Anno 2008

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Perché non vado al Quarantennale del mio corso d’Accademia

Giovanni Bernardi, 24 ottobre 2008

Chi non c’è ha sempre torto. E’ vero. E io non ho ragione. Ma non desidero avere ragione. Desidero solo esprimere il mio punto di vista (personalissimo, e che non ha niente contro nessuno) su un evento del quale non percepisco il senso.

Il 24 ottobre il 150° corso dell’Accademia militare si riunisce a Modena per celebrare il quarantesimo anniversario dell'ingresso in Accademia. Allora c’ero anch’io: era il 22 ottobre del 1968. Mentre le università esplodevano di proteste e i miei compagni di classe facevano manifestazioni contro lo Stato, io (e con me tutti quelli che entravano in Accademia) facevo la contro-rivoluzione: esprimevo il mio consenso nei confronti dello Stato. Ne ero pienamente cosciente. I miei compagni di classe erano quelli che avevano protestato a Valle Giulia contro la Polizia. Io quel giorno andai a scuola, forzando il posto di blocco di alcuni studenti che pretendevano di impormi la loro volontà. Ma non ci riuscirono.

Non ero fascista, non ero comunista, non ero niente. Avevo il mio cervello e con quello desideravo gestire tutte le decisioni che riguardavano la mia vita, così come pretendo di farlo oggi. Perciò decisi di non farmi imporre una decisione da altri. Naturalmente in classe eravamo pochissimi. Alcuni erano andati a Valle Giulia e il giorno dopo ritornarono con fare da eroi. Altri si erano fatti respingere dal posto di blocco e si erano adattati. Questo (in minimi termini) era il clima del Sessantotto.

Feci quella scelta, consapevole di quello che facevo, anche se il distacco dalla mia famiglia mi pesò tantissimo: quella che fino a quel momento era stata la mia casa, da quel momento in poi diventava il luogo dove sarei andato a trascorrere solo le licenze. La sofferenza la provai per alcuni mesi. In me il senso della famiglia è fortissimo. La decisione fu dura, così come fu duro tutto il periodo trascorso in Accademia, ma superai gli ostacoli con forza d’animo e orgoglio.

Oggi no, non me la sento, non ne ho voglia, non trovo un senso al raduno quarantennale del mio corso. Ritrovarsi dopo 40 anni, quando per 40 anni ci siamo ignorati, non ha senso. Ne avrebbe avuto se avessimo costituito un legame per tutti questi anni, qualche cosa che assomigliasse a una associazione, qualche cosa che ci avesse tenuti legati gli uni agli altri. Non è accaduto niente. Ci siamo incontrati, tra compagni di corso, solo per caso, perché esigenze professionali ce lo imponevano. Niente altro.

Mi sarebbe piaciuto che l’evento avesse avuto un senso. Il senso del raduno avrebbe potuto essere – per esempio – il saluto del capo di stato maggiore dell’Esercito con il suo ringraziamento per avere servito in armi la Patria per 40 anni (gran parte di noi non è più in servizio). Un Grazie non si nega a nessuno. Invece no. Il senso del raduno avrebbe potuto essere un convegno nel corso del quale alcuni di noi avrebbero potuto riversare la propria esperienza professionale sugli altri. Gli atti del convegno sarebbero stati inviati al Capo di SME e lui ne avrebbe tenuto conto nel disegnare l’Esercito del futuro. Invece no.

E invece chi partecipa dovrà sorbirsi la cerimonia con i soliti discorsi. Ho fatto servizio in Accademia per nove anni, da capitano e maggiore. Tolto l’anno di corso di stato maggiore, durante il quale ero a Civitavecchia, sono otto. Ogni anno almeno quattro cerimonie importanti, con due discorsi ognuna. In totale, 64 discorsi. Tutti pieni di retorica, di frasi fatte, di parole copiate da discorsi degli anni precedenti. Non ce la faccio più a sentire parole qualunque. Vorrei ascoltare qualcuno che mi dice cose serie, cose sulle quali meditare e immaginare l’Esercito del futuro. Vorrei ascoltare parole di gente che ha i coglioni in mezzo alle gambe. Nei discorsi delle cerimonie nessuno dice queste parole. Allora io non ci vado.

Tempo fa, a un caro compagno di corso che mi spronava a parteciare al Quarantennale, dissi: “Se ci teniamo a vederci, perché non organizzi una riunione dei ‘romani’? Magari a casa mia, che sono tornato a essere singolo dopo tanti anni e non devo rendere conto a nessuno”. Non è accaduto niente.

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