Anno 2008

Cerca in PdD


La questione curda a dieci anni dall’arresto di Ocalan

Diego Bolchini, 17 dicembre 2008

Il 12 dicembre 1998 il fondatore del Pkk Abdullah Ocalan giunse a Roma proveniente da Mosca chiedendo asilo politico. Il 16 gennaio 1999 Ocalan lasciò l’Italia diretto in Kenya, dove fu intercettato dal Mit, il servizio di sicurezza turco. Durante quei due mesi le aziende italiane in Turchia subirono pesantissimi boicottaggi commerciali: la Pirelli pneumatici, che al tempo possedeva in circa il 30% del mercato locale, passò da trentamila pezzi venduti al mese ad appena diciotto pneumatici come ricordano Giorgio Boatti e Giuliano Tavaroli nel recente volume “Spie” (Ed. Mondadori). A dieci anni da questi tumultuosi eventi, i curdi continuano a essere un popolo - circa trenta milioni - senza terra, distribuiti tra Iraq, Turchia (dove vivono quasi la metà di essi), Iran, Siria, Armenia e Azerbajan, con forti minoranze presenti in paesi quali la Germania.

Su questa base di frammentazione geografica era nato il Pkk, una aggregazione di ispirazione marxista-leninista con frange degenerate in terrorismo e il primo attacco massivo realizzato contro due caserme dell’esercito turco nel 1984. Nella galassia del Pkk odierno (ridefinito prima come Congresso per la libertà e la democrazia del Kurdistan (Kadek) e poi scorporato il 15 novembre 2003 nel Congresso del popolo del Kurdistan (Kongra-Gel) ufficialmente per attività separatista e dissidente pacifica) sussistono ancora diverse cellule portate all’azione violenta propria dell’attività separatista armata. Questo accade nonostante le recenti esortazioni verso un orientamento moderato da parte di Ocalan, l’ex studente di Scienze Politiche di Ankara oggi detenuto nel carcere di Imrali. Un approccio ideologico che appare ben lontano dai durissimi toni degli anni 90, quando lo stesso Ocalan parlava di ogni singolo curdo come di un potenziale attentatore suicida.

In questo caleidoscopio di sigle e di tentativi di rimodulazione è interessante segnalare come dapprima il Tribunale di primo grado dell’UE, sez. VII, con sentenza del 3 aprile 2008 n° T-253/04 abbia accolto il ricorso proposto dal Kongra–Gel avverso la decisione del Consiglio dell’Unione Europea del 2 aprile 2004 con la quale lo stesso Kongra-Gel era stato inserito nell’elenco europeo delle organizzazioni terroristiche – elenco rilevante ai fini del congelamento dei fondi- e vietavano lo stesso Kongra-Gel in quanto ritenuto mero pseudonimo e alias del Pkk. Fondamentalmente i ricorsisti hanno battuto sul punto che l’attività del Kongra-gel consiste essenzialmente nella promozione del riconoscimento dell’identita’ curda con mezzi pacifici rigettando pubblicamente l’uso della violenza, a differenza delle frange armate del PKK.

Successivamente, una decisione del Consiglio dell’Unione Europea del 15 luglio 2008, attuativa del Regolamento (CE) n. 2580/2001 relativo a misure restrittive specifiche destinate a combattere il terrorismo ha testualmente inserito il Partito dei lavoratori del Kurdistan Pkk (anche noto come Kadek, anche noto come Kongra-Gel) quale entità soggetta a misure restrittive.

Al di la’ del difficile ginepraio interpretativo e dei relativi approcci operativi discendenti (il Kongra-Gel è un mero alias del Pkk o una effettiva e distinta scorporazione pacifica dello stesso?) diversi sono stati gli episodi di cronaca recente che hanno agitato la complessa realtà curda, in costante bilico tra propaganda pacifica e attivismo armato stragista. Tra questi due poli vanno ricordati: l’arresto di quattro curdi in Iran con l’accusa di organizzare attentati nel paese con armamenti di provenienza israeliana e la grande manifestazione svoltasi in Germania, a Gelsenkirchen, una cittadina situata nel ricco Land del Nord Reno Westfalia.

L’evento, organizzato il 6 settembre scorso in occasione del 16° festival culturale internazionale kurdo ha avuto come principio ispiratore la pace in Kurdistan e la liberazione di Ocalan, radunando diverse migliaia di persone provenienti dalla stessa Germania e da paesi quali Francia, Belgio, Olanda, Danimarca, Svizzera. Su Youtube sono presenti diversi video di questo Festival, che ormai da alcuni anni si tiene nella cittadina tedesca. Nel video dell’edizione 2006 è possibile osservare diverse ragazze con impresso il volto di Ocalan sulle loro t-shirt bianche.

Oggi, di fatto, Ocalan continua a destabilizzare le relazioni internazionali e diplomatiche tra gruppi e nazioni anche dal carcere. Nel 2007, la pubblicazione del suo testo Prison writings: the roots of civilizations ad opera dell’editore inglese Klaus Happel creò un forte attrito diplomatico tra Turchia e Regno Unito. Nel 2008 uno nuovo libro di Ocalan scritto in carcere dal titolo La rivoluzione della cultura e dell’arte ha ingenerato una rinnovata tensione politica quando la casa editrice Aram ne ha richiesto il nulla osta all’ufficio del ministero della Cultura turca.

Ritornando al caso specifico tedesco, sebbene il Pkk sia stato formalmente bandito dalla Germania nel novembre 1993 a seguito di diversi atti vandalici compiuti contro agenzie di viaggi, banche, ristoranti e alcune proprietà turche, l’attività di penetrazione della realtà curda locale per la polizia e per l’intelligence interna tedesca sono diventate via via più difficili a causa della forzata clandestinità dell’organizzazione, di una rinnovata attitudine aggressiva verso lo stato tedesco giudicato di parte dalle frange più estreme e di un aumento di simpatizzanti come effetto involontario del bando del Pkk.

E proprio la Germania appare trovarsi oggi in una difficile condizione di equilibrismo politico interno. Secondo lo Spiegel in Germania sarebbero presenti, oltre alla maggiore minoranza curda d’europa – circa 500.000 persone - ben 8.000 ultranazionalisti turchi denominati “lupi grigi”. A questo dato va poi aggiunta la costante crescita di esponenti politici di origine turca che stanno assumendo posizioni di rilievo in Germania.

Ma la dimensione degli attriti tuttavia non ha chiaramente solo un aspetto interno alla Germania. Solo nel luglio scorso infatti avvenne il sequestro da parte delle forze di guerriglia curda Hpg di tre cittadini tedeschi intenti a compiere una scalata sul monte Ararat, all’estremo confine orientale della Turchia. Il rapimento fu un gesto di ritorsione contro l’oscuramento della televisione satellitare curda denominata Roj Tv - operante da Belgio e Danimarca - in Germania. Ma in tal modo i separatisti curdi difficilmente persuaderanno il governo tedesco a venire incontro alle loro domande. Come ha ricordato il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier: "La Germania non può permettersi di essere ricattata in questo modo”.

FAI CLICK SU QUESTO LINK ED ESPRIMI LE TUE IDEE NEL FORUM