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| Anno 2007 | |
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Il rapporto sulla guerra del luglio-agosto 2006 del giudice in pensione Eliyahu Winograd accusa di gravi responsabilità il governo Olmert e in particolar modo il premier, il ministro della Difesa e il dimesso capo di stato maggiore per avere intrapreso la campagna senza una pianificazione effettiva e valida. Riporta il quotidiano libanese Daily Star che nel corso della guerra contro Hezbollah Olmert e i suoi collaboratori hanno commesso gravissimi errori di valutazione, di imprudenza e addirittura accusa lo stesso ministro della Difesa Peretz di inettitudine in quanto non esperto di questioni militari e nemmeno politiche.
Hezbollah, dal canto suo, nella persona del suo più anziano rappresentante nel sud del Libano, Sheik Hassan Ezzedine, riceve con soddisfazione la notizia e ribadisce la convinzione in merito all’incapacità della attuale classe politica israeliana di far fronte alle criticità che comporta il confronto con il Partito di Dio. Il responsabile di quest’ultimo per il sud del Libano, Nabil Qaouk, ha invece affermato che il rapporto Winograd è la prova della sconfitta inflitta a Israele dai combattenti Hezbollah. Il reale vincitore è infatti proprio il Partito di Dio, la cui consacrazione quale unico soggetto titolato a difendere il sud del Libano gli viene addirittura riconosciuta - seppure indirettamente - dallo stesso avversario e questo a discapito dell’esercito libanese, soggetto istituzionalmente legittimato a ciò. Hezbollah forse aveva proprio bisogno nel presente momento storico di un “quid pluris” che potesse farlo tornare in maniera preponderante sulla ribalta politica libanese. Inserito e quasi nascosto nella coalizione delle forze filosiriane del Movimento 8 Marzo, Hezbollah aveva assunto nella crisi politico-istituzionale libanese un profilo insolitamente basso, dando così spazio ad Amal e al suo principale rappresentante Nabih Berri quale leader riconosciuto delle forze di opposizione al governo di Fouad Siniora. Ciò naturalmente non significa che Hezbollah sia rimasto nel frattempo con le mani in mano: la sua attività tra i “diseredati nella propria terra”, così come definiti dall’imam Moussa Sadr, figura di spicco dello sciismo libanese, è proseguita e prosegue incessantemente attraverso le molteplici realtà assistenziali in senso lato di cui è dotata la struttura del partito, impegnate nell’aiuto alla ricostruzione, nell’assistenza medica, nell’aiuto per la ricerca di un impiego ed altre attività di ausilio alla popolazione. Chiaramente il rapporto Winograd fa inserire a Hezbollah una marcia in più che potrebbe essere meglio sfruttata dal Partito di Dio forse non pubblicamente con grandi proclami e manifestazioni bensì in maniera più soft ma capillare tra la popolazione del sud del libano, e non solo, con un vasto movimento di fidelizzazione dell’elettorato, magari ben diretto da qualche psyops profonda e comunicativa, attività questa in cui Hezbollah ha dimostrato di essere molto abile. Dal canto suo, Israele sta attraversando un momento buio: nato già sotto non buoni auspici, il governo Olmert ha subìto il suo più grave smacco e lo ha subìto nell’ambito della politica della difesa e della sicurezza, ambito fondante di Israele e vitale per i cittadini dello Stato ebraico. L’opposizione chiede a gran voce le dimissioni del premier e già il ministro Eitan Cabel, secondo la tv araba al-Jazeera, si sarebbe dimesso invitando Olmert a seguire l’esempio: potrebbe essere il preludio dell’effetto domino e dell’inizio della crisi politica israeliana, che verosimilmente si concluderebbe con una probabile vittoria del Likud sia che si dovesse andare a nuove elezioni sia che si dovesse formare un governo di unità nazionale di transizione, nel quale sicuramente rappresentanti del partito della destra sarebbero presenti in cambio del supporto politico. Ciò che comunque si manifesta chiaro è che Israele non può permettersi né di essere così debole al suo interno né di avere avversari così forti all’esterno e in tale condizione la Blue Line appare ancora di più instabile e pericolosa.
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