Anno 2007

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Il ruolo di Chàvez nel negoziato tra governo colombiano e Farc

Pier Francesco Galgani, 21 dicembre 2007

Il 18 dicembre l’agenzia di stampa cubana Prensa Latina ha reso noto un comunicato delle guerriglie marxiste colombiane delle Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia) secondo il quale il loro leader, Manuel Marulanda, si diceva pronto a liberare tre ostaggi scomparsi da tempo. Questi sono Clara Rojas (amica di Ingrid Betancourt e sua candidata vice presidente nel 2002, quando la Betancourt concorse alla massima magistratura colombiana e fu poi rapita dalle Farc), il figlio della Rojas, Emmanuel, frutto di una relazione con un guerrigliero e Consuelo Gonzales, ex membro del Parlamento di Bogotà, rapita nel 2001.

Le Farc, insieme all’Eln (Ejército de Liberación de Colombia) sono due formazioni guerrigliere marxiste, in lotta da almeno quattro decenni contro il governo centrale colombiano e che nei lunghi anni di guerriglia hanno contratto legami con i maggiori esponenti del narcotraffico colombiano. Dopo l’11 settembre 2001, il presidente Alvaro Uribe, spalleggiato dalla amministrazione Bush, ha inserito la lotta contro tali gruppi armati nella più generale guerra al terrorismo, ottenendo da Washington aiuti militari e finanziari che hanno reso la Colombia il Paese con più sovvenzioni americane dopo Israele ed Egitto.

La contrapposizione tra le parti in conflitto si è manifestata in varie forme e, tra queste, il rapimento di esponenti del governo o della società colombiana rappresenta ormai il basilare strumento di pressione delle Farc sul governo centrale. Il principale ostaggio nelle mani dei guerriglieri è l’ex candidata presidenziale Ingrid Betancourt. L’estate scorsa si era parlato di una possibile mediazione per liberarla sia del presidente venezuelano Hugo Chávez sia del neo presidente francese Nicholas Sarkozy, viste le origini franco-colombiane della donna.

Ma mentre l’iniziativa di quest’ultimo si è sostanzialmente arenata, la mediazione di Chávez è apparsa molto più efficace. A novembre, il presidente Uribe decise di bloccare il tentativo del suo collega. Il recente comunicato delle Farc sembra aprire due scenari: da una parte potrebbe destare nuove speranze per la liberazione della Betancourt, vista la stretta amicizia con la Rojas, e allo stesso tempo potrebbe ridare nuovo slancio al ruolo di mediatore di Chávez.

Le Farc hanno aggiunto che i soggetti che si appresterebbero a liberare sarebbero consegnati nella mani di Chávez o di chiunque egli voglia. Con tutta evidenza, malgrado l’intervento di Uribe, le trattative dell’ex colonnello dei parà non si erano mai interrotte. A rafforzare questa interpretazione concorrono i ringraziamenti per il ruolo di mediazione e per la buona fede del leader venezuelano espressi dalle Farc nel medesimo comunicato.

Non c’è dubbio che nelle lodi tributate dai guerriglieri a Chávez vi sia l’intento di criticare indirettamente il presidente Uribe per avergli tolto il mandato di mediatore, ma vi è anche altro. La vicinanza delle Farc al leader di Caracas e i loro apprezzamenti sulla sua leadership potrebbero essere indicativi di punti di contatto che andrebbero al di là della attuali vicende politiche.

Non è un segreto che il territorio venezuelano, in particolare nella impervia zona della foresta amazzonica, sia utilizzato dalle Farc come sede logistica. Parecchie dozzine di campi di addestramento sono situati in Venezuela. Fotografie satellitari hanno mostrato molti accampamenti e ospedali da campo. Secondo il parlamentare di Caracas, Julio Montoya, nel territorio del suo Paese risiederebbero almeno 500 uomini delle Farc con passaporto venezuelano.

L’esistenza di tali supporti logistici non costituisce una prova che il governo chavista li sostenga e Chávez appare ben attento a mantenersi sostanzialmente neutro verso il movimento guerrigliero.

In realtà, alcune posizioni in comune esistono. In varie conversazioni private, l’ex ufficiale dei parà, pur manifestando disaccordo sui metodi scelti dai guerriglieri, si è espresso più volte a favore di negoziati di pace tra governo e Farc, per concretizzare l’ipotesi di una partecipazione di queste a un esecutivo di unità nazionale in grado di garantire un inizio di pacificazione fra le parti. Non solo, egli condividerebbe con le Farc anche alcuni loro disegni politici, in particolare gli ideali bolivariani di integrazione latinoamericana.

Il sogno di Hugo Chávez e dei guerriglieri contrari al governo di Bogotà sarebbe ricreare l’ideale di Simón Bolívar della Grande Colombia, inteso come primo passo verso il processo di integrazione dell’intero continente.

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