![]() |
| Anno 2007 | |
|
|
![]()
In Italia esiste un’aliquota operativa che si addestra nell’ottica di missioni in proiezione su terra, prevedendo assetti che dal mare muovono verso l’interno del territorio. Lo scopo è di avere una forza in grado di fronteggiare una minaccia diversa da quella prettamente sottomarina e navale. Si tratta del Reparto operativo anfibio fondato il 2 maggio 1994 con il nome di Nucleo lotta anfibia. La sede del Roa è a Grottaglie, presso Maristaer, inquadrato nell’ambito del 4° Gruppo elicotteri. I componenti di questo particolare reparto si preparano soprattutto nell’area pugliese, dove agiscono sulla base di particolari programmi, schedulati per addestrare uomini e mezzi alla prontezza operativa.
Seguire una di queste aliquote in addestramento comporta una certa tempestività d’azione, soprattutto se a pilotare uno dei due AB 212 in esercitazione è il ‘militare dell’anno’: l’ammiraglio di divisione Giuseppe De Giorgi, premiato lo scorso marzo a Washington alla cerimonia dei ‘Laureate Awards’. L’ammiraglio, comandante delle Forze d’altura della Marina italiana vanta una brillante carriera svolta per la maggior parte in seno alla componente aerea. E’ noto alle cronache per l’operazione Leonte e l’operazione per il controllo delle acque territoriali libanesi nel contesto di Unifil, in supporto alla Marina militare libanese, quando si ristabilirono le condizioni di pacificazione sul suolo libanese, determinando la rimozione del blocco navale israeliano. Comandante della Mtf 425 (Marittime task force), per il supporto fornito alle Forze armate, è stato insignito di medaglia d’argento al merito militare dal ministro della Difesa libanese Elias Murr. All’arrivo di De Giorgi, i due mezzi sono già schierati in area di decollo insieme al resto degli equipaggi per il briefing pre-missione. Tecnicamente si tratta di un’attività addestrativa di ‘navigazione tattica’, con il secondo elicottero che svolgerà il ruolo di wingman (gregario) in una missione di ‘mantenimento del livello addestrativo’ al volo tattico in formazione. Per gli equipaggi degli AB 212 eliassalto, il volo tattico in formazione è propedeutico all’effettuazione di missioni in ruolo di scorta ad altri elicotteri (in genere più grandi, come gli SH3D) che trasportano truppe o carico.
![]() In generale, il volo in formazione tattica è una delle capacità più importanti degli equipaggi eliassalto perché spesso, soprattutto in teatro operativo, è raccomandato o addirittura obbligatorio volare in almeno due unità, per il concetto del ‘mutuo supporto’. Questo consente un aumento della capacità di osservazione, protezione reciproca in caso di fuoco ostile, aumento della portata nelle comunicazioni radio, supporto immediato in caso di atterraggio di emergenza di un elicottero. Il comandante del 4° Gruppo elicotteri, il capitano di fregata Gennaro Carola, sovrintende alla preparazione degli equipaggi, mentre l’ammiraglio De Giorgi dispone per le imbracature del suo equipaggio, che consentiranno anche un’adeguata attività fotografica in piena sicurezza durante il volo. Dopo un rapido esame della carta e delle caratteristiche del terreno si delinea il percorso tra i check-point. In navigazione tattica non si procede in linea retta, ma si seguono le caratteristiche del terreno per trovare la migliore copertura e conoscere costantemente la propria posizione. Sono le 9.30 e la temperatura inizia a salire. Il volo, nonostante i portelloni aperti, si preannuncia molto caldo. Entrambi i mezzi impiegati sono degli AB 212 in assetto eliassalto, dotati di galleggianti di emergenza per il volo sul mare, sedili e pavimentazione corazzati, illuminazione del cockpit ed esterna compatibile con gli Nvg (Night vision goggle). Rispetto a questa configurazione è possibile installare corazzature su tutto il pavimento e sui lati della cabina, due mitragliatrici brandeggiabili Mg 42/59 calibro 7.62 e due mitragliere assiali (Browning calibro 12.7 mm) denominate ‘Hmp’ (Heavy machine-gun pod), montate sui travetti laterali. Inoltre gli elicotteri possono essere equipaggiati con sistema di autoprotezione anti-missile (chaffs & flares).
