle di delegare la propria politica energetica al suo partner principale e più affidabile, per quanto caro esso sia, allora ben venga Medvedev al Cremlino e Putin premier e amministratore delegato di Gazprom: andremo avanti esattamente come siamo andati avanti fino ad oggi. Se le intenzioni dell’Europa sono, al contrario, di emanciparsi dal controllo russo allora non c’è da stare tanto allegri perché è assolutamente improbabile che Medvedev decida di farci qualche regalo e difenderà, in tandem con Putin, quanto fatto finora da Gazprom.

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