Anno 2007

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Il silenzio delle forze armate

Paolo Rolli, 19 ottobre 2007

Le Forze armate sono diventate improvvisamente mute? Alla progressiva diminuzione delle notizie che giungono dai teatri operativi, che si registra già da un pezzo, serve affiancare ora anche la ‘scomparsa’ dei vertici militari o dei loro portavoce dal campo dell'informazione.

Non sono, infatti, solo i teatri operativi e i comandi in Patria ad aver chiuso i rubinetti del flusso di notizie, limitandosi a un gocciolìo di informazioni relative ad attività umanitarie e di ricostruzione, a eventi sportivi e cerimonie. Uno strano e inspiegabile vuoto si registra anche per quanto riguarda volti e voci ‘con le stellette’ cui ci eravamo abituati in particolari occasioni.

Le Forze armate non hanno più voce? Come mai, pur a fronte di un considerevole sforzo nel settore della comunicazione, non si sente più parlare un militare, meglio se d'alto grado e specificatamente deputato? Eppure anche le Forze armate hanno, o avrebbero, parecchie cose da dire. Qui non si intende entrare nel merito di cosa Esercito, Marina o Aeronautica affermano o commentano a proposito di un determinato fatto, bensì prendere atto che non parlano.

Non si tratta di sostanza, quindi, bensì di forma: un'osservazione che sorge spontanea a chi si occupa di comunicazione, e ancor più di comunicazone militare, assistendo al progressivo ammutolimento che caratterizza gli Stati maggiori.

Eppure di cose da dire ce ne sarebbero, e non solo in merito a quanto accade e si fa in Libano o in Kossovo, in Afghanistan, in Bosnia; si potrebbe parlare di ammodernamento dei mezzi, di formazione del personale, di mille altre cose, iniziative, proposte. Ma soprattutto servirebbe parlare. Invece è il silenzio a regnare sovrano.

Ciò non ha nulla a che vedere, naturalmente, con la massima disponibilità e professionalità con le quali la pubblica informazione degli Stati maggiori tratta con i giornalisti e con chi ha occasione di mettersi in relazione con essa; la questione sta nel fatto che in televisione, alla radio, sui giornali, non si sente più una voce e non si vede più un volto ufficiale. E non è sufficiente citare la normativa che ‘silenzia’ i vertici per spiegare questa ingombrante assenza che caratterizza soprattutto l'Esercito.

C'era una volta il portavoce, si potrebbe dire: se non è il caso di far parlare in prima persona il capo di Stato maggiore, a rendere pubblico quel che la Forza armata intende far sapere ci pensa il portavoce, che per forza di cose deve essere un generale di peso, adeguatamente preparato e non comunicatore improvvisato bensì esperto, nonchè uomo di fiducia del vertice del quale deve esternare il pensiero. Questa è la persona che, presentandosi in uniforme e con un volto, un grado e un nome, deve dire ciò che la Forza armata intende far sapere, quando è il caso che ciò avvenga.

Invece, a esternare il pensiero delle Forze armate ci pensano tutti, politici e opinionisti, estimatori e contestatori, giornalisti e generali in congedo, ma mai una volta, negli ultimi tempi, che si senta un militare con le stellette parlare ufficialmente a nome dell'istituzione di cui fa parte. Molti troverebbero la cosa interessante, e alle Forze armate non farebbe certo male.

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