Anno 2007

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L’accordo petrolifero Bulgaria-Grecia

Ioannis Michelatos, 12 aprile 2007

First published on World Security Network, a partner of Pagine di Difesa

Il 15 marzo scorso Bulgaria e Grecia hanno firmato un accordo per la costruzione dell’oleodotto Burgas-Alexandroupolis rendendo così accessibile al Mediterraneo il greggio proveniente dalla Russia e dall’Asia centrale. Il presidente russo Valdimir Putin sta ampliando i canali attraverso cui la Russia esporta le sue risorse naturali nel mondo e il recente accordo è uno dei molti progetti energetici che costituiranno lo scenario della politica planetaria del 21° secolo, basata tra l’altro sul controllo delle rotte vitali dell’energia.

Mosca è interessata ad assicurarsi un’ampia diversificazione dei flussi di greggio per contrastare i monopoli che potrebbero mettere in pericolo le sue esportazioni. Inoltre è la prima volta dalla fine della Guerra Fredda e dal crollo della Unione Sovietica che la Russia si affaccia a livello geo-economico nei Balcani e cerca di giocare un ruolo importante in una delle regioni più sensibili dell’Eurasia. Vale la pena di citare il veto proposto dalla Russia alla risoluzione relativa al problema del Kosovo. A differenza del 1999 Mosca ha maggiori possibilità di sostenere la Serbia e gli assi nord-sud e ovest-est.

La costruzione dell’oleodotto ha conseguenze anche per gli altri Stati coinvolti. Innanzitutto la Grecia, per la prima volta nella sua storia, fa parte di un più ampio sistema energetico e il mar Egeo diventa una rotta marittima per superpetroliere fino a 300mila tonnellate. Molti scienziati e uomini pubblici greci sono preoccupati per le conseguenze ecologiche di eventuali incidenti con gravi perdite di greggio. Tuttavia i vantaggi dell’oleodotto comprendono un progetto di investimento da oltre un miliardo di dollari e la creazione delle relative infrastrutture che daranno migliori prospettive economiche ad Alexandroupolis e all’area circostante nel nord della Grecia.

Inoltre gli armatori greci, che attualmente controllano almeno il 30 per cento del trasporto mondiale di greggio, si stanno già preparando ad acquisire la maggior parte dei trasporti tra Novorossiysk e Burgas e tra Alexandroupolis e l’ovest Europa e l’Asia. La Bulgaria, dal canto suo, tende a sviluppare Burgas come polo economico del Paese con una serie di industrie (turismo, energia, commercio) e ad attrarre gli investimenti stranieri di cui ha grande bisogno.

La Russia è entrata nell’accordo attraverso le sue grandi compagnie energetiche che sono inevitabilmente legate alla classe dirigente del Cremlino. Transneft, Gazpromneft e Rosneft avranno il 51 percento della gestione dell’oleodotto che di fatto sarà sotto controllo russo. E’ interessante notare che la compagnia americana Chevron, che ha pesantemente investito nelle riserve di greggio della zona di Tengiz in Kazakistan, si troverà a collaborare con le citate compagnie russe, visto che la maggior parte della sua produzione dovrà essere trasportata attraverso il nuovo oleodotto. Sembra che, nonostante la rivalità russo-americana, gli interessi economici comuni possano avvicinare i due Paesi.

Nello scorso decennio buona parte delle turbolenze nell’area tra i Balcani e l’Asia centrale era connessa con le mire sulle risorse energetiche e l’aspirazione a controllare le possibili vie di transito del greggio e del gas naturale. Si può ragionevolmente ritenere che quando il quadro di situazione si sarà consolidato la stabilità potrà prevalere in virtù dei grandi interessi economici connessi con le zone da mantenere in sicurezza per il transito del greggio, piuttosto che averle soggette a instabilità e conflitti. Da questo punto di vista l’oleodotto Burgas- Alexandroupolis potrebbe costituire una grande opportunità per i Balcani per entrare un una fase di minori tensioni etniche e interstatali. Inoltre gli altri due progetti di oleodotto – da Burgas a Durazzo in Albania e da Costanza a Trieste – farebbero con ogni probabilità diventare i Balcani una regione di rilevanza energetica per l’Europa, sollecitando l’attenzione del Continente a prevenire ogni tipo di crisi.

La costruzione dell’oleodotto non è solo un importante sviluppo nel settore dell’energia. C’è anche una relazione con le ambizioni della Russia – forse anche la ‘Nuova Russia’ – che sotto la guida risoluta del presidente Putin si sta muovendo verso le ‘acque calde’ del Mediterraneo, rinnovando ancora una volta quanto si era visto nello scorso millennio. La stampa greca durante la visita della delegazione russa ha dato ampio risalto ai commenti che ritraevano l’immagine di una Russia forte con un robusto settore energetico e con investimenti pari a 300 miliardi di dollari nei mercati esteri in un prossimo futuro. L’economia greca sarebbe enormemente agevolata dall’afflusso di investimenti russi nei suoi mercati azionari e dal turismo di massa proveniente dal nord.

Lo stesso vale per tutti gli Stati balcanici, specialmente per quelli cui l’Occidente non dedica la giusta attenzione come la Serbia. Inoltre le imprese russe hanno già fatto investimenti immobiliari su larga scala nella costa bulgara del mar Nero e in quella adriatica del Montenegro. Anche la Grecia è una destinazione privilegiata per i rappresentanti russi delle istituzioni che, oltre alle manovre di capitali, sono interessati a fornire al Paese sistemi d’arma moderni. Molti sistemi d’arma russi – soprattutto antiaerei – sono già in servizio nell’esercito greco, in una sorta di equilibrio tra forniture orientali e occidentali.

In generale, se la costruzione dell’oleodotto rimane a livello di semplice fatto commerciale, allora ci si potranno aspettare un periodo di stabilità per la regione e possibilità di investimenti proficui. Diversamente, un progetto energetico usato come piano più ampio per politiche di potere tra Russia e Usa aprirebbe tutti gli scenari e varie entità politiche contrastanti potrebbero entrare in conflitto, con risultati disastrosi per una delle regioni più turbolente dell’Europa post bellica.

Parti importanti dell’accordo: l’oleodotto avrà una capacità iniziale di 35 milioni di tonnellate, da portare in un secondo tempo al massimo di 50 milioni; la compagnia internazionale che costruirà e amministrerà l’impianto avrà sede in Lussemburgo; l’oleodotto sarà costruito avvalendosi di un progetto finanziario di un sistema bancario internazionale; la spesa complessiva è stimata in un miliardo di euro; saranno costruiti impianti di stoccaggio a Burgas per circa 500mila tonnellate e ad Alexandroupolis per circa 700mila; la partecipazione nell’intero progetto sarà al 51 percento di compagnie russe, 24,5 compagnie bulgare, 23,5 compagnie greche e 1 percento lo Stato greco.

Nota: circolano voci che le quote bulgare e forse anche quelle greche possano essere vendute a grandi compagnie petrolifere, tra le quali al momento sembrano avere particolare interesse Chevron e Shell.

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