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| Anno 2007 | |
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La situazione in Bosnia-Erzegovina (Bosna i Hercegovina) è perfettamente monitorata. Questo è quello che emerge da una rapida analisi dell’attività di Ipu (Integrated police unit) nel corso di una visita alla base operativa di camp Butmir 2, dove ha sede l’HQ (headquarters) del reggimento, alla periferia della città di Sarajevo. Un’unità compatta e operativa su tutto il territorio della BiH, configurata come la forza di polizia con maggiore presenza di militari dell’Arma dei carabinieri.
Nel contesto bosniaco, formato dalla Republika Srpska (RS), Federazione di BiH e Distretto di Brcko (che gode di uno status autonomo speciale riconosciuto dall’Onu), Ipu rappresenta un contributo militare importante, come ha sottolineato anche il capo di stato maggiore della Difesa, l’ammiraglio Giampaolo di Paola, nel corso della sua visita del 29 maggio ai contingenti impiegati nell’ambito delle forze di Eufor (European union force). Questa unità operativa, costituita da forze di polizia con uno status militare, deriva dal concetto di Msu (Multinational specialized unit) missione iniziata il 2 agosto del 1998 nel contesto di Ifor-Sfor Nato. Il background nel quale opera oggi il reggimento non è altro che una rete di equilibri tra le forze di polizia e quelle militari. Il suo compito è infatti quello di colmare qualsiasi gap tra Eupm (European union police mission) e Eufor (European Union force).
![]() Nella pianificazione operativa di Eupm sono impiegate forze di polizia disarmate, personale multinazionale senza potere esecutivo, con compiti di monitoraggio e guida della polizia locale, mentre Eufor schiera forze esclusivamente militari. Al comando del colonnello dei carabinieri Pasquale Aglieco, il reggimento ha dei target ben precisi: contribuire alla realizzazione e al mantenimento di un ambiente sicuro in BiH, smantellare le organizzazioni criminali locali, supportare l’attuazione degli aspetti civili degli accordi di Dayton (General framework agreement for peace, Gfap), sostenere lo sviluppo delle polizie locali per realizzare le condizioni in cui le autorità locali possano assumere la piena responsabilità. Il 21 novembre 1995 nella base di Wright Peterson in Ohio, Slobodan Milosevic (Serbia), Alija Izetbegovic (Bosna i Hercegovina) e Franjo Tudjman (Croatia), dopo tre settimane di estenuanti trattative, raggiunsero l'accordo di pace, che da allora prese il nome di Accordo di Dayton. Meno di un mese dopo, il 14 dicembre, l'accordo venne firmato ufficialmente a Parigi. Quel giorno in Bosnia Erzegovina si fermò una delle più sanguinose guerre europee, durata tre anni e mezzo. Molti furono quelli che persero la vita, migliaia gli sfollati e i rifugiati. Secondo il Centro di ricerca di Sarajevo, diretto da Mirsad Tokaca, le vittime attestate della guerra in BiH sono circa 100mila, mentre il numero di profughi e sfollati (il cui rientro è regolato dall'annesso VII dell'Accordo di Dayton) ammonta a oltre un milione. “Ad oggi stiamo cercando di favorire una presenza militare più discreta sul territorio – spiega a PdD il comandante di Ipu, colonnello Aglieco – perché intendiamo promuovere una politica di riequilibrio dei ruoli istituzionali pur adempiendo correttamente ai nostri compiti. Il territorio deve riappropiarsi della piena autonomia. La gente inoltre, ha diritto di recuperare uno stato di piena normalità e vedere in movimento i nostri mezzi in assetto da guerra non favoriva certo le cose. Per questi motivi stiamo curando anche questo aspetto”.
![]() Il comandante di Ipu è anche l’esperto del comando delle forze di Eufor, (che dal 5 dicembre 2006 è passato dal generale Chiarini al Rear Admiral Hans-Jochen Witthauer) per la sicurezza e dell’ordine pubblico e le problematiche di polizia. Nel dettaglio, il reggimento si occupa di attività dirette al contrasto delle organizzazioni criminali, alla raccolta e analisi delle informazioni relative ad aree sensibili e minacce all'ordine pubblico, fornendo supporto alla polizia locale. Conduce attività antiterrorismo e operazioni speciali, come la liberazione di ostaggi. Svolge raccolta di informazioni, analisi e scambi informativi, si occupa della tutela di rifugiati e profughi, opera monitorando la sicurezza della comunità internazionale. Con opportuni strumenti d’intelligence inoltre, si occupa della localizzazione e cattura dei criminali di guerra, di attività estremistiche destabilizzanti di tipo islamico e traffico internazionale d'armi (che in BiH è molto sviluppato). Nell’attuazione di questi compiti appare determinante l’addestramento derivante dalla natura militare della forza. In particolar modo, le peculiarità proprie dell’Arma dei carabinieri favoriscono l’adempimento degli incarichi di Ipu, consentendo ad Aglieco di poter operare impiegando uno strumento dotato di particolare flessibilità, mobilità e prontezza operativa. Strutturalmente il reggimento si avvale della sinergia di tre diverse unità direttamente dipendenti dall’ufficiale italiano: il Mobile element (nel quale sono collocate due compagnie: Alpha e Bravo (di supporto nelle operazioni ad alto rischio); le cellule dal G-1 al G-9 (ground) costituiscono invece lo staff del comandante. Infine lo Specialized element, una componente di alto valore perché costituita da pedine specializzate per interventi risolutivi in caso di emergenza e delle componenti investigative speciali. L’attività addestrativa è un’altra delle prerogative del reggimento, che ha il compito di preparare (sulla base di speciali piani addestrativi) la polizia locale e la Sipa (State investigation & protection agency). In questo quadro sono schedulati anche programmi per organismi internazionali e altre aliquote operative di Eufor. Nell’ambito strutturale dello staff del comandante, inoltre, è stata configurata la cellula G-9, detta anche cellula Cimic (cooperazione civile-militare). L’unità è preposta alle attività umanitarie a favore di ospedali, orfanotrofi, scuole, famiglie e villaggi indigenti, potendo contare su un personale preparato e dotato di particolari capacità.
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