Anno 2008

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Il processo ai due generali di Nassiriya

Alberto Ficuciello, 18 dicembre 2008

Fortunatamente alcuni solerti giornalisti hanno voluto e saputo esprimersi sulla proposta di condanna che il Pubblico Ministero ha chiesto recentemente per i Generali Lops e Stano, nel procedimento - con rito abbreviato - in atto contro di loro per i fatti del 12 novembre 2003 a Nassiriya.

Dico fortunatamente per un paio di ragioni. Anzitutto perché essi hanno rotto un silenzio che sarebbe stato assordante, specialmente in un Paese dove l’unghia incarnita di un calciatore provoca logorroici interventi con ogni mezzo d’informazione. Nessuno parla invece di un caso come questo, un processo contro due bravissimi Ufficiali dell’Esercito, additati alla pubblica opinione come i responsabili di quella infausta giornata. Due Comandanti sul campo con la responsabilità di condurre un’operazione militare delicatissima nella incertezza di un mandato ambiguo che mescolava i fini con le modalità.

E poi perché - soprattutto - leggendo in sistema gli articoli di Mario Cervi (Il Giornale, 4.12.08), Gianandrea Gaiani (Libero, 4.12.08), Toni Capuozzo (Il Foglio, 5.12.08) e Piero Laporta (Italia Oggi, 5.12.08), se ne ricava un quadro piuttosto completo che consente di riflettere sui molteplici aspetti di una vicenda assai complessa, dove forse i due Ufficiali rischiano di diventare le vittime sacrificali più incolpevoli ed inermi di fronte alla pubblica opinione.

Personalmente non mi è stata offerta la possibilità di leggere neppure una parola dei documenti ufficiali né tantomeno degli atti processuali: per ottenere ciò mi sarei dovuto costituire parte civile, cosa che non ho fatto di proposito perché non mi pare giusto che siano colpevolizzati questi due Colleghi onesti, capaci, coraggiosi e generosi.

E leggendo anche soltanto gli articoli di stampa citati non mi pare che occorra una esperienza professionale specifica, nazionale ed internazionale, di Stato Maggiore e di Comando (come la mia…), per confidare nella serena capacità di un verdetto illuminato che possa rendere chiarezza oltre che giustizia e soprattutto (usando le parole di Mario Cervi) che non immiserisca quel sacrificio di sangue che ha sconvolto l’Italia.

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