Anno 2007

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Banco del Sur, alternativa sudamericana a Banca mondiale e Fmi

Pier Francesco Galgani, 15 dicembre 2007

Il 9 dicembre sette capi di stato latino-americani, Rafael Correa dell’Ecuador, Evo Morales della Bolivia, Hugo Chávez del Venezuela, Nestor Kirchner dell’Argentina, insieme a sua moglie Cristina Fernandez, suo successore alla Casa Rosada, il brasiliano Lula da Silva e il paraguayano Nicanor Duarte si sono incontrati a Buenos Aires per siglare gli accordi fondativi del Banco del Sur.

Nato da una idea di Chávez presentata al vertice di Cochabamba del dicembre 2006, il Banco vorrebbe fornire risorse finanziarie alternative a quelle della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale allo scopo di realizzare infrastrutture per lo sviluppo e l’integrazione regionale.

Il fondo di partenza su cui potranno contare i membri, ai quali si è aggiunto l’Uruguay di Tabaré Vasquez e forse in futuro anche la Colombia di Alvaro Uribe, ammonta a sette miliardi di dollari e, in base alle decisioni dei ministri delle Finanze dei sette, il principio che informerà tutte le decisioni del direttivo della Banca sarà quello di uno Stato un voto, a prescindere dal livello di contribuzione di ognuno.

La nascita del Banco del Sur rappresenta un evento molto importante per diverse ragioni. In primo luogo, la sua fondazione segna un ulteriore passo verso il progressivo allontanamento dell’America Latina dalle istituzioni finanziarie internazionali come l’Fmi o la Banca Mondiale e dalle loro prescrizioni economiche.

Nel corso degli anni 90 tali organismi, in cui il peso economico e politico statunitense è preponderante, fornivano prestiti alle nazioni sudamericane in difficoltà, imponendo loro l’adozione di politiche economiche fortemente liberiste: in particolare si chiedeva la totale apertura dei mercati interni agli investimenti internazionali e la riduzione della spesa sociale dei governi in carica. Tali prescrizioni economiche, unite a problemi strutturali delle nazioni latino-americane, contribuirono al loro crescente impoverimento, il cui esempio più eclatante fu la bancarotta dell’Argentina nel biennio 2001-2002.

Il Banco del Sur vorrebbe offrire ai Paesi sudamericani prestiti liberi da prescrizioni economiche così deleterie e allo stesso tempo, vista la tradizionale raffigurazione dell’Fmi e della Banca Mondiale come longa manus di Washington e della sua egemonia sul Sudamerica, vorrebbe incarnare il tentativo di rendere indipendente la regione dai secolari condizionamenti economici e politici statunitensi.

Il premio Nobel per l’economia 2001 Joseph Stiglitz, teorico della globalizzazione e severo giudice dei suoi meriti ma anche dei suoi demeriti, ha accolto con favore la nascita del Banco del Sur: a suo giudizio, favorire alternative all’Fmi e alla Banca Mondiale sarebbe un salutare contributo non solo alla concorrenza dei mercati finanziari, ma anche dei mercati in genere.

D’altra parte, la nuova istituzione non si chiama Banca del Sudamerica, ma semplicemente Banco del Sur, in quanto l’intenzione futura dei suoi fondatori è di trascendere i confini latino-americani per accogliere i contributi di nazioni di altri continenti come Africa e Asia, membri di quell’insieme di nazioni note come Sud del mondo e creare così un fronte di interessi e obiettivi unico, contrapposto al predominio del nord progredito ed economicamente ricco.

Il Banco del Sur vorrebbe essere anche un vettore per la progressiva integrazione economica latino-americana. Secondo lo statuto, dovrebbe fornire risorse per realizzare progetti volti allo sviluppo e all’integrazione economica regionale. In particolare, il Banco potrebbe finanziare il Gasoducto del Sur, un grandioso gasdotto, discusso a lungo, esteso per ottomila chilometri e in grado di trasportare gas naturale dal Venezuela alla Terra del Fuoco e al Canale di Panama.

Una infrastruttura considerata essenziale da Chávez per favorire l’integrazione energetica sudamericana, primo passo per la successiva integrazione economica. Come ebbe a dire l’ex colonnello dei parà al sindaco di Londra Ken Livingstone nell’ottobre 2005, il petrolio e il gas naturale dovranno essere per l’America Latina quello che il carbone è stato per l’Unione Europea: un potente fattore di integrazione. Lo scopo è evidente, un Sudamerica economicamente unito potrebbe svolgere un ruolo internazionale adeguato alle sue enormi potenzialità sociali, economiche e politiche.

Una simile prospettiva ha convinto anche il Brasile di Lula da Silva a convergere sul Banco del Sur. Malgrado la preponderante forza economica, malgrado il fatto che il suo Paese disponga di una sua banca per lo sviluppo, e sebbene la delegazione brasiliana avesse espresso riserve sul principio uno Stato, un voto, il presidente Lula ha deciso di aggregarsi al progetto del Banco del Sur. Lula guarda lontano: è infatti convinto che la progressiva integrazione prima energetica e poi economica latino-americana, frutto anche dell’intervento del Banco, potrebbe essere lo strumento migliore per rafforzare la tradizionale leadership del Brasile sul Sudamerica.

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