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| Anno 2008 | |
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9 dicembre 2008, comunicato stampa del ministero della Difesa - Il ministro della Difesa Ignazio La Russa e il ministro per i Beni e le Attività Culturali Sandro Bondi firmeranno un protocollo d’intesa per il concorso di personale e mezzi delle Forze Armate nella demolizione di opere abusive. L’eventualità dell’impiego di risorse della Difesa è ipotizzata in caso di inottemperanza da parte del proprietario all’ordine di rimozione in ripristino emesso dall’Autorità e di impossibilità di procedere con i mezzi ordinari previsti dal Testo unico sull’edilizia. L’evento avrà luogo domani 10 dicembre alle ore 11.00 a Palazzo Barberini.
Un frequentatore del forum di Pagine di Difesa, a commento di questa notizia, scrive: “…a breve è prevista la firma di un protocollo tra il ministro della Difesa e quello della Giustizia per l'impiego dei militari nelle carceri italiane in supporto alla Polizia Penitenziaria, con quello della Salute per l'impiego di militari nelle corsie degli ospedali, con quello delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali per la mungitura delle mucche e per il taglio degli alberi, con quello dell'Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare non si sa bene perchè ma, a questo punto, una firma in più o in meno non fa differenza e poi, già che ci siamo (siccome non possiamo far restare indietro nessuno) potevamo forse farcene mancare qualche altra con il ministero delle Infrastrutture e Trasporti, con quello delle Pari Opportunità o l'altro per la Gioventù? E questo è solo l'antipasto. Ne vedremo delle belle.”.
Forse non siamo ancora arrivati al fondo del barile, e l’acuta ironia del frequentatore del forum di PdD lo fa capire. Non si dimentichi però che nella recente audizione alla Commissione Difesa del Senato il capo di stato maggiore dell’Esercito ha detto che nel 2009 le risorse a disposizione consentiranno di addestrare solo i reparti per i quali è previsto l’impiego in operazioni. Già di per sé questa dichiarazione è drammatica, perché un esercito che non si addestra non è un esercito. Sarebbe come dire che una squadra di calcio, che è a corto di fondi, non svolge gli allenamenti infrasettimanali. Il capo di stato maggiore dell’Aeronautica ha rincarato la dose nel corso della audizione di fronte alla stessa Commissione e ha detto: “ La sostanziale e radicale diminuzione delle risorse assegnate dal decreto-legge n. 112 del 2008 in tutti i settori, e in particolare al settore del funzionamento dello strumento aereo, aggrava una situazione già critica, e rischia di intaccare sensibilmente il patrimonio di professionalità pregiata costituita dal personale navigante, che potrebbe essere costretto ad interrompere la necessaria continuità addestrativa, con evidenti ripercussioni sulla sicurezza del volo e sulle capacità operative. Tale patrimonio, stante il perdurare della situazione, verrà inesorabilmente perduto nel tempo, e non sarà sufficiente una successiva iniezione di risorse per parare il danno. L’Aeronautica, per far fronte alla situazione, ha richiesto al proprio personale sacrifici in termini di qualità della vita. Con le attuali previsioni di bilancio, l’Aeronautica militare potrà svolgere per i prossimi anni un’attività di volo progressivamente decrescente, fino a raggiungere un livello assolutamente inadeguato per il sostegno delle attuali capacità operative, andando ad inficiare la possibilità di assolvere i compiti istituzionali, primo fra tutti quello della difesa aerea nazionale. Per sua natura l’attività aeronautica non può scendere sotto un certo limite, pena l’inconsistenza dell’addestramento e la conseguente inefficacia dello strumento, con evidenti rischi nell’ambito della sicurezza in volo.”