Anno 2007

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Italia e Francia in prima linea per la pace in Africa

Eugenio Roscini Vitali, 27 settembre 2007

Il 25 settembre, durante la 62^ assemblea generale dell’Onu, il presidente del Consiglio Romano Prodi ha dichiarato che l'Italia si rende disponibile ad ospitare il prossimo vertice per la pace in Darfur, garantendo fondi e mezzi aerei per l’imminente missione internazionale di peacekeeping approvata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La notizia precisa che il premier italiano ha posto particolare attenzione sulle questioni del Corno d’Africa e sulla vacillante situazione sudanese che, a due anni dallo storico accordo firmato il 19 gennaio 2005 a Nairobi, rimette in discussione la pace siglata dal Movimento di Liberazione Popolare (Spla), organizzazione che appresenta le popolazioni cristiane e animiste del sud, e il Partito del Congresso Nazionale che domina il governo musulmano di Khartoum. La pace fu firmata al termine di uno dei più sanguinosi conflitti che hanno sconvolto il continente africano; una guerra civile, la secondo in ordine di tempo, che è durata più di 20 anni e che ha provocato due milioni di morti e quattro milioni di profughi.

Per quanto riguarda il Darfur, Prodi ha sottolineato che, durante una recente visita in Italia, il presidente sudanese Omar al-Bashir ha ribadito lo sforzo fatto dal suo governo per il rilancio dei negoziati pace con i ribelli. Il leader sudanese ha assicurato che Khartoum si sta impegnando per garantire un cessate il fuoco permanente che permetta il prosieguo dei colloqui già iniziati lo scorso anno ad Abuja, in Nigeria, e che 5 maggio 2006 hanno portato alla firma di un trattato parziale a cui ha aderito l’ala dell'Esercito di liberazione del Sudan (Sla) che fa capo a Minni Arcua Minnawi. Il tavolo delle trattative si era poi interrotto per la ferma opposizione del Movimento di giustizia ed uguaglianza (Jem) di Khalil Ibrahim e di altre fazioni minori, determinando una frammentazione dei gruppi ribelli e la ripresa degli scontri.

Nelle ultime ore, le promesse del presidente sudanese non sono però state avvalorate dai fatti. L’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) denuncia nuovi flussi di sfollati che fuggono dal Darfur per il riaccendersi delle violenze. La mancanza di significativi passi in avanti sulla sicurezza si ripercuotono anche sul lavoro dei volontari e sulla loro incolumità. Nonostante l’assistenza dei soldati dell'Unione Africana (UA), nel 2007 sono stati rapiti 77 operatori umanitari e sono stati assaliti e rubati decine di mezzi dell’Onu. L’Unhrc rischia inoltre di ridurre le propria presenza in Darfur a causa della scarsità dei fondi a disposizione. Da quanto riportato dalle agenzie internazionali, nei primi nove mesi dell’anno, l’organizzazione avrebbe ricevuto sette milioni di dollari in meno dei 20 richiesti.

Per quanto riguarda la Somalia, Prodi ha auspicato un’ulteriore sforzo da parte della comunità internazionale e un'azione comune di Onu e UA, in modo da dare risposte rapide ad un teatro di crisi sempre più preoccupante. La Somalia sta ormai assumendo una deriva sempre più drammatica e la divisione tra il Governo federale di transizione (Tfg), già di per sé diviso al suo interno, e l’Alleanza per la liberazione della Somalia (Als), nata ad Asmara dalla coalizione delle forze di opposizione, aggrava ulteriormente la situazione. Gli attacchi ai soldati governativi e alle forze di occupazione etiopi si ripetono a scadenza giornaliera e i combattimenti non accennano a diminuire, così come i regolamenti di conti tra gli esponenti di vari clan o gruppi locali che si contendono la spartizione dei profitti derivanti dal traffico di armi e droga. Dietro a tutto questo, le prospettive di una nuova catastrofe umanitaria.

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