Anno 2008

Cerca in PdD


Anche la Nato è in attesa di Obama

Franco Apicella, 20 novembre 2008

La sessione annuale dell’Assemblea parlamentare Nato (Nato-Pa) si è svolta a Valencia dal 14 al 18 novembre. A conclusione dei lavori il segretario generale della Nato Jaap de Hoop Scheffer ha ampliato quanto aveva già detto il 10 novembre a Berlino all’Associazione del trattato atlantico (Ata). In quella occasione Scheffer aveva respinto l’idea di scelte obbligate tra allargamento o buoni rapporti con la Russia, strumento militare in configurazione expeditionary o di difesa territoriale, approccio militare o civile alla stabilizzazione in Afghanistan. La soluzione, secondo Scheffer, sta nella corretta dosatura di ingredienti solo in apparenza contrastanti. Fra Berlino e Valencia Scheffer ha fatto tappa a Tallinn in Lettonia dove ha presieduto le consultazioni informali ad alto livello Nato-Ucraina.

Altri eventi hanno contribuito in questi giorni al fervore diplomatico, che si è focalizzato su due temi: l’allargamento della Nato e i suoi rapporti con la Russia; lo schieramento del sistema antimissile Usa in Europa. Questo secondo tema, anche se non citato da Scheffer nei suoi interventi, incide pesantemente sui rapporti con la Russia. Il presidente francese Nicolas Sarkozy, intervenuto il 14 novembre a Nizza all’incontro Russia-Unione Europea, ha auspicato il congelamento del progetto Usa e della minacciata ritorsione da parte della Russia di schierare i suoi missili Iskander nella enclave di Kaliningrad. Il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi ha manifestato dubbi sulla opportunità del progetto Usa auspicando un ritorno allo spirito di Pratica di Mare, dove nel 2002 fu formalmente istituito il Consiglio Nato-Russia.

Il ministro della Difesa russo Anatoly Serdyukov ha visitato la Turchia il 17 e 18 novembre; al termine del colloquio con il suo collega turco Vecdi Gonul il ministro russo ha detto: “Penso che dobbiamo riprendere il dialogo [con la Nato, ndr] e cercare soluzioni costruttive in tutte le aree in cui è possibile cooperare per la stabilità strategica”. Questa apertura non ha impedito tuttavia a Serdyukov di lanciare un monito verso la Georgia e indirettamente anche alla Nato: “Siamo preoccupati per il rafforzamento del potenziale militare perseguito dalle autorità georgiane e dall’inclinazione del Paese verso la Nato”.

Nel frattempo il presidente georgiano Mikheil Saakashvili il 17 novembre parlava al telefono col presidente Usa neo-eletto Barak Obama e col suo vice Jo Biden e il giorno successivo interveniva alla Nato-Pa a Valencia. Jo Biden era stato in Georgia lo scorso agosto durante la crisi con la Russia e secondo fonti ufficiali georgiane sarebbe amico di lunga data di Saakashvili. Quanto a Obama, non è ancora chiaro quale sarà il suo atteggiamento nei confronti delle aspirazioni della Georgia e più in generale dell’allargamento della Nato. Era peraltro scontato che il presidente georgiano perorasse la sua causa di fronte all’Assemblea parlamentare, forse anche imbaldanzito dal fatto che la stessa Assemblea non aveva messo in agenda un intervento ufficiale di Dmitry Rogozin, rappresentante della Russia presso la Nato.

Nel loro incontro previsto il 2 e 3 dicembre i ministri degli Esteri della Nato dovranno decidere se avviare con il Membership action plan (Map) la procedura formale di ammissione all’Alleanza per i due Paesi che sono in attesa: Georgia e Ucraina. L’incertezza sulla posizione della nuova amministrazione Usa peserà molto e appare improbabile una decisione netta. L’intervento di Saakashvili e l’esclusione di Rogozin fanno pensare a un compromesso non scritto: si è data voce alla Georgia, ma la Russia in silenzio mantiene la sua influenza nel Caucaso. A parti invertite, uno status quo come quello che la Russia ha dovuto accettare per il Kosovo.