. E ha aggiunto: “ Ne consegue che, nonostante un virtuoso processo volto ad ottimizzare l’impiego delle risorse finanziarie e a migliorare la qualità della spesa, non sarà più possibile garantire nel tempo l’adeguamento agli standard internazionali richiesti degli assetti essenziali per il sostegno alle operazioni fuori dai confini nazionali, quali le unità da combattimento ad altissima prontezza, i reparti del trasporto aereo, gli elicotteri del soccorso aereo, le forze della difesa terrestre, le unità di supporto logistico. Il conseguimento di tali capacità operative è il risultato infatti del perfetto connubio uomo-macchina, che risentirà a partire dall’esercizio 2009 di pesanti criticità in tutti i settori, dall’efficienza degli aeromobili, alla disponibilità di carburante, alle ore di volo conseguentemente disponibili per l’addestramento degli equipaggi e alla qualità delle stesse. Trovandosi in carenza di ore, si dovranno privilegiare necessariamente le forme di volo basiche fondamentali per la sicurezza del volo, penalizzando l’addestramento avanzato propedeutico all’impiego operativo in teatro.”. Non osiamo pensare che cosa dirà, quando sarà il suo turno, il capo di stato maggiore della Marina. Insomma, la situazione delle forze armate è drammatica e vale la pena chiedersi quale sia il motivo per il quale sono tenute ancora in vita. Cerchiamo di capire. L’esistenza delle forze armate è in primo luogo dovuta alla difesa del suolo della Patria. Negli anni del dopoguerra e fino ai primi anni Novanta (crollo del comunismo) le forze armate avevano il compito di difendere la Patria dal previsto attacco (abbondantemente e minuziosamente pianificato) delle truppe sovietiche. Dopo il ‘crollo’ ci si è illusi che fosse scoppiata la pace, tanto da inventare il termine ‘dividendi della pace’, che non fece altro che creare disoccupati nelle industrie della Difesa di tutto il mondo. Poi però qualche colpo di genio reinventò un impiego delle forze armate anche in operazioni di soccorso umanitario. “Non è il lavoro delle forze armate – si disse – ma solo le forze armate lo sanno fare”. Va bene, le forze armate lo fecero, anche a livello internazionale. Poi scoppiarono i ‘redde rationem’, tutti quei problemi che erano rimasti insoluti e surgelati per decenni e che nessuno aveva avuto la voglia o possibilità di risolvere. I Balcani, per esempio. E le forze armate ritornarono a fare il loro lavoro. Ma venne chiamato ‘di pace’. E le forze armate si trasformarono in ‘forze armate di pace’. Fecero anche questo. Le forze armate italiane hanno fatto di tutto, dai bombardamenti-non-bombardamenti sulla Serbia alla ricostruzione degli asili nido. Tutto. Si sono adeguate con il solito spirito di sacrificio e abnegazione a tutti gli eventi indicati dalla autorità politica. Probabilmente non c’è momento della storia in cui le forze armate italiane sono state così fedeli alla Repubblica, al suo Capo e al governo. Ora, però, occorre anche sapere per quale motivo esistono le forze armate. Dopo avere assolto il dovere della difesa del suolo patrio, la storia ci insegna che sono uno strumento della politica estera. In pratica, i ministri della Difesa e degli Esteri dovrebbero essere due fratelli gemelli, in accordo su tutto. Dove impiegare le forze armate italiane ce lo dice il ‘Concetto strategico del capo di stato maggiore della Difesa’, pubblicato sul sito della Difesa. Le aree di interesse strategico dell’Italia sono: Mediterraneo, Balcani, Vicino Oriente, Medio Oriente, Caucaso e Mar Caspio, Corno d’Africa. Infatti, le forze armate italiane sono state o sono impiegate in queste aree. Ripetiamo: le forze armate sono uno strumento della politica estera. E allora che ci fanno a pulire le strade della Campania dalla monnezza! Che ci fanno a pattugliare le stesse strade in funzione anti-Camorra! Che ci fanno ad abbattere le case abusive! Questo è un impiego che – con molta delicatezza – si può chiamare ‘improprio’. Il sospetto è che chi dirige la questione non abbia capito niente. E ‘usi’ le forze armate a scopi propagandistici. Le forze armate sono una cosa seria e vanno impiegate seguendo seri principi: economia delle risorse, concentrazione degli sforzi, unicità di comando, impiego della riserva. Impiegarle per abbattere case abusive non dà alcun senso alla esistenza delle forze armate.
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