Anno 2008

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E io Mauro Del Vecchio lo conosco dal 1980

Giovanni Bernardi, 3 marzo 2008

Parafrasando il titolo del pezzo di Andrea Tani (Conosco Giampaolo Di Paola da cinquantacinque anni), anche io ho qualche cosa da dire sull’amico Mauro Del Vecchio. Non ci conoscemmo prima perché tre corsi di Accademia ci separano: lui del 22° (147°) e io del 150°. In Accademia a Modena erano e sono due i corsi presenti, quindi ci si conosce con gli anziani (quelli del corso precedente) e con i cappelloni (quelli del corso seguente). Alla Scuola di applicazione di Torino invece per un certo periodo erano tre i corsi presenti. C’erano anche quelli di due corsi prima che frequentavano il corso Tecnico applicativo.

Una piccola parentesi per coloro che non capiscono la doppia numerazione dei corsi di Accademia. A Modena, prima della seconda guerra mondiale, si tenevano i corsi dell’Accademia di fanteria e cavalleria, con numerazioni che partivano da quando l’Accademia fu fondata dal generale Manfredo Fanti, nel 1859. A Torino c’era l’Accademia di artiglieria e genio, che invece numerava dai primi dell’800. Dopo la guerra la numerazione dei corsi riprese e per alcuni anni si tenne quella, fino a quando nel 1968 (con il 150° corso) si riprese l’antica numerazione della Accademia di Torino.

Nel 1980, dal 13° gruppo artiglieria Magliana che aveva sede a Civitavecchia, fui trasferito all’Accademia militare con l’incarico di comandante di compagnia. Era un incarico che mi gratificava e mi impensieriva: dovevo educare i futuri ufficiali dell’Esercito Italiano. Avrei avvicendato nell’incarico il capitano Mauro Del Vecchio che era stato comandato a frequentare il Corso di stato maggiore a Civitavecchia. A Modena il battaglione allievi non c’era: era in campagna tattica. Mi prelevò il capitano Giuseppe Valotto, aiutante maggiore di battaglione, e insieme andammo a Cesano, dove gli allievi stavano frequentando un corso di fanteria. Nel Piazzale del Fante mi fu presentata la 3^ compagnia (la mia) dal tenente comandante di plotone più anziano. L’Attenti fu un tuono. Così conobbi Mauro Del Vecchio: attraverso quel tuono che mi rivelava quanto aveva influito il suo senso della disciplina sugli allievi.

Lo conobbi di persona più tardi. Avevamo deciso, noi ufficiali d’inquadramento del 161° corso, di fare un regalo al comandante del corso (il tenente colonnello Vezio Vicini, un grande a cui devo molto dal punto di vista professionale). Mauro venne a Modena perché aveva saputo della iniziativa. Nella bouvette del circolo ufficiali mi prese da parte e mi disse che desiderava partecipare anche lui alla iniziativa. Mi condusse fuori e, senza che gli altri se ne accorgessero, mi dette i soldi equivalenti alla sua parte. Pensai allora a quello che diceva mio padre: “Esiste un linguaggio segreto che distingue i signori dai plebei”. Mauro lo conosceva.

Per un po’ ci perdemmo di vista, fino a quando comandò la brigata bersaglieri Garibaldi. Volevo sentirlo ma non riuscivo mai a ‘beccarlo’. La mattina era in giro per i reparti, il pomeriggio pure. Quando pensai che l’ora di pranzo era più adatta, mi risposero: “Il generale è a correre”. Eh già, lui è un bersagliere nato e alla corsa non rinuncia nemmeno se lo minacciano di morte. Comunque ci riuscii. E ci riuscii anche quando volli intervistarlo come comandante del Nato Rapid Deployable Corps a Solbiate Olona (Intervista, al generale Del Vecchio il comando di Isaf).

Non parliamo della burocrazia che riuscì a costruire lo stato maggiore dell’Esercito: due mesi per darmi l’autorizzazione. E io che dicevo: “Ma sono io, un amico, che lo vuole intervistare”. Quella volta fu splendido. Era affiancato dal suo military assistant: il tenente colonnello (ora colonnello, comandante dei Lagunari e mio ex allievo del 163° corso) Luigi ‘Gigi’ Chiapperini. Mi accolse come un vero amico e con lui Gigi. Trovarsi ‘in famiglia’ è sempre un piacere per chi ha lasciato le stellette. A quanto Pagine di Difesa sia stata attenta a Mauro Del Vecchio lo dimostra anche l’ultima intervista di Giovanna Ranaldo (Intervista al generale Mauro Del Vecchio, comandante del Coi).

La decisione di Walter Veltroni, che ha voluto candidare Mauro Del Vecchio nelle liste del Partito democratico, a mio avviso è corretta. Ha scelto una persona che non ha mai fatto parlare di sé, se non per meriti acquisiti sul campo. E’ un cittadino italiano fedele alle istituzioni e alle istituzioni rende conto. Ha servito la Patria in armi con devozione e onore e continuerà a farlo anche in Parlamento. E’ pulito.

Mauro, ovunque tu sia e qualunque cosa tu faccia, sono sicuro che farai sempre il tuo dovere, come dice il nostro giuramento: "...al solo scopo del bene della Patria".

In bocca al lupo!

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