Anno 2007

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Gli arresti di Perugia e gli esplosivi artigianali per attentati terroristici

Fernando Termentini, 24 luglio 2007

Dopo gli attentati di Londra del 7 luglio di due anni orsono, si è parlato del rischio che organizzazioni terroristiche potessero utilizzare esplosivi artigianali per compiere attentati. In questo quadro fu fatto anche cenno al problema dell’innesco e al sistema di attivazione che rappresentavano l’elemento della catena più difficile da realizzare e anche da gestire sul piano logistico.

I fatti recenti di Perugia, con l’arresto di sospetti terroristi che sembrano essere esperti anche nella realizzazione di sostanze esplosive artigianali, hanno riportato alla luce il problema e confermato le ipotesi a suo tempo fatte. La preparazione dei potenziali terroristici è in crescita e ormai tale da rendere molto probabile il rischio dell’utilizzo di sostanze reperibili sul libero commercio per realizzare esplosivi o per rendere ‘sporche’ esplosioni convenzionali.

Inoltre, oggi il contenuto dei siti Internet che nel settore specifico forniscono notizie cresce giorno dopo giorno. Ormai è possibile scaricare dal web veri e propri manuali operativi e ‘schede notizie’ con contenuti rilevanti, se letti e interpretati da professionisti con preparazione specifica nel settore.

Lo stesso problema dell’innesco, fino a poco tempo fa di difficile soluzione, comincia a essere superato applicando - come sembra - un approccio diverso rispetto al passato nella realizzazione di esplosivi artigianali. E’, infatti, sempre più evidente dal tipo di materiale commerciale che si legge essere stato rinvenuto, che i potenziali terroristici abbiano mutato il loro approccio, adeguando la tipologia di esplosivo da realizzare sul piano artigianale a quanto reperibile in commercio per ottenere con facilità efficaci inneschi.

E’ inequivocabile, infatti, che disponendo di materiale normalmente utilizzato per la concimazione dei campi e/o nella catena industriale chimica per la fabbricazione di detersivi, di pesticidi e fertilizzanti, è possibile arrivare a realizzare esplosivi anche ad alto potenziale, con un’efficacia molto vicina, per esempio, a quella dello Rdx o del C4 e nello stesso tempo innescabili con relativa facilità.

La semplice aspirina, il freon utilizzato nei congelatori-frigoriferi, la pasta di legno impiegata per la fabbricazione della carta, la paraffina e altro potrebbero rappresentare una materia prima importante, poco costosa e facilmente gestibile. Gli addetti ai lavori, inoltre, sembra che siano anche orientati a esaltare gli effetti degli ordigni rendendoli sporchi con l’aggiunta di sostanze chimiche dannose per l’uomo. Un gioco da ragazzi per chi conosce il problema sul piano teorico, data la disponibilità di materia prima necessaria facilmente reperibile, ad esempio, presso un qualsiasi consorzio agrario.

Una volta realizzata la sostanza esplosiva adeguata alla tipologia dei possibili inneschi disponibili, aggiunto il materiale inquinante sul piano chimico, gestire l’ordigno per ottenere gli effetti terroristici voluti diventa semplicissimo, affidabile e sicuro, dando certezza all’attentato a differenza di quanto avvenuto il 7 luglio a Londra. Una crescita professionale dei possibili gestori dell’evento terroristico che è possibile riscontrare anche nei recenti attentati avvenuti in Gran Bretagna e che lascia pensare che forse ci troviamo di fronte a una scuola di pensiero in continua maturazione.

A Perugia - per quanto noto attraverso gli organi di informazione - i potenziali terroristi hanno dimostrato di avere superato le difficoltà del passato, quando molto spesso l’approccio artigianale ha reso vani i risultati che ci si prefiggeva di raggiungere. La stessa cosa è avvenuta lo scorso mese in Inghilterra. Le sostanze trovate a Perugia ci dicono infatti che i sospetti terroristi conoscono le dimensioni del problema nella sua globalità a partire dalla composizione della sostanza esplosiva per arrivare all’innesco e al telecomando per attivarlo. Tutti parametri che nel passato avevano rappresentato le maggiori lacune e vanificato i risultati dell’atto terroristico.

La realtà attuale è sicuramente maturata. I sospetti arrestati oggi in Italia dimostrano di aver tratto dagli errori di Londra una specie di ‘lessons learned’ che li ha portati a migliorare sul piano professionale, tecnico e organizzativo. Una ipotesi inquietante che conferma ancora una volta l’esistenza di un'unica matrice, di una scuola di formazione quasi sicuramente ubicata in Europa, collegata con un network che permette alle proprie cellule operative di lavorare alla preparazione di atti terroristici senza movimentare materiale specifico, che invece potrebbe essere facilmente intercettato.

Una realtà sulla quale, forse, sarebbe opportuno meditare e individuare regole comunitarie che consentano il controllo del movimento e della vendita di consistenti sostanze chimiche di natura peculiare e attrezzature a elevata tecnologia che potrebbero essere utilizzate anche per la realizzazione di sostanze e congegni esplosivi. Una gestione di un data base europeo che seguisse queste merci, in particolare quando acquistate da persone che per caratteristiche personali o professione non dovrebbero aver esigenza di quantitativi consistenti di materiale specifico o di strumentazione tecnologica a elevata caratterizzazione nel settore elettronico e delle trasmissioni radio.

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