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| Anno 2007 | |
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Cogliendo quella che ci è parsa una particolare sensibilità dei lettori di queste Pagine, abbiamo provato a fare una breve ricerca sui servizi navali che diversi Corpi e amministrazioni dello Stato hanno approntato per lo svolgimento delle proprie funzioni d’istituto. Non si può dire infatti che l’Italia trascuri i suoi ottomila km di coste, cui occorre aggiungere i 155mila kmq di acque marittime, interne e territoriali e altri 350mila kmq tra zone di sfruttamento economico e di tutela ambientale.
Guardia Costiera, Guardia di Finanza, Carabinieri, Polizia di Stato e Polizia Penitenziaria schierano complessivamente circa 1,300 mezzi navali, compresi in una gamma che va dai grandi pattugliatori d’altura ai semplici natanti costieri. Il controllo sul mare viene condotto anche per mezzo di aerei ed elicotteri, spesso assegnati a gruppi di volo dedicati e con mezzi opportunamente equipaggiati. Innanzitutto una sorpresa: contrariamente a quanto sarebbe logico aspettarsi, la flotta più numerosa non è quella della Guardia Costiera ma è il servizio navale delle Fiamme Gialle, che pure vi assegnano meno della metà degli effettivi (cinquemila uomini contro 11mila). Evidentemente il presidio delle attività portuali e costiere assorbe una grossa percentuale dell’organico del corpo delle Capitanerie di Porto. Dalla comparazione dei compiti assegnati ai diversi servizi navali, si scopre che ai marinai della Guardia Costiera sono affidati sostanzialmente controlli di natura tecnico-amministrativa sulla sicurezza della navigazione e sullo sfruttamento della risorsa-mare (dalla salvaguardia ambientale alla vigilanza pesca). Al contrario, la lotta al crimine è missione specifica dei militari della Guardia di Finanza, i quali sono chiamati a reprimere i traffici delle peggiori specie: immigrati, armi, droga, contrabbando... I compiti assegnati al servizio navale dei Carabinieri appaiono per alcuni aspetti sovrapposti o potenzialmente sovrapponibili con quelli della Guardia Costiera. Ci sembra che questo valga per il “pattugliamento finalizzato a prevenire e reprimere violazioni alle norme su navigazione, pesca, inquinamento e tutela del patrimonio artistico subacqueo”, per il collegamento con le isole, per le funzioni di “polizia militare nelle acque interne e sul territorio marittimo” (salvo conferire opportuno status ai marinai della Guardia Costiera, beninteso) e per il “soccorso in occasione di sinistri e di pubbliche calamità”. Viceversa, visto che l’impermeabilità delle frontiere marittime contro il crimine è garantita dalla Guardia di Finanza, il “concorso nelle operazioni di polizia di frontiera”, annoverato oggi tra i compiti dei Carabinieri potrebbe essere trasferito alle Fiamme gialle. Appartengono chiaramente all’esclusiva competenza dell’Arma i residui compiti di vigilanza di obiettivi sensibili, di supporto ai reparti speciali e alle operazioni su terraferma e di “integrazione di dispositivi per operazioni di PG (Polizia giudiaria) o PS (Pubblica sicurezza)”. Le informazioni reperite sulla Polizia del mare non sono tali da consentirci un’analisi puntuale dei compiti assegnati. Anzi, le poche righe reperite in merito fanno pensare che questi siano quasi la summa (o più banalmente la somma aritmetica) dei compiti assegnati agli altri servizi navali: “adeguata attività di prevenzione, di repressione degli illeciti, di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, nonché di controllo su tutte le attività nautiche”. Nulla di nuovo, si direbbe. Per quanto riguarda la Polizia penitenziaria, risultano in servizio una trentina di motovedette con 150 ‘marinai’ in servizio presso le strutture penitenziarie di Napoli, Gorgona, Porto Azzurro, Venezia, Favignana, e Porto Torres. Apparentemente, non ci sono conclusioni immediate da tirare. Tutto sommato, le due principali marine militari costiere italiane (Guardia Costiera e Guardia di Finanza) hanno compiti e finalità ben distinte e questo si riflette in parte anche sulla tipologia dei mezzi assegnati (più orientati al soccorso la prima, più alla intercettazione la seconda). Il dubbio di fondo, tuttavia, riguarda l’inevitabilità di avere due corpi complessi e indipendenti. Negli Stati Uniti, la Coast Guard concentra su di sé tutti i compiti qui ripartiti tra le Capitanerie di Porto (Maritime Safety, Maritime Mobiliy, Protection of Natural Resources), Fiamme Gialle (Maritime Security) e Carabinieri (Maritime Defense). E' possibile che questa situazione sia spiegabile con la mancanza di ‘poteri forti’ come sono da noi l’Arma e ancor più la Guardia di Finanza, una vera e propria guardia di frontiera dalle forti tradizioni. Inevitabile dunque che i loro compiti si siano proiettati anche sul mare a completamento naturale di quelli di terraferma.
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