Anno 2007

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Esercito, le donne sono impiegate come gli uomini

Saverio Santoni, 6 marzo 2007

Ognuno può stilare la lista personale di eventi che hanno modificato lo scenario mondiale e determinato l’attuale panorama geo-strategico. Ma su un punto molti sembrano concordare: tali radicali cambiamenti hanno ampliato la tipica rosa dei compiti militari, che si è allargata, sia per quello che riguarda l’ambito nazionale che quello internazionale. In tale ottica, la professionalità militare ha attraversato importanti e profonde trasformazioni, al fine di far fronte alle nuove forme di intervento orientate a garantire la sicurezza e la pace.

In quest’ottica l’Esercito italiano ha identificato la necessità di nuove figure professionali, di nuove capacità che abbiano una forte intelligenza innovativa, che unisca ricerca e sviluppo, che non solo sappia utilizzare materiali e mezzi di alta tecnologia ma fornisca idee e costruisca progetti originali e concreti.

A circa sette anni dall’entrata in vigore della legge 20 ottobre 1999, n. 380 che ha sancito l’ingresso delle donne nelle forze armate italiane, la componente femminile dell’Esercito ha raggiunto il 4,4 % del personale, cioè più di 5.000 unità. Nel particolare, le donne in grigio-verde sono ripartite tra tutte le categorie, ovvero ufficiali (circa 150), marescialli (circa 20) e volontari (circa 5.000). Gli incarichi variano lungo tutto lo spettro delle possibilità: dalle psicologhe alle fucilieri, dalle addette stampa alle paracadutiste e perfino le vigilatrici presso il carcere militare.

Al contrario di quanto avviene in altre nazioni, dove alle donne sono preclusi alcuni incarichi prettamente operativi, nell’Esercito italiano la linea d'azione scelta è stata quella di assegnare gli incarichi in maniera equa, destinando le donne sia all'area operativa che a quella logistica e tenendo conto, per quanto possibile, delle preferenze espresse dal personale. In un’ottica di pari opportunità e rispetto della persona, quindi, anche la progressione di carriera è identica a quella dei colleghi uomini.

Le soldatesse, al pari dei colleghi uomini, sono impiegate in tutti i teatri operativi con il reparto di appartenenza. Sin dal 2001, infatti, il personale femminile dell’Esercito viene impiegato nelle operazioni di sostegno alla pace, condotte fuori dal territorio nazionale, come pure nelle operazioni di prevenzione di atti terroristici in patria. Al momento ce ne sono circa 160 impiegate all’estero: 50 in Libano e Kosovo, 40 in Afghanistan e 20 in Bosnia.

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