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| Anno 2007 | |
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Chi segue le vicende del Corno d'Africa ha potuto notare in questi ultimi tempi alcuni segnali di un cambiamento in atto che potrebbe portare l'opinione pubblica internazionale a riesaminare in maniera più critica e consapevole una problematica fino a ora mai del tutto chiarita nei suoi reali contorni, ma di importanza fondamentale per il suo ruolo nella pace del mondo.
L'ex ambasciatore americano alle Nazioni Unite John Bolton nel suo libro di memorie pubblicato pochi giorni fa negli Stati Uniti, fa per la prima volta e sorprendentemente una importante ammissione circa le pesanti interferenze messe in atto dall'Assistente Segretario di Stato Usa per gli affari africani Jendayi Frazer a riguardo della applicazione legale del verdetto di una apposita commissione internazionale istituita per decidere sui confini Etiopia Eritrea. Nella sua circostanziata testimonianza John Bolton spiega come Jendayi Frazer nonostante fosse a conoscenza del carattere definitivo e immodificabile del verdetto sui confini, ritenendolo non conforme alle istanze presentate dall'Etiopia, prese l'iniziativa di richiedere un meccanismo di riapertura dei lavori della Commissione al fine di ottenere la assegnazione all'Etiopia stessa di una maggiore porzione di territorio contestato. Spostando l’attenzione su un altro fronte caldo della stessa area africana, si nota che il 22 novembre scorso il Parlamento Europeo ha emesso una risoluzione riguardante la questione somala in cui al punto 6 chiede che: "sia posto termine a ogni intervento militare straniero in Somalia", riconoscendo quindi in modo implicito il ruolo negativo svolto dall'Etiopia che dopo aver annunciato pubblicamente un anno fa di essere in grado di pacificare la Somalia in due settimane, si ritrova ora impastoiata in una situazione senza via di uscita dopo aver causato danni umani e materiali incalcolabili a un paese che di fatto ha invaso militarmente. La giornalista britannica Michela Wrong, corrispondente della Reuter, della BBC e del Financial Times, in un suo recente articolo dal titolo "I più recenti errori americani in Africa" ha fatto di più tracciando un preciso profilo della gestione fallimentare della politica della amministrazione americana nel Corno d'Africa, la quale viene definita senza mezzi termini la maggiore responsabile della gravissima instabilità politica e sociale dell'Africa Orientale. Secondo l’analisi di Michela Wrong, alla base della rovinosa politica americana in Africa vi sarebbe un modo sbagliato di scegliere i partner secondo un criterio che soddisfa solo i propri antiquati metodi di approccio alle relazioni internazionali, e la tendenza ad appoggiare questi partner in maniera incondizionata andando anche oltre i limiti imposti dalle leggi, con il risultato di esacerbare gli animi, peggiorare conflitti e creare le basi a reazioni di tipo estremistico. Con queste premesse tutti i testimoni e i garanti del rispetto degli Accordi di Algeri sulla questione etiopico-eritrea, primo fra questi il segretario generale del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e la amministrazione Usa, dovranno urgentemente affrontare una nuova importante questione costituita dalla massiccia presenza di strutture militari e truppe in assetto di guerra etiopiche all'interno di territori a sovranità eritrea. Questo dipende dal fatto che il 30 novembre è scaduto il termine ultimo che la Commissione Confini Etiopia Eritrea si era dato dopo che per cinque anni aveva dovuto confrontarsi senza successo con la indisponibilità dell'Etiopia a farsi carico dei suoi impegni consentendo la demarcazione dei confini con appositi capisaldi in cemento, e quindi, in conformità con quanto annunciato precedentemente, contestualmente assumono valore legale definitivo i confini così come tracciati sulle mappe approntate dalla stessa Commissione avvalendosi di riferimenti satellitari. Dal punto di vista del diritto internazionale e secondo le regole che si sono date le Nazioni Unite, questa presenza etiopica oltre i confini eritrei costituisce un deliberato atto di ostilità non più giustificabile con labili pretesti sempre meno credibili quali la necessità di prevenire eventuali attacchi eritrei, e tutta la questione non può più essere semplicisticamente presentata come si è fatto sinora come il risultato di intemperanze ingiustificabili. Il sottile velo di nebbia che fino a ora aveva coperto le vere responsabilità nella gestione della politica africana comincia lentamente a levarsi e sta restituendo una immagine diversa da quella alla quale si era creduto prima, fatta di precise alleanze e scopi specifici per raggiungere i quali alcuni non si sono fatti scrupolo di mettere a repentaglio la pace mondiale addossando le colpe ad altri.
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