Anno 2008

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Negli Usa di Barack Obama qualche cosa già bolle in pentola

Luca Carniel, 9 dicembre 2008

Sembra proprio che la situazione economica americana non volga al meglio. Disoccupazione, piani d'aiuto, interventi statali e crisi sono solo alcuni dei termini ricorrenti. Che cosa fare? Come uscire da questa fase? I dibattiti d'oltremare non offrono chiavi di lettura e soluzioni valide per rispondere agli eventi. E la pioggia di denaro da immettere in questo o quel settore è solo una panacea che i contribuenti si troveranno a pagare a prezzo salato senza risolvere le incongruenze di un sistema economico al tracollo.

Non passa sabato senza che nel discorso settimanale, il presidente-eletto statunitense, Barack Obama, in attesa di ricoprire pienamente la carica il prossimo 20 gennaio, non parli della situazione economica. E, come dargli torto? Sabato 5 dicembre, Obama ha avuto l'onestà di affermare che la situazione "prima di migliorare dovrà peggiorare". Forse ha intuito che è meglio essere sinceri anziché mentire.

Le prospettive per gli americani - e a cascata anche per gli altri Paesi - sono dunque peggiori di quanto ci si sarebbe potuti aspettare qualche mese fa. Ma, Obama ha l'abilità di infondere un rinnovato slancio quando dice "non vogliamo agire con i vecchi metodi utilizzati da Washington". E ancora: "Non ci accontenteremo di affogare il problema sotto i soldi". Il che lascia intendere che qualcosa di nuovo forse bolle in pentola.

Intanto, venendo ai dati, le strade percorribili per risanare l'economia statunitense sembrano essere poche. Nel mese di novembre la disoccupazione si è assestata al 7%, poco superiore a quella registrata nel mese di ottobre, pari a circa il 6,5%. Le percentuali hanno un profumo di epoche passate. Il volume dei disoccupati è paragonabile, mutatis mutandis, a quello dell'anno 1974. Circa 533mila posti di lavoro sono saltati. Tutti i settori ne sono stati colpiti: quello dei servizi, delle costruzioni e infine del manifatturiero. "Fired" è il termine secco con cui gli americani indicano il licenziamento. E le file di chi ha perso il lavoro e si mette in strada per cercarne uno, magari con un cartello attorno al collo, stanno davvero aumentando.

Barack Obama propone un piano, di cui i dettagli non sono ancora noti con precisione. L'obiettivo è creare due milioni di posti di lavoro. Se così fosse, tale programma sarebbe un vero toccasana e tutti sarebbero desiderosi di vederlo tramutato in realtà. Forse sarebbe opportuno non dare cifre per evitare di scottarsi se i risultati fossero differenti. Ma il pensare a un piano di risposta è già una grande cosa.

Intanto, si sta aprendo un'altra falla nel sistema: quella del settore auto. L'industria dell'auto è in crisi e gli amministratori delegati di General Motors, Ford e Chrysler chiedono allo Stato provvigioni per 34 miliardi di dollari. Le aziende dell'auto di Detroit rischiano di fallire e loro - ironia della sorte - non badano a spese. Arrivano alle riunioni con i jet personali. Che dire? Il sistema per ora lo permette e allora, perché rinunciare ai privilegi?. Democratici e repubblicani insieme metteranno nelle condizioni il Congresso americano di approvare sovvenzioni tra i 15 e i 17 miliardi di dollari. Non è molto, ma tali fondi dovrebbero essere sufficienti fino a fine gennaio. Poi si vedrà.

Creare posti di lavoro. Questo sarà il problema principale del prossimo inquilino della Casa Bianca. Altrimenti sarà il tracollo. Ogni piano, straordinario o meno, deve forzatamente essere mirato a creare forza lavoro. Questo Obama l'ha compreso. E, per questo il team dei democratici sta lavorando a quello che dovrebbe essere " il più grande investimento nelle infrastrutture nazionali da dopo la creazione del sistema autostradale federale negli anni 50".

Forse la chiave del rilancio sta negli investimenti sulle infrastrutture dunque, ma anche nel risparmio energetico, nel rinnovo delle connessioni ad alta velocità e nella sanità. Barack Obama insiste: "Se uno Stato non agisce rapidamente nell'investimento delle sue strade e dei suoi ponti, perderà le sue fondamenta" indicando anche altre misure che riguardano "la modernizzazione degli istituti scolastici e un grande sforzo per rendere più efficiente il risparmio energetico nelle scuole così come negli edifici federali in modo da risparmiare energia, ridurre i costi e creare più posti di lavoro".

L'accesso a Internet sarà ampliato, questo è certo. Sarà permesso ad ogni bambino di connettersi online. "Rinnoveremo le nostre autostrade dell'informazione, è inaccettabile che gli Stati Uniti siano al 15° posto nell'installazione di reti a banda larga" ripete Obama, ricordando come Internet sia dopotutto un'invenzione americana. La riforma del sistema sanitario sembra essere l'altro punto focale del piano di rilancio. L'intento è sempre quello di dotare i settori chiave di tecnologie necessarie per il risparmio energetico e l'informatizzazione dei dati per evitare errori e risparmiare miliardi di dollari ogni anno.

Obama non dà indicazioni precise sull'ammontare degli investimenti. Secondo indiscrezioni, i governatori federali sarebbero in attesa di finanziamenti per importanti investimenti già approvati nel settore stradale e nel trasporto su terra, del valore di circa 136milioni di dollari. Secondo le stime ogni miliardo di dollaro speso sarebbe in grado di creare 40mila nuovi posti di lavoro. Staremo a vedere.

Certo è che per ora le Borse sono in costante ribasso e le cose non girano bene. Per questo, anche il presidente in carica George Bush ha finalmente avuto il coraggio di dire che "l'economia americana è in recessione". Il monito è senza dubbio tardivo, ma almeno sincero.

Bush ha anche ricordato che le società dell'auto (un lavoratore su dieci lavora nel settore auto negli Usa) dovranno compiere delle "scelte difficili" non solo per sopravvivere ma anche per "crescere" in futuro. Bush ha aggiunto poi: "Sono preoccupato dalla sopravvivenza delle società automobilistiche", aggiungendo di essere altrettanto preoccupato dall'ipotesi che "soldi dei contribuenti vengano versati a quelle compagnie che potrebbero poi non sopravvivere". Forse era opportuno pensarci prima.

Insomma, vecchio e nuovo presidente stanno cercando di tamponare la situazione. Molte sono le parole. Per ora pochi e limitati i fatti. Comunque, tralasciando Bush e guardando al nuovo presidente Obama, forse qualche speranza si può avvertire.

Quando quest'ultimo dice che "non ci sono rimedi facili o veloci per superare questa crisi, che è covata per molti anni e che andrà peggiorando prima di poter vedere segnali positivi" ma al contempo aggiunge che "è tempo di rispondere con misure urgenti per riportare la gente al lavoro e per rimettere in carreggiata la nostra economia" sembra davvero di essere rinfrancati. Obama è davvero capace di pronunciare sante parole. Lo si attende alla prova dei fatti.

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