Anno 2008

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Russia, la questione dei SAM S-300 per l’Iran

Francesco Maria Cirillo, 14 ottobre 2008

È mistero sulla consegna di alcuni SAM S-300, arma anti missile di fabbricazione russa, a Iran e Siria. Nelle scorse ore il governo russo ha smentito le notizie secondo cui Mosca sarebbe stata in procinto di consegnare l’arma di difesa alle autorità di Teheran. “Abbiamo più volte ripetuto – ha affermato Andrei Nesterenko, portavoce del ministro degli Esteri Sergej Lavrov – che non intendiamo fornire simili armamenti a paesi che si trovano in regioni instabili”. Parole queste che dovrebbero scrivere la parola fine alle voci e soprattutto alle tensioni tra Russia e Israele, ma che tuttavia lasciano aperti numerosi interrogativi sulle reali intenzioni delle autorità russe.

Ad accendere gli animi, all’inizio di ottobre, è stato un comunicato dell’azienda di Stato Rosoboronexport in cui si annunciava l’avvio delle trattative con Damasco e Teheran per la vendita della sofisticata arma anti aerea destinata a ‘difendere’ i due Paesi da possibili raid di forze nemiche. La notizia ha suscitato forte apprensione a Gerusalemme tanto da far alzare subito i toni della protesta dei diplomatici israeliani. Solo con il summit bilaterale tenutosi a Mostra tra il presidente Dmitrij Medvedev e il presidente Ehud Olmert, le tensioni sono state appianate. Poche ore dopo il summit il ministero del Esteri ha ufficialmente smentito la vendita degli S-300 all’Iran, ma non alla Siria.

Ciò che sembra emergere con particolare forza dalla settimana di silenzi e tensioni tra i due paesi, tuttavia, è il ruolo da protagonista che l’asse Mosca-Teheran sta assumendo in antitesi alla presenza sempre più decisa degli Stati Uniti, Israele e alleati nell’area Mediorientale. La vendita dei SAM, secondo quanto appreso, sarebbe dovuta servire da deterrente per un’eventuale incursione aerea dei caccia israeliani in territorio iraniano e allo stesso tempo dare un’ulteriore segnale alla collaborazione Tblisi-Washington-Gerusalemme, collaborazione ritenuta una vera e propria interferenza da parte delle alte sfere del Cremlino nel controllo dei territori ex sovietici.

Non è un mistero, infatti, che le autorità militari di Israele avessero chiesto, nei mesi scorsi, l’autorizzazione agli Stati Uniti per compiere un blitz in territorio iraniano e colpire gli impianti nucleari della Repubblica Islamica. La notizia, pubblicata dal Guardian di Londra nelle scorse settimane, avrebbe scombussolato i piani dei militari israeliani, raffreddando per qualche tempo le reali possibilità operative nella zona e determinando allo stesso tempo il massimo stato d’allerta delle autorità iraniane. Con il concretizzarsi della minaccia di un attacco aereo, Teheran avrebbe deciso di chiedere aiuto a Mosca e installare nei quadranti strategici del Paese le postazioni mobili russe come deterrente per ogni eventuale piano d’attacco nemico.

Il Cremlino, a sua volta, sembra aver accolto di buon piglio la richiesta proveniente dai rappresentanti del presidente Mahmud Ahmadinejad, considerando presumibilmente l’offerta iraniana un’ulteriore occasione per ricoprire sempre più il ruolo di potenza ‘equilibratrice’ delle sorti asiatiche e mediorientali in contrasto agli alleati storici degli Usa.

Lo scoppio della guerra con la Georgia avrebbe poi accelerato il processo decisionale degli strateghi moscoviti in favore delle trattative finalizzate alla vendita dei SAM. Durante il blitz dell’agosto scorso l’esercito russo si è spinto ben oltre i confini delle due regioni indipendentiste, ovvero Abkhazia e Ossezia del Sud, arrivando a occupare parte del territorio georgiano. Durante le controffensiva i militari dell’esercito russo hanno occupato anche alcune basi aeree di Tblisi rinvenendo, con grande soddisfazione e poco stupore, alcuni drone israeliani ritenuti dagli stessi addetti ai lavori alcuni tra i più interessanti fiori all’occhiello della tecnologia aeronautico-militare di Gerusalemme.

Il ritrovamento di tali aerei senza pilota, oltre che fare gola agli apparati tecnologici russi, avrebbe dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio la partecipazione attiva delle forze israeliane all’addestramento e al rifornimento delle truppe georgiane in cambio della piattaforma strategica funzionale al possibile assalto all’Iran. Secondo fonti ritenute vicine al Mossad un eventuale raid contro le postazioni nucleari iraniane, con decollo dal suolo ex sovietico, permetterebbe ai caccia israeliani di raggiungere gli obiettivi strategici in minor tempo e soprattutto con minore probabilità di essere intercettati dagli attuali sistemi di difesa antiaeree di Teheran.

Con l’acquisto e la messa in operatività del sistema SAM S-300, invece, i tempi di individuazione e intercettazione dei cacciabombardieri israeliani diverrebbero di gran lunga più brevi, bloccando o quanto meno rinviando di fatto ogni ipotesi realistica di azione diretta da parte delle forze israeliane. Secondo voci rigorosamente ufficiose, l’incontro fra il presidente russo Serghei Medvedev e il premier dimissionario dalla Knesset Ehud Olmert, avrebbe avuto al centro del dibattito proprio la possibile consegna del sistema antimissile all’Iran. Sembra chiaro, tuttavia, che la Russia abbia chiesto come contropartita al raffreddamento della trattative con l’Iran, Paese comunque ritenuto vicino se non alleato di Mosca, l’immediata sospensione dell’addestramento delle forze armate georgiane da parte di Israele.

Molte, dunque, sono le incognite che regnano nell’area mediorientale e asiatica. Una delle poche certezze, tuttavia, sembra relativa al ruolo di crescente rilievo giocato della Russia come superpotenza ormai di carattere regionale. Gli accordi siglati di recente con - tra gli altri - India, Venezuela, Siria e Iran relativi alla consegna di armamenti, dai sommergibili ai caccia passando per le armi di difesa antiaerea, giocherebbero un ruolo di primo piano nella strategia russa non solo in relazione anti americana, ma soprattutto in funzione egemonica sull’intera area di influenza ex sovietica.

Se l’Iran rappresenta una potenza indiscussa in Asia e in Medioriente, per i suoi strettissimi legami con i centri di potere dei principali stati del quadrante, la Russia continua a ricoprire il ruolo di indiscusso alleato strategico per tutti quei paesi che vogliono contrastare la politica Usa e quella dei suoi alleati. E il silenzio di Mosca sulla possibile consegna dei SAM alla Siria sembra confermare tale strategia operativa attuata dalle autorità russe.

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