Anno 2007

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L'Italian Center for Turkish Studies

Giovanni Ercolani, 31 ottobre 2007

Con la fine del sistema bipolare, la Turchia è divenuta uno stato-chiave per comprendere le dinamiche politico-economiche anche di una regione più ampia a quella dei suoi confini geografici. Appunto come ‘chiave’ la Turchia si presenta come un’attore la cui prossimità geografica, le sue affinità culturali e una bilanciata e matura politica estera, ne fanno un giocatore in un’ampia area che rompe i vecchi limiti imposti da una lettura della politica mondiale basata su vecchi bipolarismi.

Mar Mediterraneo, Mar Nero (tra l’altro ora nuova frontiera dell’Europa), Medio Oriente, Caucaso e Asia Centrale vedono questo Paese come uno degli elementi stabilizzanti per una sicurezza a cui tutti noi siamo interessati. In un momento storico in cui le differenze di credo religioso sono state così manipolate per creare tensioni tra i popoli, anche una politica estera europea che si pretende coerente, non può oramai dimenticarsi di questa Turchia che si affaccia di fronte a noi e che attende paziente e laboriosa di essere ammessa in seno a un Club a cui - tra l’altro - ha partecipato per secoli come uno degli imperi più importanti e influenti della storia moderna e contemporanea.

L’Italia e la Turchia sono vecchi conoscenti. Per secoli lungo le rotte tra i due Paesi hanno fatto spola persone, culture, beni commerciali, e speranze. Entrambi si sono amati e combattuti e specchiati in questo Mar Mediterraneo che li ha uniti e divisi, che li ha visti amanti e nemici.

In questa Comunità Internazionale, che sempre maggiormente si va affermando nel linguaggio delle relazioni internazionali, Italia e Turchia dividono una chiara comunanza di interessi e di politiche comuni. Il Dialogo Mediterraneo, la sicurezza energetica e la promozione di meccanismi di cooperazione multilaterale costituiscono solo i più evidenti aspetti di una solida relazione bilaterale, resa più forte nel corso degli ultimi decenni da una costante crescita degli scambi economico-commerciali che fa oggi dell’Italia il terzo partner commerciale della Turchia. Non è dunque un caso che l’Italia, ferma sostenitrice del pieno ingresso del Paese nella Unione Europea, aspiri a divenire il principale partner europeo di Ankara.

Paradossalmente, tuttavia, a dispetto delle considerazioni di cui sopra, il livello di attenzione riservato in Italia alla Turchia rimane, nei media come nell’accademia o nella ricerca, assolutamente sottodimensionato. Pregiudizi storici così come ideologici continuano infatti a permeare di sé un’analisi che tende a rimanere solo superficiale. Una percezione che ancora oggi continua a essere incatenata alle costanti della paura, delle incertezze e delle interpretazioni che accompagnano un’ignoranza di base.

La crezione del ‘Italian Center for Turkish Studies’ (Icts), il primo in Italia nel suo genere, risponde dunque alla volontà e necessità di influenzare e approfondire lo stato degli studi turchi in Italia. A creare cioè una rete di dialogo tra operatori economici, accademici e giornalisti interessati ad andare oltre gli steccati che ancora ostacolono il tentativo di comprensione di un Paese (la Turchia), le cui peculiarità storiche, politiche e sociali rendono tra i più rilevanti e interessanti tra i nostri partner europei.

Lo stesso ‘Turkey Project’ che in questi giorni si sta lanciando e che prenderà il via proprio da Istanbul (dove verrà presentato in una Conferenza presso il Circolo Roma il 9 Novembre 2007), ha lo scopo di ‘projectum’, nel suo senso latino, di ‘proiettare’ la Turchia in Italia, di mostrare qualitativamente lo spessore di questo stupendo Paese, senza cadere nella superficialità di un teatro delle ombre.

L’iniziativa vede anche la partecipazione e il sostegno, oltre che della ambasciata della Repubblica di Turchia in Italia, di personalità di spicco come l’ambasciatore Pulat Tacar, l’ex segretario generale della Bsec ambasciatore Tedo Japaridze, il professore Soli Ozel, il professore Gareth Winrow, il dottor Kemal Kaya, il notissimo giornalista Ali Mehmet Birand, la professoressa Catherine Filosovoff e altri ancora.

L’attività promozionale, e grazie alla quale questo progetto sta prendendo il via, si deve al supporto di Start Sicurezza, della Università telematica delle Scienze Umane ‘Niccolò Cusano’, dell’Istituto alta formazione ‘Lionardo’ e della Associazione di giornalismo investigativo.

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