Per l’Ucraina le consultazioni di Tallinn sembrerebbero un passo avanti, anche per la scelta simbolica della località, quasi una provocazione. La Russia ha subito l’accesso alla Nato delle repubbliche baltiche come una spina nel suo fianco nord; ora si profila la possibilità di una spina analoga nel fianco sud, l’Ucraina in questo caso. Scheffer non ha promesso nulla, appellandosi alle decisioni che dovranno prendere i ministri degli Esteri. Anche per l’Ucraina appare possibile una dilazione giustificata da una situazione di politica interna precaria che potrebbe chiarirsi solo con le elezioni presidenziali previste per la fine del prossimo anno.

C’è invece minore incertezza sull’Afghanistan, altro argomento toccato da Scheffer sia a Berlino sia a Valencia. L’approccio multidisciplinare – o coomprehesive approach - è ormai un dato acquisito, come pure il coinvolgimento dei Paesi vicini, in particolare il Pakistan. Scheffer ha manifestato apprezzamento per l’impegno del neo-presidente Usa a rivedere i livelli di forza, sottolineando però che un incremento delle truppe non è di per sé sufficiente a stabilizzare il paese. In tema di comprehensive approach Scheffer ha ricordato la dichiarazione congiunta Onu-Nato firmata lo scorso settembre con il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon, definita un grandioso passo avanti nei rapporti di collaborazione fra le due organizzazioni.

A puro titolo di curiosità, a Valencia ha trattato dell’Afghanistan anche l’analista e scrittore pakistano Ahmed Rashid, noto in Italia per una intervista rilasciata a un quotidiano nazionale in cui aveva criticato pesantemente l’operato dei militari italiani della missione Isaf. Rashid ha proposto la formazione di un gruppo di contatto in cui siano inclusi i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, la Nato e l’Arabia Saudita. Le speculazioni sul perché dell’Arabia Saudita porterebbero troppo lontano.

La struttura militare della Nato è un altro dei temi affrontati da Scheffer, anche in questo caso con una visione di compromesso fra la visione expeditionary e quella più tradizionale tornata in auge dopo i fatti accaduti in Georgia. Secondo alcune interpretazioni, il conflitto avrebbe dimostrato che è tuttora possibile il verificarsi di circostanze tali da richiedere l’applicazione dell’articolo 5 del trattato atlantico (difesa collettiva contro ogni aggressione al territorio di un Paese membro). Scheffer si è detto fiducioso che il processo di trasformazione in atto possa consentire di rispondere a qualsiasi tipo di minaccia; occorre però una continua opera di revisione, soprattutto per le procedure di generazione delle forze e per le modalità di finanziamento. Restano le capacità critiche si cui concentrare gli sforzi: trasporto aereo, sistemi di comando e controllo, difesa Nbc (nucleare, biologica e chimica).

A conclusione del suo intervento Scheffer ha parlato della “Dichiarazione sulla sicurezza dell’Alleanza”, già annunciata alla stessa Assemblea parlamentare il 27 aprile scorso a Berlino. La Dichiarazione dovrebbe essere il risultato principale del vertice dei capi di Stato e di governo del prossimo anno – 60° anniversario della costituzione della Nato - e servirà a gettare le basi per il nuovo Concetto strategico. L’attuale risale al 50° anniversario ed è certamente superato; per elaborare il nuovo occorre dare tempo alla nuova amministrazione Usa che, come ha detto Scheffer, potrà focalizzarsi sui problemi dell’Alleanza proprio grazie alla Dichiarazione. Anche la Nato è in attesa di Obama.

FAI CLICK SU QUESTO LINK ED ESPRIMI LE TUE IDEE NEL FORUM