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| Anno 2007 | |
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L’intento della Nato di incrementare la presenza nelle acque del Mediterraneo si sviluppa dopo l’attacco terroristico del 11 settembre 2001 in Usa. Il Consiglio Atlantico della Nato approva la dislocazione nel Mediterraneo orientale di una Forza navale (Task Force Endeavour) facendo riferimento all’articolo 5 del Trattato, allo scopo di evidenziare la risolutezza dell’Alleanza e il sostegno solidale di tutti i membri alla lotta al terrorismo internazionale.
Il 4 novembre del 2001, il Consiglio Atlantico decide per il dislocamento delle Forze nel Mediterraneo. Si tratta di tre blocchi che sino ad oggi hanno avuto una loro evoluzione interna. La Forza navale permanente Nato nel Mediterraneo (Stanavformed), nella quale opera una unità navale italiana, è stata rinominata dal 1° gennaio 2005 (a seguito della sua integrazione nella Nato response force, Nrf) Standing Nrf maritime Group 2 (Snmg 2). Il secondo blocco, la Forza navale permanente in Atlantico (Stanavforlant), per la quale c’è la disponibilità nazionale ad aggregare un’unità navale, è stata rinominata Standing Nrf maritime Group 1 (Snmg 1). Infine la Forza navale permanente di Contromisure mine (Mcmforsouth), nel cui ambito opera un cacciamine italiano, è stata rinominata Standing Nrf Mcm Group 2 (Snmcmg 2). Il 4 febbraio 2003 la Nato decise che le forze navali dell’alleanza, dovevano operare come scorta alle navi civili dei Paesi Nato, in transito nello stretto di Gibilterra, missione potenziata successivamente il 16 marzo 2004, a seguito della decisione di estendere a tutto il Mediterraneo l’attività delle Forze impegnate nel Mediterraneo orientale, operazione Active Endeavour. Nell’ottobre dello stesso anno, la Nato ha disposto il passaggio al ‘new operational pattern’, che consiste in un’attivazione dinamica delle forze in operazione, sulla base delle informazioni disponibili (informazioni d’intelligence) e l’allargamento delle attività a tutto il Mediterraneo. Successivamente viene firmato un Memorandum of understanding, in occasione della riunione del consiglio Nato-Russia, per siglare un piano d’azione antiterrorismo che prevede la partecipazione di unità navali russe all’operazione Active Endeavour. La Task force Endeavour è composta dalla Snmg 2, sotto il controllo operativo di Com mcc Naples (Commander maritime component command Naples), la Snmg 1, rinforzata qualora si presentassero situazioni critiche da una forza di contromisure mine Snmcmg 1/2. La Forza opera secondo alcuni target fondamentali (attività di controllo e sorveglianza marittima, scorta di naviglio mercantile nell’area di operazione, operazioni di contromisure mine); e operazioni su attivazione: interventi di scorta a unità navali non combattenti, implementazione di operazioni di contromisure mine (con l’ausilio di team specializzati), protezione di unità sensibili, controllo di campi petroliferi e linee di comunicazione marittime (con il supporto di assetti aggiuntivi), operazioni di controinterdizione al terrorismo marittimo. L’Italia contribuisce sulla base di un ‘new operational pattern’, un profilo operativo che ad oggi, si basa sulla capacità operativa di mezzi come: la fregata Grecale, assegnata al Snmg 2, il cacciamine Numana assegnato al Snmcmg 2, i velivoli Mpa (Maritime patrol aircraft) con alcune sortite mensili, il sottomarino Todaro S 526, U-212A, la disponibilità logistico-operativa della base di Augusta quale Fls (Forwards logistic site). Inoltre l’alleanza è pronta ad impiegare in operazioni di supporto antiterrorismo anche gli Awacs (Airbone warning and control system, dove opera personale italiano fra piloti ed equipaggi.
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