Anno 2008

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India, possibili rischi del dopo-Mumbay

Diego Bolchini, 9 dicembre 2008

L’Istituto nazionale per il commercio estero (Ice) - Dipartimento promozione della internazionalizzazione - ha diramato la scorsa estate alle aziende di categoria interessate la scheda adesione per la partecipazione all’evento “Aeroindia”, che si terrà a Bangalore dall’11 al 15 febbraio 2009.

Nello specifico si tratta del salone biennale International Aviation & Aerospace Exhibition, che avrà luogo presso l’Air Force Station Yelahanka, a circa 20 km a nord di Bangalore. La rilevanza dell’evento appare notevole. Già Aeroindia 2007 aveva radunato oltre 300 espositori esteri da più di 30 paesi e Ice nella sua nota ricorda anche gli stimati di crescita di settore: entro il 2010 si ipotizza per l’India un aumento del 50% di traffico passeggeri e del 300% di traffico cargo. Il bacino di attrattiva commerciale appare quindi evidente. Lo è meno, purtroppo, stilare risk analysis attendibili per il breve e il medio periodo. Certo, il livello di guardia oggi in India fa escludere la possibilità di nuove azioni stragiste del grado di Mumbai. Tuttavia le linee di tensione permangono e si accrescono, se si considera di converso una possibile volontà di vendetta della maggioranza induista.

Anche tracciare uno scenario informativo e di rischio oggi su Bangalore – dove l’ 80% circa della popolazione è di religione hindu e il 13% musulmana, in linea con la media dell’intero paese - non è operazione agevole. Tuttavia appare verosimile affermare che la Silicon Valley indiana ospiti alcuni target potenziali e situazioni cavalcabili per nuove azioni di gruppi di fuoco estremisti.

In un’ottica strumentale, ad esempio, il quartier generale della Hal (Hindustan Aeronautics Limited) a Bangalore potrebbe essere visto come simulacro di “colpevolezza” per l’intrattenere rapporti commerciali con le maggiori società occidentali e non del settore (Airbus Industries, Boeing, Sukhoi Aviation Corporation, Mikoyan, BAE Systems, Rolls-Royce, Dassault Aviation). Inoltre, secondo quanto riportato dal Times of India nell’aprile scorso, la Hal – che è di fatto una delle maggiore compagnie aerospaziali dell’intera Asia - ha un progetto di cooperazione con la Israel Aerospace Industries per un elicottero unmanned. Alla luce delle dichiarazioni del terrorisita di Mumbai sul centro Habad e su Israele, questo appare oggi come un fattore politico di rischio aggiuntivo.

Vi sono poi situazioni cavalcabili per disagio, sfruttando il malcontento sociale. Un esempio evidente è l’annosa questione del fiume Kaveri (Cauvery), uno dei maggiori fiumi indiani considerato sacro dagli Hindu. Il Kaveri si pone all’intersezione della problematica coesistenza dell'industria avanzata con le risorse basiche da cui dipende la vita dei più poveri, spesso musulmani. In particolare le quote di sfruttamento idrico del fiume sono contese tra lo Stato di Karnataka, di cui Bangalore è capitale, e gli stati del Tamil Nadu, di Kerala e Pondichery. Proprio a Bangalore, a seguito della sentenza di un tribunale sulle quote nel febbraio 2007, vi furono diversi scontri tra manifestanti e agenti in tenuta anti-sommossa che bloccarono la città. Nuove rivendicazioni o disinformazioni create ad arte tra la popolazione disagiata sul tema idrico appaiono ancora suscettibili di conseguenze importanti.

Infine, relazionandosi ai fatti di Mumbai dello scorso novembre per continuità operativa e ideologica, la presenza di un hotel a cinque stelle di 321 camere nel nuovo aeroporto internazionale di Banagalore - attivo dal maggio 2008 - quale parte del complesso aeroportuale appare un ulteriore fattore di rischio oggettivo. Questo tanto per la mediaticità sfruttabile per il prossimo evento internazionale di febbraio, quanto per il fatto che l’hotel è posseduto e operato dalla linea degli Oberoi Hotel e Trident Hilton, già selezionati per gli attacchi a Mumbai.

Se questa è parte dello scenario informativo locale, occorre ora riflettere sulla nuova visibilità che l’Italia avrà nel 2009, descritta dal ministro Frattini in una intervista del 5 dicembre scorso. Il ministro ha infatti osservato come “dal 1° gennaio, quando assumeremo la presidenza del G8, la galassia di al-Qaeda ci vedrà in maniera diversa e perciò dovremo moltiplicare i nostri sforzi di prevenzione e di difesa”. L’Italia presidente del G8 sarà oggettivamente un obiettivo più visibile, anche e soprattutto per gli interessi nazionali all’estero. E non è certo un mistero che l’asse indiano è oggi tanta parte di interesse nazionale.

Gli esempi da citare sono svariati e di spessore. La Ansaldo Sts si è aggiudicata una importante commessa dalla Indian Railways per la fornitura di nuovi sistemi di telecomunicazioni e segnalamento a favore della tratta ferroviaria Ghaziabad-Kanpur. Il gruppo Piaggio ha un consistente piano di espansione per lo stabilimento di Baramati-Pune, nello stato del Maharashtra, distante soli 160 km da Mumbai. Nel controllo del traffico aereo la Selex Sistemi Integrati ha in essere un contratto con la Indian Airport Authority per la fornitura di sistemi completi destinati ai nuovi aeroporti di Bangalore e Hydarabad. Nel settore militare, la Marina indiana ha siglato un contratto con Fincantieri per una unità di rifornimento (fleet tanker). Vi sono poi i contratti elicotteristici di AgustaWestand e tanto altro ancora.

La stabilità e la sicurezza dell’India appaiono fattori fondamentali non solo per il quadrante di sicurezza asiatico, quanto anche per buona parte delle relazioni commerciali e di forniture di servizi a livello mondiale, Italia inclusa. Le interdipendenze sono multiple e anche molto delicate: l’India è di fatto uno dei volani anti-depressione globale, e se il volano si ferma le ricadute sono globali.

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