![]() Tutto è pronto, l’ammiraglio infila il casco (Hgu 84-P di fabbricazione americana specificamente predisposto per l’impiego dei visori notturni Nvg). L’equipaggio di De Giorgi è formato da un operatore di volo e dal copilota, il tenente di vascello Angelo Pazzaglia. Il decollo dei due AB 212 avviene in perfetto orario. La comunicazione tra l’equipaggio si effettua attraverso i caschi in ‘hot mike’ (il microfono è sempre attivo, il che presenta il vantaggio di lasciare le mani libere al personale in cabina o di ridurre il carico di lavoro dei piloti, ma lo svantaggio di aumentare il livello di rumore, poichè ogni suono prossimo al microfono attivo viene amplificato e trasmesso in cuffia a tutto l’equipaggio). ‘Ready, set, go… si aprono le danze’! Il capo formazione non usa mezzi termini, si vola mettendo in pratica tutte le conoscenze in fatto di volo tattico. De Giorgi pilota la missione con la stessa naturale leadership evidente anche nell’operazione in Libano. L’equipaggio eliassalto del wingman tiene testa e applica le procedure. In breve i mezzi fanno ingresso negli spazi aerei poco adiacenti agli abitati di Grottaglie, Montemesola e l’area dedicata ‘sud-ovest Martina Franca’ (si tratta di una delle zone elencate in apposite pubblicazioni aeronautiche, in cui è consentito e disciplinato il volo tattico). La quota varia tra i 100 e i 500 piedi a seconda della regolamentazione delle aree sorvolate (area a nord di Cristiano, area a nord di Massafra) , ma gli AB 212 sono inarrestabili e seguono le prominenze del terreno fino ad inserirsi nel contesto di enormi solchi erosivi definiti Gravine, tipiche formazioni carsiche di queste zone. La tecnica di ‘volo tattico’ è caratterizzata dalla quota inferiore e la necessità di manovrare continuamente per seguire il terreno e sfruttarne la copertura, ma impone una gestione più attenta dei comandi di volo e della potenza disponibile. L’ammiraglio impiega gli equipaggi in atterraggi e hovering sia ‘in effetto suolo’ che ‘fuori effetto suolo’. La comunicazione si fa ‘cold mike’ (richiede l’utilizzo di un pulsante di attivazione del microfono, posto sul ciclico per i piloti e lungo il cablaggio per il personale in cabina), il volo diventa più impegnativo e la temperatura inizia a salire dopo un’ora di attività addestrativa.
![]() Gli scenari sono quelli tipici delle aree intorno a Taranto con una vegetazione bassa, dai profumi intensi, riscontrabile soprattutto nella fascia della Murgia (una subregione pugliese molto estesa, corrispondente a un altopiano carsico di forma rettangolare sito nella Puglia centrale). In lontananza una bandiera, è quella del reggimento San Marco, che indica la presenza di un campo addestrativo situato in un’area militare a nord di Massafra. Il reggimento San Marco impiega la zona per esercitazioni di movimento terrestre, escludendo l’attività a fuoco perché l’area non è adibita a poligono. Il capo equipaggio indica le prossime tappe che prevedono un rapido giro sul mare, l’altro elemento preferito dall’ammiraglio che indica i punti salienti nell’area sorvolata a bassa quota. Dal mare si arriva rapidamente sul Mar Grande, l’isola di San Pietro, l’isola di San Paolo e si nota l’agglomerato urbano di Taranto, ben sviluppato intorno all’arsenale militare. Infine Grottaglie e Maristaer. Il debriefing degli equipaggi si conclude con un bilancio positivo. Nelle attività più avanzate viene aggiunto uno scenario simile a quello di una missione reale, con postazioni ‘nemiche’ da evitare, tempistiche da rispettare e landing zones (aree di atterraggio) prepianificate, per simulare la movimentazione di truppe da un punto all’altro dell’area di operazioni o altri tipi di attivazioni. L’ammiraglio sottolinea alcuni dettagli tecnici sul volo e l’importanza di questa componente attiva del comparto aereo. Un’aliquota indispensabile nel contesto di tante missioni estere, grazie alle caratteristiche di flessibilità e all’alto grado di efficienza operativa raggiunto dal Gruppo. Il volo è andato bene e nel complesso tutta l’attività addestrativa è stata molto positiva. Per concludere, una sola domanda al capo formazione: “Il segreto del buon comandante di uomini”. L’ammiraglio De Giorgi risponde con un sorriso: “Deve avere tre caratteristiche fondamentali: buona fede, affetto verso i suoi uomini e professionalità”.
|