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| Anno 2007 | |
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La branca di Hezbollah che dovrà occuparsi della riedificazione dei quartieri della periferia sud di Beirut, martellati dagli israeliani nel corso dei combattimenti dell’estate 2006, ha annunciato che la ricostruzione inizierà nel mese di giugno. La maggioranza degli abitanti delle quattro municipalità che compongono l’area di Dahiyeh interessata dall’intervento hanno conferito mandato di rappresentare i propri interessi al Progetto Waad (Promessa), periferica di Jiahd al-Binaa principale strumento di Hezbollah per la ricostruzione, di raccogliere i risarcimenti statali per i proprietari delle abitazioni danneggiate nonché di disegnare un piano urbanistico per la ristrutturazione dei quartieri e indicare i progettisti da incaricare per tali fini.
Hassan Jichi, general manager di Waad, ha tenuto una conferenza stampa nella quale ha affermato che la somma complessiva stanziata dal governo per la ricostruzione e consistente in 80 milioni di lire libanesi (circa 53 milioni di dollari Usa) non sono sufficienti per la ricostruzione di circa un milione e 200mila metri quadri di edifici danneggiati o distrutti dalle bombe israeliane. Il Progetto Waad si propone di integrare le somme in modo da evitare che i cittadini debbano sostenere costi per riavere le proprie abitazioni e raggiungere così la somma complessiva necessaria per completare la ricostruzione del distretto. Tra i Paesi che si sono offerti di fornire il denaro necessario vi sono gli stati del Golfo, la Siria e, naturalmente, l’Iran ma anche alcuni finanziatori europei e cristiani libanesi. Le nuove abitazioni saranno adeguate a criteri antisismici, avranno parcheggi sotterranei, generatori, sistemi antincendio e saranno dotate di sistemi di facilitazione dell’accesso ai disabili. La bozza di piano prevede anche la realizzazione di aree verdi con panchine, la cui realizzazione è stata già assicurata da un finanziatore kuwaitiano. Ma il dato più importante è quello sottolineato nel corso della conferenza stampa e relativo alla volontà di mantenere ferma e ben in evidenza l’identità del distretto. Secondo l’architetto Jack Khawam (membro di Waad), infatti, si vuole migliorare e rendere più abitabile l’area piuttosto che cambiarne la fisionomia e l’essenza. “La gente - sottolinea Khawam - deve essere in grado di riconoscere le proprie case, vuole avere sempre gli stessi vicini e frequentare gli stessi negozi”. Si muove dunque la macchina dei soccorsi di Hezbollah, così come peraltro avviene da sempre: il Partito di Dio subentra al governo laddove questo non è più in grado di agire, aiutando i libanesi senza alcuna distinzione di religione o provenienza a riottenere una casa dignitosa e senza costi. Inutile evidenziare la rilevanza di tale operazione nella fidelizzazione dell’elettorato e nella creazione di discredito nei confronti del governo Siniora. Il mantenimento, inoltre, dell’identità del distretto ha finalità ben più sottili di quelle che appaiono: l’azione è specifica per mantenere intatta e salda l’identità politica dell’area, non quella morfologica; la periferia sud di Beirut è, insieme al sud del Libano, roccaforte di Hezbollah e con il progetto Waad il Partito di Dio rinforza le proprie posizioni, mantenendo integro il proprio bacino di influenza. Ogni azione compiuta da Hezbollah, o dalle sue periferiche, è accuratamente studiata per avere il massimo impatto sulla popolazione e in questo momento il progetto Waad potrebbe avere diversi significati: innanzi tutto, prendere le distanze da realtà come Fatah al-Islam e i suoi combattenti, evitando di accomunare Hezbollah a gruppi apparentemente senza regia, la cui azione, oltre a essere stata unanimemente condannata, ha creato gravi problemi alla popolazione, difesa questa volta dall’esercito libanese e non dai miliziani di Hezbollah. Altro dato rilevante è proprio la continua ricerca, ora del governo Sinora ora di Hezbollah, di essere legittimati nel ruolo di soggetti a cui istituzionalmente i libanesi stanno a cuore: poiché nei fatti di Nahr al-Bared protagonista è stato l’esercito libanese e quindi il governo, Hezbollah necessitava in questo momento di sottrarre la scena al premier Siniora, mossosi senza timore e senza esitazione a difesa dei palestinesi e per l’eliminazione di terroristi che avrebbero potuto minare gravemente la già instabile situazione nazionale. Il progetto Waad non nasce dal nulla e ha sicuramente richiesto del tempo per la sua predisposizione. Non può essere certo una coincidenza che la conferenza stampa di presentazione si sia tenuta immediatamente dopo gli scontri degli ultimi giorni. Vi è sicuramente anche l’intento di mostrare una Siria diversa da quella che si oppone alla istituzione del Tribunale internazionale per l’assassinio di Rafik Hariri, una Siria amica che già in precedenza si era mossa per la ricostruzione di alcuni paesi del sud del Libano (tra i quali Qana) e che quindi vuole aiutare il popolo libanese e non dominarlo, ma soprattutto una Siria che domenica è andata alle urne per rieleggere presidente Bashar al-Assad, il quale dovrà verosimilmente sostenere il presidente libanese Emile Lahoud, il cui mandato avrà termine il prossimo novembre. Gli equilibri, dunque, sono molto sottili, quasi ai limiti dell’inesistenza e la complessa realtà politica libanese si dovrà preparare ad affrontare nei prossimi mesi il momento forse più duro della sua storia. Ciò che sicuramente le forze politiche in campo dovranno evitare per il bene della nazione è che lo scontro politico raggiunga un’intensità tale da far precipitare nuovamente il Libano nella guerra civile, il cui spettro aleggia comunque costantemente nel Paese dei Cedri.
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