Anno 2007

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Non è il terrorismo islamico la minaccia storica

Saverio Zuccotti, 13 settembre 2007

Sei anni dopo il crollo delle Torri gemelle, l'America e l'Occidente sono ancora nel pieno della guerra globale al terrorismo. Sotto questa etichetta ci è finito col tempo un po' di tutto, dalle leggi speciali sulla sicurezza (il Patriot Act) all'occupazione di Iraq e Afghanistan. Nel caso degli Stati Uniti si è trattato di una reazione comprensibile. Fatta salva la minaccia comunista degli anni Cinquanta e la conseguente caccia alle streghe del maccartismo, mai gli Usa nella loro storia si erano trovati a dover combattere virus esogeni nell'intimità del proprio territorio. Pearl Harbour non può essere considerato un precedente: a cadere sotto gli aerei giapponesi erano stati marinai a bordo di corazzate, non impiegati alle loro scrivanie. Né può essere dimenticato la natura "multimediale" dell'11 settembre, che ha amplificato a dismisura il suo impatto emotivo sul mondo intero.

L'Occidente non ha avuto esitazioni a schierarsi a fianco degli Stati Uniti. Al di là degli obblighi derivanti dall'articolo 5 del Trattato del Nord Atlantico, vi è stata una spontanea condivisione della tragedia e la consapevolezza che una simile minaccia avrebbe potuto abbattersi prima o poi su una qualunque altra capitale. E così infatti è successo, prima a Madrid nel marzo 2004 e poi a Londra nel luglio 2005. Come negli Usa era stato con l'aereo, qui è toccato a treni, autobus e metropolitane subire l'attacco alla normalità e alla quotidianità.

E' quindi ovvio che l'Occidente democratico, se vuole garantire il diritto alla sicurezza dei propri cittadini, ha il dovere di continuare a impegnarsi a fondo nel contrastare il terrorismo di matrice islamica. Ma è anche vero che l'Europa deve avere la lucidità di valutare gli eventi e le minacce in una prospettiva storica. La domanda che dobbiamo porci è infatti la seguente: cosa hanno rappresentato per il Vecchio Continente gli attacchi di Madrid e Londra? Più precisamente: il probabile ripetersi di attentati sanguinosi nelle città europee può davvero mettere a repentaglio la nostra solidità socio-politica? La risposta, per fortuna, crediamo sia ‘no’.

Gli Stati Uniti d'America sono liberi di dare l'interpretazione che vogliono alla missione che al-Qaeda si è data. Sono liberi, se lo ritengono, di considerarsi in guerra fino a tempo indeterminato. Ma ciò che vale per l'America non necessariamente vale per l'Europa. Di qua dall'Atlatico la storia recente è costellata infatti di movimenti terroristici, e sempre gli Stati ne sono venuti fuori, indipendemente dal livello di fanatismo covato dagli attentatori. Persino qui da noi, nell'Italiuccia dalla conclamata debolezza, siamo riusciti non più tardi di venti-venticinque anni fa a debellare il terrorismo proletario delle Brigate rosse in un contesto storico e sociale tutt'altro che facile (la Guerra Fredda e il post '68). Se si è riusciti ad annullare un virus drammaticamente incubato all'interno della società ("né con lo Stato né con le Br", si diceva allora), il contrasto di un fenomeno così alieno dalla realtà socio-politica europea - come è appunto il terrorismo islamico - non dovrebbe essere elevato al rango di minaccia storica.

Forse è ora di aprire gli occhi e di prendere atto che il vero 11 settembre d'Europa, almeno in una prospettiva storica, si è consumato nel rogo delle banlieu di Parigi del novembre 2005. Sta infatti nella mancata integrazione di intere generazioni di immigrati il germe che potrebbe infettare il futuro nostro e ancor più dei nostri figli. Come ulteriore controindicazione sul breve periodo, i fallimenti e le ipocrisie sull'immigrazione rischiano di assecondare la visione di Osama bin Laden, di creare ghetti e di portarci in casa i famigerati "scontri di civiltà". Ma al-Qaeda è solo una minaccia contingente ed esterna che può essere controllata, oggi, con misure più o meno militari, di polizia e di intelligence. Potrebbe non essere così facile, un domani, con milioni di extracomunitari disadattati e con i loro figli naturalizzati solo dalla burocrazia.

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