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| Anno 2007 | |
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Fronteggiare adeguatamente la minaccia del terrorismo, definire una ben precisa strategia che, partendo dalle crescenti vulnerabilità delle moderne strutture sociali e cercando di prefigurarne le possibili offese, definisca le più idonee modalità di intervento, tenendo presente che il problema è anche e soprattutto di natura politica e culturale. E’ stato il leitmotiv del convegno “Terrore e democrazia: la conquista delle menti e dei cuori, il soft power nel contrasto al jihadismo globale”, svoltosi a Roma all’Università Pontificia Gregoriana. Ad organizzare l’iniziativa è il Centro Alti Studi per la lotta al terrorismo e alla violenza politica (Ce.A.S), fondazione Onlus, presieduta dal senatore Maurizio Calvi. Il Centro svolge come attività prevalente la tutela dei diritti civili e l’analisi studio del terrorismo, criminalità organizzata e di violenza politica sul piano nazionale ed internazionale.
Una tre giorni (28-30 novembre) che ha visto l’attenzione dei vari relatori e studiosi concentrarsi sulla strategia basata sul soft power cioè sulla capacità di prevenire e risolvere i conflitti affiancando le tradizionali risposte militari con strumenti in grado di incidere sulle cause profonde del terrorismo attraverso un lavoro articolato sul piano sociale, culturale, economico e dell’informazione. “All’offensiva violenta dell’estremismo e del terrorismo la comunità internazionale deve reagire con coesione e fermezza, sapendo evitare le tentazioni repressive che possano creare conflitto con i principi della democrazia e con la tutela della legalità”. Sono le parole che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato nel messaggio di saluto ai presenti al convegno. “Si tratta di un equilibrio difficile e delicato – ha proseguito – che le istituzioni rappresentative e quelle incaricate della sicurezza devono perseguire con costanza, nella consapevolezza della responsabilità assunta non solo nei confronti dei singoli, ma soprattutto nell’interesse della pace e del progresso delle nazioni”. “Il terrorismo fondamentalista è una delle più insidiose minacce alla sicurezza e alla pace tra i popoli”. A sostenerlo è stato il ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, che non riuscendo ad essere presente ha inviato il suo intervento di relatore che è stato letto nel corso dei lavori. “Il governo italiano – è stato il suo commento – è convinto che all’indispensabile e delicata azione di contrasto di questa minaccia vada attribuita un’elevatissima priorità. Si tratta di contrastarla con la massima fermezza, senza esitazioni e compromessi. Un fenomeno così multiforme, mutevole e per molti versi elusivo può essere affrontato in maniera efficace solo affrontando con determinazione le motivazioni profonde che lo animano”. “Non deve essere messa in discussione l’utilità delle iniziative – sostiene il vice presidente del Consiglio – di prevenzione, controllo e repressione sulle quali si è maggiormente imperniata in questi anni la risposta della comunità internazionale. Rischiano però di non essere sufficienti se non si innestano in una strategia più articolata e capace di proiettarsi verso il lungo periodo. Una strategia in cui la conquista dei cuori e delle menti occupa un posto-chiave. Un utilizzo intelligente del vasto e sofisticato soft power può costituire un’arma importante, se non decisiva”. “Proprio nei Paesi in cui il terrorismo manifesta la sua furia distruttrice – è il commento di D’Alema - le popolazioni civili sono le prime ed immediate vittime. La comunità internazionale rivolge già da tempo tanta attenzione ai segnali di deradicalizzazione della propaganda fondamentalista che cominciano a manifestarsi in alcuni ambianti”. “L’Italia è parte attiva degli esercizi che si svolgono in vari ambiti internazionali – conclude nel messaggio il ministro degli Esteri – dal G8, che ha un proprio gruppo di lavoro dedicato alla lotta al terrorismo, alle Nazioni Unite, all’Unione Europea che al contrasto alla radicalizzazione dedica una parte importante del processo di attuazione della propria strategia anti-terrorismo. Partecipiamo a questi esercizi in modo attivo e convinto. Convinti che un’incisiva strategia di contrasto del terrorismo può essere davvero efficace solo se passa anche attraverso la via del dialogo interculturale”. “Il terrorismo internazionale non esiste. Non è mai esistito”. Ad affermarlo è il senatore Maurizio Calvi, presidente del Ce.A.S nel corso della sua corposa relazione. “Per le politiche di Governance – ha poi detto – il terrorismo è sempre nazionale, locale, riferito a un contesto che può e deve essere strappato ai terroristi anche fisicamente, portando un ospedale in quella città, favorendo lo sviluppo in un’area depressa, aiutando una persona in difficoltà. I terroristi sono contro un potere preciso, contro uno Stato, una politca, per la emancipazione di una etnia, per la nazionalizzazione di una regione. Si proiettano nell’indefinito spazio mediatico di comunicazione. Invertire gli ordini logici, parlare della loro indeterminatezza per non affrontare la loro storicità è la colpa terroristica della democrazia”. “Solo partendo da questa autocritica considerazione – ha affermato Calvi – e dalla ridefinizione del concetto di democrazia è possibile affermare l’esigenza di una cultura etica e sociale della politica che tolga alimento al terreno di coltura della violenza. Un’esigenza irrinunciabile se non vogliamo correre il rischio di assuefarci alla violenza di ogni tipo”. “Siamo in un’epoca – ha aggiunto – in cui la guerra non ha inizio né fine ed è quindi diventata una condizione permanente della politica planetaria. Oggi per la prevenzione e soluzione dei conflitti è più utile la Governance che il governo. I veri protagonisti della tutela dei luoghi sono gli organismi internazionali di volontariato e cooperazione che rappresentano i popoli, piuttosto che i politici che rappresentano gli Stati”. “Io credo che dobbiamo riaffermare a ogni occasione di dibattito, di incontro e di confronto – ha concluso il senatore Calvi – l’esigenza di una politica per il pianeta, anche senza un pur necessario Governo, che questo Governo si istituisca soltanto quando avremmo la certezza che sia veramente democratico e che intanto una Governance finalizzata a eliminare la miseria e ad assicurare la sopravvivenza sia molto meno rischiosa e più affidabile, oltre che più utile all’eliminazione del terrorismo dal sistema delle relazioni interne e internazionali”.
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