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| Anno 2008 | |
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A una delegazione delle Nazioni Unite in visita nel Paese degli aquiloni, il presidente Hamid Karzai ha esposto le sue perplessità circa l'operato delle truppe internazionali in Afghanistan. A suo dire "il mancato progresso delle missioni nel teatro afghano crea una situazione grave pericolo" e in aggiunta ha rilevato come l'atteggiamento di Washington e dei Paesi dell'Alleanza siano tali da creare un "governo parallelo" che mina fortemente l'autorità di Kabul e della figura del capo di Stato.
Davanti alla delegazione, Karzai non si è limitato a queste considerazioni. Ha annunciato la convocazione di una riunione indirizzata a tutti gli ambasciatori dei Paesi con truppe nelle regioni afghane. Si discuterà delle missioni militari che la comunità internazionale ha messo in atto. Per cominciare, quella del contingente Isaf a guida Nato con la presenza di circa 50mila unità, per poi passare a discutere, della missione Enduring Freedom degli Stati Uniti, che coinvolge circa 20mila militari. Come se non bastasse, il presidente afghano si è spinto oltre. E, per la prima volta, ha posto dei diktat alla comunità internazionale. "Senza perdere tempo" deve essere definito il calendario per il ritiro delle truppe straniere dal Paese e, con vigore, ha ripetuto di fermare immediatamente azioni militari aeree. In particolare nelle zone con alta densità di personale civile. Per finire, e senza troppi giri di parole, Karzai ha minacciato di intraprendere negoziati con i capi talebani. In questi termini, è verosimile che in futuro, il Mullah Omar possa diventare il principale interlocutore politico afghano. Karzai, sembra non essere il presidente di sempre con tali uscite. Tali prese di posizione lasciano, infatti, interdetti. Suona davvero strano che il presidente Karzai, figura politica voluta dagli americani, si esponga al punto tale di minacciare avvicinamenti ai capi talebani. Secondo quanto riferito dal suo portavoce, Homayun Hamidzada, il presidente avrebbe detto che "se non emergerà, una chiara idea di quanto durerà la guerra, il governo afghano non avrà altra scelta che cercare una soluzione politica trattando con i talebani". Assumendo per vero (e purtroppo lo è davvero!) che il Paese sia effettivamente nelle mani dei talebani. Sorge però qualche interrogativo. Come mai Karzai, che ha sempre preferito gestire il suo mandato politico come se fosse un sindaco, piuttosto che fare il presidente dell'Afghanistan, giunge a conclusioni del genere? E ancora, perché il presidente lancia delle proposte proprio ora che gli americani hanno messo in agenda un aumento del contingente in territorio afghano? Tutto ciò è molto strano. Quando le cose non girano per il verso giusto (è il caso della situazione afghana) e qualcuno lo nota, è sempre opportuno individuare, per poi correggere, quanto non funziona. Bene ha fatto, dunque, il presidente del Paese degli aquiloni a esternare le sue sensazioni e a convocare gli ambasciatori. Forse, però, poteva pensarci prima e muovere con maggiore tempismo. Ma forse, la chiave di lettura per un tale cambio di atteggiamento si può trovare, non senza un velo di pragmatismo politico, in un appuntamento politico del prossimo anno. Si scopre, allora, che il presidente si sta preparando alle elezioni presidenziali fissate per il 2009. E Karzai non è proprio amato nel suo Paese. Le comunità afghane più conservatrici (con maggiori proseliti) non sono dalla sua parte e dunque non lo voteranno. Questo crea al Presidente, uno svantaggio competitivo e la seria possibilità di non essere rieletto. E allora, cosa fare per restare al potere? Niente di meglio che cercare di cambiare linea politica per influenzare le convinzioni elettorali. Convinte le élite più influenti del Paese il gioco è fatto. Di questo Karzai ne è consapevole. In questi termini è opportuno allontanare la sensazione della sua presunta inefficacia nella lotta contro i talebani e contro i signori della guerra e al contempo fare la voce grossa con gli alleati. Il presidente Karzai sembra essere più attento ai voti dei talebani che all'amicizia americana. Nessuno si allontanerà dall'Afghanistan, tantomeno le truppe. Anche se il presidente del Paese, con le affermazioni citate, rischia di renderle truppe occupanti. I militari resteranno sul terreno, conviene a tutti. E di certo, se l'obiettivo è di trovare alternative al fallimento delle missioni militari, forse l'approccio di Karzai non è proprio il migliore. Il rischio è che il presidente perda le elezioni e il sostegno della comunità internazionale. Il gioco ne vale la candela?
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